PICCOLI GRANDI LIBRI   Giovanni Dutto  Christopher Hayden
LECTIO DIVINA

EFFATA' EDITRICE 1998

Presentazione (Paolo Angheben)

LECTIO DIVINA (Giovanni Dutto)

Introduzione
La grazia "Vaticano II"
La Parola di Dio
La storia della Lectio Divina
L'ingranaggio dei gradini
Lectio
Meditatio
Oratio
Contemplatio
Communicatio
La mensa della Parola e del corpo di Cristo
Incoraggiamento alla Lectio Divina
Il popolo di Dio fa Lectio Divina
Gesù maestro guida la Lectio Divina
Maria Lectio Divina vivente
A scuola di Lectio Divina da Maria

ESEGESI E LECTIO DIVINA (Christopher Hayden)

 

La mensa della Parola e del corpo di Cristo

Parola ed Eucarestia

Esiste un parallelo stretto tra Parola ed Eucarestia che confluiscono, anzi, in un'unica realtà. Come ha ribadito il Concilio Vaticano II,

«la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane della vita dalla mensa, sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli» (Vaticano II, DV 21).

Anche quando invita a dedicarsi assiduamente allo spirito e alla pratica della preghiera, la Chiesa invita a farlo «attingendoli dalla fonte genuina della spiritualità cristiana: la Parola di Dio e l'Eucarestia» (Vaticano II, PC 6).

Anche Giovanni Paolo II afferma che

«la vita è sospesa tra due vertici: la Parola di Dio e l'Eucarestia. È la Parola di Dio il punto di partenza, una parola che chiama, che invita, che personalmente interpella, come accadde agli apostoli. Quando una persona è raggiunta dalla Parola, nasce l'obbedienza, cioè l'ascolto che cambia la vita. Ogni giorno ci si nutre del pane della Parola. Privati di esso si è come morti e non si ha più nulla da comunicare ai fratelli, perché la Parola è Cristo! Anche quando si canta con la comunità la preghiera che santifica il tempo, si continua la sua assimilazione della Parola. La ricchissima innografia liturgica, tipica delle chiese dell'Oriente cristiano, non è che la continuazione della Parola letta, compresa, assimilata e finalmente cantata: quegli inni in gran parte sono delle sublimi parafrasi del testo biblico. Al culmine di questa esperienza orante sta l'Eucarestia, l'altro vertice indissolubilmente legato alla Parola, in quanto luogo nel quale la Parola si fa carne e sangue» (cfr. «Orientale lumen»,10).

Parola come cibo

Ad Ezechiele fu dato il rotolo della Scrittura e gli fu ordinato: «Mangia quèsto rotolo. Poi va' e parla al popolo. [...] Mangiai: era dolce come il miele» (Ezechiele 3,1-3).

Anche Giovanni, sull'isola di Patmos, fece una simile esperienza: «Va', prendi il libro [...] Prendilo e divoralo. Lo divorai: in bocca lo sentii dolce come il miele, e ne sentii nelle viscere tutta l'amarezza» (cfr. Apocalisse 10,8-10).

Gesù definì «cibo» la sua missione di rivelare il Padre: «Ho un altro cibo. [...] Il mio cibo è fare la volontà di Dio che mi ha mandato e compiere la sua opera fino in fondo» (Giovanni 4,32.34). E una volta equiparò la Parola al cibo: «Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che viene da Dio» (Matteo 4,4).

Guigo il certosino ha applicato questa immagine alla Lectio Divina quando ha scritto:

«La Lectio porta alla bocca cibo solido, la Meditatio lo mastica, l'Oratio ne viene a conoscere il sapore, la Contemplatio è la dolcezza stessa».

I Padri della Chiesa gli fanno eco: «La Scrittura è nostro cibo e nostra bevanda» (San Gregorio Magno); «La Parola di Dio è la manna che ha in sé ogni sapore» (San Bernardo).

Commenta Jean Leclercq:

«Questa ripetuta masticazione delle parole divine è richiamata dal tema della nutrizione spirituale: i termini si ispirano allora all'azione del mangiare e del digerire, in particolare a quella forma di digestione propria dei ruminanti: così la lettura e la meditazione sono talvolta designate con la parola ruminatio. Meditare significa aderire strettamente alla frase che si ripete, pesarne tutte le parole per giungere alla pienezza del loro senso: significa assimilare il contenuto di un testo per mezzo di una specie di masticazione che ne fa gustare il sapore».

Ascoltare la Parola e mangiare il Corpo di Cristo

Ecco il modo di accogliere il mistero pasquale e di entrare nell'Alleanza nuova ed eterna.

