PICCOLI GRANDI LIBRI   Giovanni Dutto  Christopher Hayden
LECTIO DIVINA

EFFATA' EDITRICE 1998

Presentazione (Paolo Angheben)

LECTIO DIVINA (Giovanni Dutto)

Introduzione
La grazia "Vaticano II"
La Parola di Dio
La storia della Lectio Divina
L'ingranaggio dei gradini
Lectio
Meditatio
Oratio
Contemplatio
Communicatio
La mensa della Parola e del corpo di Cristo
Incoraggiamento alla Lectio Divina
Il popolo di Dio fa Lectio Divina
Gesù maestro guida la Lectio Divina
Maria Lectio Divina vivente
A scuola di Lectio Divina da Maria

ESEGESI E LECTIO DIVINA (Christopher Hayden)

 

LECTIO DIVINA

  L'ingranaggio dei gradini  

L'unitarietà della scala è oggi una realtà recuperata, anche perché la vita dell'uomo aspira all'unità. Come ha scritto Ugo di San Vittore:

«Tutta la Scrittura costituisce un solo Libro e questo unico libro è Cristo: infatti tutta la Scrittura. parla di Cristo e trova in Cristo la sua pienezza».  

La Lectio Divina abbraccia tutto l'arco della vita spirituale e comprende in sé, armonicamente, tutti i suoi aspetti. È la trattazione più completa della preghiera:

- Lectio: lettura della Parola. La preghiera scaturisce dalla Parola.

- Meditatio: orazione mentale. La preghiera ripensa la vita come viene illuminata dalla Pa­rola.

- Oratio: la preghiera, nella novità della Parola,
«ripara», «ringrazia - loda», «richiede lo Spirito Santo».

- Contemplatio: la preghiera del cuore (o contemplazione) mette la persona a totale disposizione di Dio.

- Communicatio: la preghiera ecclesiale, liturgica, comunitaria, familiare. La preghiera riflette la Trinità nella comunità orante.

«Quando io ho scoperto questo modo di pregare», racconta Monsignor Mariano Magrassi, «tutto è diventato estremamente semplice nella mia vita di preghiera e non so più usarne altri. Nel noviziato ci hanno insegnato altri metodi e mi sono sforzato di utilizzarli, ma con scarsissimo frutto; con molto sforzo, forse anche con un po' di merito, ma con poca gioia. Quando ho scoperto il metodo della Lectio Divina, allora pregare mi è diventato facile, anche nei momenti difficili».  

Il Vangelo stesso delinea il progresso di questo itinerario, distinguendo tra:

- coloro che «ascoltano la Parola e la comprendono» (Matteo 13,23). È la Lectio ;

- coloro che «ascoltano la Parola e la accolgono» (Marco 4,20). Sono la Meditatio e l'Oratio;

- coloro che «ascoltano la Parola con cuore buono e perfetto e la custodiscono» (Luca 8,.1 5). È la Contemplatio : la Parola dimora nell'uomo e approda alla vita.

   Di conseguenza, si può ridurre tutta la vita cristiana alla Lectio Divina e questa era già la convinzione di Guigo il certosino:

«Questi gradini sono così legati tra di loro e si prestano un servizio scambievole in modo tale che i primi poco o nulla servono senza i seguenti e i seguenti senza i primi non si possono raggiungere mai o molto di rado.

A che giova infatti occupare il tempo in una lettura continua, avere sempre in mano vite e scritti di santi se masticando e ruminando quanto leggiamo non ne traiamo il succo e lo facciamo penetrare nelle nostre profondità, in modo da considerare alla loro luce la nostra vita e da cercare di fare quelle opere di cui ci piace sentir parlare? Ma come rifletteremo a tutto questo e come potremo badare di non trasgredire, meditando cose vane e inutili, i limiti fissati dai santi padri se non saremo prima istruiti su questo o per scritto o oralmente? [...] E ancora: che giova all'uomo se, pur vedendo nella meditazione ciò che è da farsi, non è in grado di compierlo con l'aiuto della preghiera e con la grazia di Dio?

Perciò, affinché la meditazione sia fruttuosa è necessario che segua una fervida preghiera di cui la dolcezza della contemplazione si può considerare quasi un effetto» (Scala claustralium, XIII) .