Noi riceviamo entrambi. La Parola e il Pane eucaristico sono il dono che «viene dal cielo»: la «Parola viene da Dio» (cfr. Matteo 4,4) così come «il Pane viene dal cielo» (cfr. Giovanni 6,31.32.33. 50.51). Il termine «ricevere» esprime in modo molto efficace che l'iniziativa è di Dio ed è Lui l'unico soggetto della Historia Salutis.

L'Eucarestia ci è stata donata durante la cena pasquale, in un contesto dove è messo in grande rilievo il banchetto: si tratta di una vera e propria mensa, sia nella istituzione che nella tradizione ecclesiale. Sono presenti tutte le espressioni del banchetto: tavola, tovaglie, suppellettili e, soprattutto, il cibo e la bevanda. Le parole di Gesù risuonano inequivocabili: «Prendete e mangiate»; «Prendete e bevete».

La parola che il capitolo 6 di Giovanni ripete con maggior insistenza è «mangiate». I verbi greci che traducono l'invito di Gesù a mangiare sono "trogein" e "fagein", che significano letteralmente "masticare con i denti". Sembra quasi che Gesù temesse di essere interpretato in forma metaforica!

Se Parola e Corpo di Cristo vanno mangiati, significa che va accolta la legge della assimilazione: il cibo è per la nutrizione e, contemporaneamente, la nutrizione avviene se il cibo è assimilato. Solo così ottiene il suo scopo.

Nella legge biologica della nutrizione, il cibo deve perdersi. Non può mantenere la sua identità. Diventa colui che lo mangia. Se ciò non avvenisse, sarebbe l'indigestione e l'avvelenamento. Invece di portare energia e vita, procurerebbe la morte.

Nella legge della Historia Salutis, il cibo della Parola e il cibo del Pane del cielo seguono la stessa legge della assimilazione. Con la differenza che si produce un capovolgi mento dei ruoli: è l'uomo a doversi perdere e a doversi lasciare trasformare! Noi «riceviamo» l'iniziativa di Dio che, secondo una frase assai incisiva di Sant' Agostino, ci rivolge queste parole:

«Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me».

Assimilazione significa che i due diventano uno e San Leone Magno avverte: «Noi diventiamo quello che riceviamo».

Si fa Comunione, quindi, mediante il Corpo di Cristo, così come mediante la sua Parola!

Incoraggiamento alla Lectio Divina

Nello spirito della Chiesa c'è sempre un inestinguibile ottimismo, nella convinzione che la Parola può guarire ogni disordine, può ricostruire ogni speranza, può rinnovare ogni persona.

Ha fatto questo il Signore Dio facendosi uomo, morendo, risorgendo e salendo al cielo per la salvezza del mondo. Dio-Parola ha fatto questo e continua ad attuare il suo mistero d'amore fino a che sarà «tutto in tutti», per la vita eterna.

All'uomo non resta che "ascoltare" questa Parola, fare Lectio Divina e lasciarsi divinizzare. È la fatica che gli è richiesta. Ci sono infatti difficoltà, a volte inconsce, che arrestano il cammino della Parola di Dio. A partire dal Vaticano Il si sono riaccesi interesse ed entusiasmo per la Lectio Divina. Ma la sua conquista individuale può essere laboriosa, perché tocca così profondamente la vita da spingerci alla difesa.

È significativo, a questo proposito, un dialogo riportato nei Detti dei Padri del deserto:

«Una vergine si presentò ad un anziano del deserto per verificare la sua vita spirituale. Gli disse: "Abba, ho digiunato duecento settimane, ho imparato l'Antico e il Nuovo Testamento. Che cosa mi resta ancora da fare?"

L'anziano le chiese: "Che frutto ne hai ricavato? Per te il disprezzo è come l'onore?"

Rispose: "No".

"Consideri la perdita come il guadagno; gli estranei come tuoi parenti secondo la carne; l'indigenza come l'abbondanza?"

Rispose: "Proprio no",

Allora l'Abba disse: "Dunque non hai digiunato e non hai imparato l'Antico e il Nuovo Testamento, ma inganni te stessa!"»

Ci si può illudere. D'altronde, la Lectio Divina è una novità che la Chiesa ha riscoperto oggi. Persino può essere pregiudiziale l'avere conservato il nome della Lectio Divina, ad esempio in qualche tradizione monastica.

Lo stesso Guigo il certosino ha scritto che «quattro situazioni possono distrarci da questi gradini: una necessità inevitabile; l'utilità di un'azione volta al bene; l'incapacità propria dell'uomo; la vanità che viene dal mondo». E ne dà lui stesso un giudizio: «La prima è scusabile; la seconda tollerabile; la terza degna di compassione; la quarta deplorevole».