I gradini sono concatenati tra loro. Ognuno precede l'altro non solo cronologicamente, ma anche per ordine di causalità. La Lectio offre il materiale che la Meditatio assimila. L'Gratio si rivolge a Dio con tutta la forza e la Contemplatio possiede la Parola che si compie e inabita. È importante vederne la naturalezza. È come la crescita di uno stelo dal seme (cfr. Marcp 4,28) e come il traguardo raggiunto percorrendone il tragitto.

Scrive sempre Guigo:

«Da ciò possiamo concludere che la lettura senza la meditazione è arida, la meditazione senza la lettura soggetta ad errore, la preghiera senza la meditazione tiepida, la meditazione senza la preghiera priva di frutti. La preghiera permette di raggiungere la contemplazione. Il raggiungimento della contemplazione senza la preghiera è raro o miracoloso» (Scala claustralium, XIX).

  Lectio  

« La Lectio è lo studio attento delle Scritture fatto con uno spirito tutto teso a comprenderle»(Guigo II).

Dio si rivela nel Libro: la Lectio consiste nell'accostarvisi direttamente per esserne evangelizzati. «Disce cor Dei in verbis Dei (Conosci il cuore di Dio nella parole di Dio)», invitava a fare San Gre­gorio Magno.

   Tutto parte dalla fede, come attestano vari passi della Scrittura e dei documenti della Chiesa:

«A Dio che rivela è dovuta l'obbedienza della fede (cfr. Romani 16,26), con la quale l'uomo si abbandona a Dio tutt'intero liberamente,prestandogli il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà (cfr. Vaticano I, «Dei Filius» ,2) e acconsentendo alla rivelazione data da Lui» (Vaticano II, DV 5).

La fede è il clima generale della Lectio Divina, nella quale avviene qualcosa di sorprendente: Dio parla alle sue creature. Si tratta di un avvenimento dal quale può dipendere il corso della vita. Il diacono, ad esempio, prima di proclamare il Vangelo chiede la benedizione ed il sacerdote ripete le parole di Isaia: «Purifica il mio cuore e le mie labbra perché possa annunciare degnamente il tuo Vangelo» (cfr. Isaia 6,7). È l'atto di fede che mette in ascolto del Cielo, come confermano le acclamazioni pronunciate dopo le letture durante la Messa : «Parola di Dio!»; «Parola del Signore!».

Per Lectio, dunque, si intendono innanzitutto la proclamazione e l'ascolto della Parola, come nella liturgia della Chiesa, nella preghiera della comunità o in quella privata. Significa «attingere direttamente dalle sorgenti della spiritualità cristiana» (Vaticano II, PC 6).

Convenzionalmente si connette a questa Lectio diretta anche ogni accostamento indiretto, tramite commenti di vario tipo, come ricorda Jacques Leclercq:

«Per i monaci dell'antichità e del medioevo, la Bibbia non può mai essere isolata dai commentari che di essa hanno dato, in qualsiasi epoca, coloro che sono stati dei Padri della Chiesa».

La sola Scrittura, tuttavia, come ammonisce il Concilio Vaticano II, non può bastare:

«Dio ha parlato per mezzo di uomini e alla loro maniera. Si deve cercare con attenzione che cosa gli agiografi realmente hanno inteso dire e che cosa Dio ha voluto manifestare con la loro parola» (Vaticano II, DV 12).

Dio ha parlato ad un popolo concreto, immer­so nella propria cultura. Si è adattato alla mentalità del popolo eletto, per farsi capire, intendendo però rivolgersi a tutta la famiglia umana. Non basta, quindi, tradurre le parole dalla lingua umana usata da Dio. Bisogna tradurre anche la mentalità di quel popolo. Ad esempio, per stringere la sua alleanza con il popolo ebraico, Dio ha adottato il giuramento nel sangue. A noi occidentali questo gesto può non dire nulla: occorre tradurre sia le parole che il significato del gesto.

La Lectio , pur avendo come principale oggetto la Scrittura , abbraccia quindi anche con larghezza i Padri, la Tradizione , gli esempi e la dottrina dei Santi, la riflessione sempre viva della Chiesa nei secoli. La Bibbia , dunque, è il libro della Lectio, ma si possono utilizzare anche altri libri che ne favoriscano una «più profonda comprensione» (cfr. Vaticano II, DV 8,23) e ne siano come il commento.  

La Lectio , inoltre, coinvolge tutte le nostre facoltà. Le possiamo coordinare attorno a tre atteggiamenti: leggere con attenzione, con la testa, con il cuore.  

Leggere con attenzione

È l'attività più impegnativa e nobile della nostra vita e richiede anche un accurato comportamento umano: il Libro stesso merita di essere intelligentemente scelto e custodito. La Chiesa , nella liturgia, lo incensa e lo bacia.

Il Beato Giuseppe Allamano raccomandava di tenerlo bene, non abbandonato nel disordine, mai trascurato tra altri libri o suppellettili, e insisteva perché fosse trattato con rispetto e venerazione. San Francesco d'Assisi, da parte sua, si preoccupava che persino i pezzi di carta, dove fossero scritti i nomi e le parole del Signore, venissero raccolti e collocati in luoghi decorosi.

Oggi esistono tante e diverse traduzioni ed edi­zioni della Bibbia, alcune delle quali molto invitanti sia per il linguaggio che per la veste tipografica. La scelta va guidata verso opere fatte bene.

L'ordine abbraccia anche il tempo della lettura, che va prestabilito e preparato. Possono avere importanza anche il luogo e la compostezza. Esorta Sant' Ambrogio:  

«Perché non spendi tutto il tempo che puoi sulla sacra Scrittura? Non sai che è stare con Cristo? Non è forse come fargli visita? Non è mettersi alla sua scuola? Ascoltiamo veramente Cristo, quando leggiamo!»

L'attenzione riguarda in modo particolare la lettura stessa: la lentezza, la calma, le pause sono fattori decisivi, sia per la lettura privata che per quella liturgica.

Tutto questo avvia verso l'ascolto, che è l'atteggiamento ideale con il quale porsi di fronte alla Parola: l'ascolto appartiene alla lettura, scriveva Guigo II. L'ascolto è soprattutto un atteggiamento interiore, che comprende anche la purezza del cuore («Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio», Matteo 5,8), la semplicità («Ti sei rivelato ai piccoli», Luca 10,21), la docilità allo Spirito e alla Chiesa. L'ascolto è proprio dell'anima mariana: «Mia madre... è chi ascolta la Parola e la mette in pratica» (Luca 8,21); «Maria ponderava queste cose, meditandole nel suo cuore» (Luca 2,19.51); «La tua Parola si compia in me» (Luca 1,38).

Afferma B. Baroffio in un libro dedicato alla Lectio Divina:

«Quando si legge la Scrittura , bisognerebbe fare in modo che l'unica preoccupazione sia quella di ascoltare la parola del!' Amico. Il sentire la voce di una persona amata dona gioia anche al di là del contenuto delle parole e della loro comprensione».  

Leggere con la testa  

Sant' Agostino osservava un giorno Sant'Ambrogio che, dopo una giornata di intenso lavoro, affamato di cibo spirituale, si era ritirato in un angolo quieto, e annotava nelle Confessioni:

«Mentre leggeva, i suoi occhi scorrevano le pagine e la sua mente ne scrutava il significato. La sua lingua e la sua voce erano ferme» (6,3).  

E Guigo II scrive, sempre a proposito della Lectio:

«È come un grappolo d'uva. L'anima, dopo aver­la osservata e scrutata con diligenza, dice tra sé: "Qui può esserci qualcosa di buono. Rientrerò nel mio cuore e mi impegnerò a capire e trovare questa mondezza: questa cosa infatti è preziosa e desiderabile".

Incomincia così a masticare e spezzettare quest'uva e la pone come in un torchio, mentre eccita il raziocinio a ricercare che cosa sia e come si possa conquistare simile mondezza, tanto deliziosa».  

La fede comporta un'obbedienza fondata sulla ragione: rationabile obsequium. La Lectio intende cogliere la rivelazione in tutta la sua portata. Non si esaurisce nella scienza, ma ne gode tutti i frutti possibili. L'intelligenza è tutta a servizio come ammonisce San Paolo: «Pregare con lo spirito, ma anche con l'intelligenza» (1 Corinzi 14,15). Non vengono quindi richieste mortificazioni alle capacità umane.