Queste situazioni, oggi, potrebbero essere identificate così:

- intensi ritmi di lavoro: manuale, culturale, pastorale. Oggi tutti si sentono oberati da impegni personali, familiari e sociali;

- l'invasione dei mezzi di comunicazione sociale, che sempre recano in casa le realtà mondane della politica, dell'economia, degli spettacoli...;

- lo stimare più importanti altre iniziative spirituali e altre devozioni, a volte radicate su una lunga tradizione e che già in qualche modo si rifanno alla Sacra Scrittura. L' Opus Dei, ad esempio, lentamente venne a privilegiare il salmodiare sulla stessa Lectio Divina;

- la mancanza di chiarezza e di unanimità nel parlare. La Lectio Divina è a volte presentata solo come un metodo di vita spirituale e non come l'autentico modo di mettersi in ascolto di Dio. Si sente dire che esistono molti metodi per fare Lectio Divina, mentre di fatto la Parola compie un unico cammino. I singoli passaggi vengono sovente descritti con angolature differenti e, allora, non se ne comprende l'esatto significato. C'è poi un pregiudizio molto nocivo, quando i passaggi della Parola sono visti come una struttura obbligante, contraria all'innata nostra spontaneità. La difficoltà più grande viene, soprattutto, dal fatto di interrompere il tragitto della Parola, che è come un seme che mette le radici, lo stelo, la spiga sullo stelo, i chicchi nella spiga. È facile fermarsi al primo o al secondo gradino. È troppo facile non sperimentare l' Oratio e, soprattutto, la Contemplatio. Anche per quanto riguarda la Communicatio, tanti gruppi parrocchiali e tante comunità hanno buona intenzione di praticarla, ma con il rischio che la loro condivisione non vada oltre la Lectio, se mettono in comune soltanto elementi di commento del testo scelto e non giungono ad una vera comunione d'anima.

San Giovanni Crisostomo ci incoraggia così:

«Diamoci alla lettura del Testo sacro! Esso ti libera dalla tristezza, ti stabilisce nella gioia, pianta la virtù, non permette che nel frastuono della vita tu venga travolto dai flutti».

Il popolo di Dio fa Lectio Divina

Neemia 8, 1-12

1 Nel settimo mese tutti gli abitanti della Giudea partirono dalle loro città e si radunarono tutti a Gerusalemme nella piazza davanti alla porta delle Acque. Esdra, esperto nella legge data agli Israeliti dal Signore, fu incaricato di portare il libro della legge di Mosè. 2 Il sacerdote Esdra lo portò davanti all'assemblea, composta di uomini, donne e bambini in grado di capire. Era il primo giorno del settimo mese. 3 Dall'alba fino a mezzogiorno Esdra lesse il libro davanti a quella folla nella piazza della porta delle Acque.
Tutti ascoltavano, con attenzione. 4 Esdra, l'esperto nella legge, stava su una pedana di legno costruita per l'occasione. […]
5 Quando Esdra, che era ben visibile da tutti, aprì il libro, il popolo si alzò in piedi. 6 Esdra lodò il Signore, il grande Dio, e tutti alzarono le mani e risposero: «Amen, Amen!». Si inchinarono fino a terra per adorare il Signore.
7 Poi si rialzarono e alcuni leviti spiegarono al popolo la legge. […]
8 I leviti leggevano alcuni brani della legge di Dio, li traducevano e li spiegavano per farli comprendere a tutti. 9 La gente sentì quel che la legge richiedeva e si mise a piangere. Allora intervennero il governatore Neemia, il sacerdote Esdra, esperto nella legge, e i leviti che davano le spiegazioni. Essi dissero al popolo: «Questo è un giorno santo, è il giorno del Signore vostro Dio; non dovete essere tristi e piangere».
10 Esdra aggiunse: «Dovete far festa, preparate un buon pranzo con buone carni e buon vino e mandate una porzione a chi non ne ha. Oggi è un giorno consacrato al Signore. Non dovete essere tristi, perché la gioia che viene dal Signore vi darà forza».
11 Anche i leviti incoraggiarono il popolo: «Non siate preoccupati: oggi è un giorno santo, non dovete esse: re tristi».
12 Tutti allora andarono a mangiare e condivisero quello che avevano. Fecero una grande festa, perché avevano capito il senso delle parole ascoltate.

LECTIO
(che cosa dice la Parola in sé)

+ Nel 538, Ciro pone termine all'esilio babilonese per il popolo ebraico che, a partire da quel momento, si impegna nella propria ricostruzione civile e spirituale. Viene ritrovato il Libro: il sacerdote Esdra e il governatore Neemia organizzano una solenne "Liturgia della Parola". La Parola ridona la consapevolezza della elezione, infonde idee e unità per la ricostruzione.

+Quella lettura è un'autentica Lectio Divina:
+
c'è un ambone: «stava su una pedana di legno» (v. 4), cioè leggeva dall'alto;
+ se ne fa lettura distinta e prolungata (cfr. v. 3);
+ si legge il Libro e lo si commenta (cfr. v. 8);
+ l'assemblea ascolta «con attenzione» (v. 3).