Lo studio va condotto sotto l'aspetto letterario, storico e teologico:

- lo studio letterario, per quanto è possibile, considera il linguaggio, lo stile, i generi letterari, gli autori, l'epoca, la formazione dei testi. Considera, cioè, il testo in se stesso;

- lo studio storico si dedica alla situazione umana trattata dalla Bibbia. Al centro di tutto vi è il popolo eletto;

- lo studio teologico scruta il messaggio di Dio, rivolto al suo popolo e all'umanità intera. Ne ricava la Historia Salutis , contemplando il progetto di Dio Creatore e Redentore. La Sacra Scrittura va considerata allora nel suo insieme: nei suoi 73 libri (46 dell'Antico Testamento e 27 del Nuovo), che si presentano tanto diversi, non c'è contraddizione. Essi si completano a vicenda e la Historia Salutis appare dal suo sguardo d'insieme. Il contenuto centrale è Ge­sù: «Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia che lo riguardavano. Cominciò dai libri di Mosè fino agli scritti di tutti i profeti» (Luca 24,27); «Voi leggete continuamente la Bibbia perché così pensate di avere la vita eterna: ebbene, anche la Bibbia testimonia di me!» (Gio­vanni 5,39); «Per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve badare con non minore diligenza al contenuto e alla unità di tutta la Scrittura , tenuto debito conto della viva Tradizione di tutta la Chiesa e dell'analogia della fede» (Vaticano II, DV 12).

Poiché il fine della Lectio Divina è vivere la Parola , lo studio ne è solo l'inizio. San Girolamo incoraggiava: «Diamoci da fare!» e Origene: «L'esegesi avvia all'incontro».

Per questo è necessario anche il secondo atteggiamento.  

Leggere con il cuore  

Di fatto la Lectio conduce a una Persona, è orientata alla comunione. Bisogna amare Colui che parla e l'amore è la via più efficace di conoscenza.

La nostra santificazione, secondo San Benedetto, avviene «perducatum Evangelii», attraverso il cammino della Parola.

Lo studio da solo corre il rischio di separare la trattazione accademica dalla preghiera. Anche San Girolamo si accorse, ad un certo punto, di essere più "ciceroniano" che "cristiano" e scrisse che «l'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo»: Cristo, allora, è il termine ultimo della conoscenza!  

E il Beato Isacco della Stella scrive:

«Molti in realtà, grazie all'acutezza del loro spirito, alla loro strenua applicazione, alla vivacità della loro intelligenza e alla loro abitudine in questo esercizio, scrutano i misteri, penetrano le profondità: e così quel che di Dio è conoscibile è per essi manifesto, la sua potenza eterna, la sua divinità, di modo che essi sono inescusabili. Ma poiché non cercano la sapienza per se stessa, si perdono nei loro pensieri e nella loro vanagloria, si deliziano, tra gli uomini, della fama o del profitto. Anche dopo aver visto la Verità , non la ricevono nella buona disposizio­ne del cuore e nella dilezione che viene dal Padre, ma nel desiderio della loro anima aspira­no il vento, si attaccano alla vanità, diventano vanità. […]

Poveri noi! Ci siamo inutilmente sfiniti nelle nostre riflessioni. M'immaginavo di tenere tutto, invece ho perso tutto. Ah! potessi non avere la cultura. In verità ci sono tenebre nella luce, e molto di più in una luce intensa. La sua è luce inaccessibile che produce in noi le tenebre».

Bisogna dunque leggere «con un cuore che ascolta», come diceva Origene, perché «tutto ciò che è detto nella Scrittura è apportatore dello Spirito. [...] Poiché la Parola della Scrittura è ispirata dallo Spirito, noi entriamo in contatto con lo Spi­rito che vive nella Parola di Dio». È l'esperienza di Geremia: «Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore» (15,16).

Osserva Mario Masini nel suo libro In ascolto della Parola:  

«La "Regola" di san Benedetto inizia con l'espressione: "Ascolta, figlio, e piega l'orecchio del tuo cuore». E san Gregorio Magno invita ad accogliere le Scritture "con l'orecchio del cuore", [...] La parola ci raggiunge mediante l'udito, ma supera la barriera dell'udito e dell'intellettualità per spingersi in profondità dentro il "cuore" dell'ascoltatore. Il cuore è infatti il luogo dove si celebra il mistero dell'incontro della parola con il suo ascoltatore credente. Il cuore non è un "frigorifero" ove le cose si conservano in stato di morte, né una "biblioteca" ove i pensieri giacciono infecondi. Il cuore rassomiglia piut­tosto al "grembo materno", nel quale il germe seminato vive e cresce. Dentro questo grembo dello Spirito si compie una comunicazione esistenziale e continua tra la Parola e l'uomo nella sua interezza. Lì la parola gli diventa intelligibile senza bisogno che egli affatichi la mente. E così, riscaldata e fatta soffice, la Parola trasmette più facilmente il suo messaggio anche all'intelligenza. La parola è la voce che la Lectio ascolta. È il messaggio che la Meditatio accoglie. È la forza che esprime le proprie virtualità nel cuore: infatti Dio "parla al cuore" (Osea 2,16) ».  

Tutti sono chiamati ad ascoltare la Parola , così come tutti possono partecipare alla Lectio. Lo spirito d'infanzia abilita anche quelli che hanno meno cultura. Ci assicura Giovanni Paolo II:

«Per arrivare ad un'interpretazione pienamente valida delle parole ispirate dallo Spirito Santo, dobbiamo noi stessi essere guidati dallo Spirito Santo. Per questo bisogna pregare, pregare mol­to, chiedere nella preghiera la luce interiore dello Spirito e accogliere docilmente questa luce, chiedere l'amore, che solo rende capaci di comprendere il linguaggio di Dio, che è amore. Durante lo stesso lavoro di interpretazione, occorre man­tenersi il più possibile in presenza di Dio» (Discorso sull'interpretazione della Bibbia nella Chiesa).

Anche San Bruno, fondatore dei certosini, in­coraggiava i membri meno istruiti della comunità, che riteneva ugualmente capaci di fare la Lectio Divina , con queste parole:

«Quanto a voi, carissimi miei fratelli laici, io dico: L'anima mia magnifica il Signore. [u.] Esultiamo anche noi, perché interviene Dio stesso ad istruirvi, a dispetto della vostra poca familiarità con le lettere. L'Onnipotente scrive con il suo dito nei vostri cuori non solo l'amore, ma anche la conoscenza della sua santa legge» (Lettera).  

Meditatio  

« La Meditatio è un'operazione del,l'intelligenza che si concentra con l'aiuto della ragione nell'investigare le verità nascoste» (Guigo II).

La Parola di Dio diventa Parola di vita, perché è stata annunciata per venire a vivere nel cuore del credente. Leggere non equivale ad accumulare nozioni. La scienza può interessarsi della cultura e dell'ambiente senza tuttavia toccare la vita. Sotto questo aspetto, si potrebbe conoscere la Bibbia così come il Corano o qualsiasi altro trattato scientifico. La Parola , invece, mira a sconvolgere la vita per ricostruirla secondo Dio.  
­ Mentre la Lectio può coinvolgere più persone contemporaneamente, la Meditatio è un'attività squisitamente personale, che riprende il messaggio del momento precedente ed inizia a personalizzarlo. Come scrive Origene in una delle sue        Omelie:

«E non ritenere che queste cose siano accadute solo presso gli uomini che ti hanno preceduto, come se per te, che ora stai ascoltando queste cose, non potesse accadere nulla di simile: tutto si compirà in te, secondo un piano misterioso».  

La memoria riveste un ruolo fondamentale in questa secondo momento della Lectio Divina. San Bernardo ha introdotto a questo proposito il termine ruminatio per indicare la necessità di riprendere la Parola per assicurarne l'apprendimento e la memorizzazione. Come sta scritto nel Deute­ronomio: «State però bene attenti! Fate di tutto per non dimenticare i fatti che avete visto con i vostri occhi: finché vivete non svaniscano dai vostri cuori» (84,9) e: «Le parole di questo comandamento, che oggi ti do, restino nel tuo cuore» (6,6).