MEDITATIO
(che cosa dice la Parola oggi e a me)

+ La Legge è «data agli Israeliti dal Signore» (v. 1): è loro!
+ Il popolo si sente l'interlocutore di Dio, il popolo eletto cui Egli parla: «La gente sentì quel che la legge richiedeva» (v. 9).
+ Il popolo riconosce la propria vita errata e decide di vivere tutte le Parole ascoltate nuovamente.

ORATIO
(che cosa mi fa dire la Parola)

Riparazione

 

«Alzarono le mani e risposero: "Amen, Amen!" Si inchinarono fino a terra per adorare»(v. 6). Si misero a piangere perché avevano smarrito e trascurato la Parola (cfr. v. 9).
Ringraziamento Il loro pianto esprime commozione perché Dio si fa trovare e continua a parlare.
Richiesta dello Spirito Il pianto esprime anche il desiderio di capire e vivere nuovamente della Parola.

CONTEMPLATIO
(«Il Signore parla
e tutto è fatto, comanda e tutto esiste» [Salmo 32,9])

+ Il banchetto indica comunione rinnovata e raggiunta: «È il giorno del Signore!» (v. 9); «La gioia che viene dal Signore vi darà forza» (v. 10); «Oggi è un giorno santo: dovete far festa» (cfr. v. 11).

COMMUNICATIO
(destinatario della Parola è il popolo di Dio)

+ «Tutti allora andarono a mangiare e condivisero quello che avevano. Fecero una grande festa, perché avevano capito la Parola» (cfr. v. 12).

Gesù maestro guida la Lectio Divina

Luca 4, 14-21

14 Poi Gesù ritornò in Galilea e la potenza dello Spirito Santo era con lui. In tutta quella regione si parlava di lui. 15 Egli insegnava nelle sinagoghe degli Ebrei, e tutti lo lodavano.
16 Poi Gesù andò a Nazaret, il villaggio nel quale era cresciuto. Era sabato, il giorno del riposo. Come al solito Gesù entrò nella sinagoga e si alzò per fare la lettura della Bibbia. 17 Gli diedero il libro del profeta Isaia ed egli, aprendolo, trovò questa profezia:
18 Il Signore ha mandato il suo Spirito su di me. Egli mi ha scelto per portare il lieto messaggio ai poveri.
Mi ha mandato per proclamare la liberazione ai prigionieri
e il dono della vista ai ciechi,
per liberare gli oppressi,
19 per annunziare il tempo nel quale il Signore sarà favorevole.
20 Quando ebbe finito di leggere, Gesù chiuse il libro, lo restituì all'inserviente e si sedette. La gente che era nella sinagoga teneva gli occhi fissi su Gesù. 21 Allora egli cominciò a dire: «Oggi si avvera per voi che mi ascoltate questa profezia».

LECTIO
(che cosa dice la Parola in sé)

- È il primo ritorno di Gesù a Nazaret «nella potenza dello Spirito» (cfr. vv. 14.18).
- Gesù insegnava (cfr. v. 15); si levò per leggere (cfr. v. 16); disse (cfr. v. 21): la Parola è identificata con Gesù e Gesù la legge. Legge se stesso.
- «Ha mandato me, per evangelizzare i poveri»: Gesù racconta la Historia Salutis, riassunta in Isaia 61.
- L'assemblea (= l'umanità) gode dell'ascolto: con gli occhi fissi su di Lui (cfr. v. 20).
- Disse: «Oggi è adempiuta questa Scrittura» (cfr. v. 21).

MEDITATIO
(che cosa dice la Parola oggi e a me)

+ La comunità di Nazaret è protagonista. Gesù parla proprio a loro. Gli occhi fissi esprimono l'assimilazione.

ORATIO
(che cosa mi fa dire la Parola)

Riparazione Gli occhi fissi indicano che essi comprendono la novità: la Parola li traghetta dall'Antico al Nuovo Testamento, come il popolo ebraico è passato, attraverso le acque dall'Egitto, all'Alleanza. Si tratta di una conversione radicale.
Ringraziamento Gli occhi fissi esprimono anche riconoscenza, meraviglia, stupore.
Richiesta dello Spirito Gli occhi fissi dicono, infine, il desiderio che il Maestro parli. Lo Spirito del Signore è con Lui!

CONTEMPLATIO
(
«Il Signore parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste» [Salmo 32,9])

+«Oggi» (v. 21): c'è una realtà nuova! La salvezza è attuata, la liberazione è avvenuta.

COMMUNICATIO
(destinatario della Parola è il popolo di Dio)

- Sinagoga: assemblea, riunione, condivisione.
Gesù ammaestra l'assemblea, il popolo.