Ricordare non significa rimanere ancorati al passato, ma vivere continuamente, nel momento preciso, quella Parola che si è letta. Il vero significato della Meditatio consiste nell'applicare a sé la Parola , un atteggiamento dal quale nasce spontaneamente un esame di vita: quanto era presente questa Parola prima d'ora? Se è «luce ai miei passi» (Salmo 118,105), che cosa mi chiede di cambiare? Quale novità introduce?

Proprio come avviene nella prima evangelizzazione: il pagano ascolta la Parola , vede la differenza tra il prima e l'adesso, accoglie le esigenze della nuova vita. La Lectio Divina è ascoltare la Parola consentendo allo Spirito Santo, autore principale della Sacra Scrittura, di trasformare la mentalità secondo quella di Gesù e di elevare i sentimenti e i desideri umani fino a fari i combaciare con quelli di Gesù, convertendoli totalmente in quelli di Lui.

La Lectio aveva risposto alla domanda: che cosa dice il testo? La Meditatio risponde alla domanda: che cosa dice il testo a noi (comunità), a me? E riporta l'attenzione sull'hic et nunc, qui e adesso: «Questi fatti sono stati scritti... per noi» (cfr. 1 Corinzi 10,11); «Ascoltiamo ciò che il Signore ci dice» (cfr. Salmo 85,9).

La Parola entra allora nelle situazioni del tempo che vivo, nelle circostanze della mia vita, con le sue realtà di gioia e di conflitto.

Ha scritto il Cardinale Carlo Maria Martini: «Si cerca di far emergere il valore centrale, il messaggio specifico in riferimento alla storia, al contesto e alla situazione. L'uomo, teso alla riscoperta del suo io autentico e alla ricerca di Dio, coglie gli atteggiamenti che traspaiono dalla pagina che sta meditando. Attraverso la Lectio Divina il cristiano deve chiedersi: come la mia vita, la mia azione, il mio apostolato diventano Parola di Dio, alla luce di questa definitiva Parola di Dio che è Gesù Cristo presente nella Scrittura? La Scrittura parla all'uomo, esprime i tesori più profondi del cuore umano, l'inquietudine, le sofferenze, le aspirazioni, i desideri: ciascuno legge se stesso nella Bibbia».

Occorre anche una buona dose di sincerità:

«Ora non percepiamo più il testo come qual­cosa che abbiamo solo ascoltato, ma come qualcosa che abbiamo sperimentato e toccato con le nostre mani» (San Giovanni Cassiano, Colla­tiones X, 11).

E diventa anche chiaro quello che Dio chiede ad ognuno e alla comunità. Guigo ammette che si tratta di una "fatica", ma di una fatica gioiosa!  

Oratio

« L'Oratio è il volgere con fervore il proprio cuore a Dio per evitare il male e pervenire al bene. L'anima vede dunque che non può giungere da sola alla dolcezza desiderata della conoscenza e dell'esperienza, e che quanto più si eleva tanto più Dio è lontano. Allora si umilia e si rifugia nella preghiera» (Guigo II).

L'intera Lectio Divina è preghiera perché tutto è dialogo tra Dio e la sua creatura. Ma, in questo terzo momento, la preghiera si fa davvero speciale: Dio ci ha parlato, adesso tocca a noi dirgli qual­cosa. È il cuore, toccato dalla Parola, che risponde al suo Dio, come, all'invito liturgico: «In alto i vostri cuori», irrompe la risposta: «Sono rivolti al Signore».

Scrive Sant' Agostino:

«Il cuore non può innalzarsi come il corpo. Il corpo per innalzarsi deve cambiare posizione. Il cuore, invece, per innalzarsi deve cambiare solamente la volontà».

   Dopo la Lectio e la Meditatio , l'Oratio è so­prattutto: riparazione, ringraziamento, richiesta.

- Riparazione. La luce della Parola è folgorante e ha illuminato tutta la mia vita. Mi sono visto e mi sono riconosciuto peccatore. La Parola è Gesù, così distante da me, uomo vecchio. Mi ha proposto la vera vita, quella che io non ho mai saputo vivere. La mia vita era difforme dalla volontà di Dio, ma ora la Parola me l'ha chiarita.

La Lectio Divina è il fondamento della conversione e della ascesi e, nello stesso tempo, la nostra umiliazione è condizione per la Lectio Divina.

«Ha guardato al nulla della sua serva» (Luca 1 ,48), gridò di gioia Maria nel Magnificat. La prima risposta verso Colui che mi parla dev'essere dunque: «o Dio, abbi pietà di me che sono un povero peccatore!» (cfr. Luca 18,13).

- Ringraziamento. Alla proclamazione della Parola rispondiamo sempre: «Amen! Rendiamo grazie a Dio! Lode a te, o Cristo!» Come Anna (cfr. 1Samuele 2), Davide e i Profeti che si sono sentiti sopraffatti dall'entusiasmo di fronte alla Parola rivolta loro da Dio, e hanno gridato di gioia ed esultato nella danza.

Si può anche non provare sensibilmente alcuna emozione, ma non si può sottovalutare il fatto che il Creatore si rivolge alla sua creatura e pronuncia «parole di vita eterna» (cfr. Gio­vanni 6,68). La meraviglia e lo stupore rappresentano l'apice della maturità umana.

Bisogna rendere grazie, perché si è in ascolto della Parola, che indica l'unica strada giusta!

- Richiesta dello Spirito. « La Sacra Scrittura deve essere letta e interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta» (Vaticano II, DV 12). Poiché è il Signore ad aprire «la mente alla intelligenza delle Scritture» (cfr. Luca 24,45), occorre chiedere a Lui i doni indispensabili per poter leggere «con cuore buono e perfetto» (cfr. Luca 8,15), «docile» (cfr. Luca 6,45), «con avidità» (cfr. Atti 17,11), «con perseveranza» (cfr. Luca 8,15). Perché, come scrive Origene, «è assolutamente necessario pregare per poter comprendere le cose divine».

Gesù ha ripetutamente affermato questa neces­sità: «Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto» (cfr. Giovanni 14,26 e 15,13) e più volte, come in Luca 11,13, invita a chiedere lo Spirito Santo al Pa­dre. Avverte infine sempre di chiedere nel suo nome, formulando così la richiesta: «Padre, nel nome di Gesù, donaci lo Spirito Santo!»

La Chiesa conosce molti modi per invocare lo Spirito Santo. Un'antica preghiera suggerisce questa invocazione:

«Veni, Sancte Spiritus,
reple tuorum corda fidelium,
et tui amoris in eis ignem accende!
»
(Vieni, Spirito Santo,
riempi il cuore dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore!)


Tutti i momenti della Oratio sono importanti, ma la loro gerarchia è in crescendo:

- Riparazione;

- Ringraziamento;

- Richiesta dello Spirito.  

Contemplatio  

« La Contemplatio è, per così dire, un innalzamento dell'anima, che si eleva al di sopra di se stessa verso Dio, gustando le gioie dell'eterna dolcezza. In questa contemplazione i moti carnali sono a tal punto superati e assorbiti dall'anima, che la carne in nulla contraddice allo spirito e l'uomo diventa quasi completamente spirituale» (Guigo II).

Guigo ci avvia a comprendere la concretezza del termine contemplazione: «L'uomo diventa quasi completamente spirituale»! Il seme della Parola, che la Lectio ha immesso nel nostro terreno, la Meditatio ha coltivato, l' Oratio ha messo a disposizione del vignaiolo, ora cresce nella vita concreta. È il successo di tutta l'operazione!

Isacco della Stella dice che la Lectio , la Medi tatio e l'Oratio appartengono alla ricerca, mentre la Contemplatio ne è il risultato, come ha promesso Gesù: «Cercate e troverete».

«La ricerca», continua sempre Isacco, «dispone a ricevere il Verbo di Dio. È questo il tesoro nascosto nel campo, la perla molto preziosa da cercare con l'ardore più grande, da acquistare al prezzo più caro, da custodire con la cura più gelosa. È la vetta delle vette, là dove solo il Figlio è con il Padre...» (Sermone, 5).

   I gradini elevano l'uomo fino a farlo diventare Parola vivente. Non si tratta della contemplazione cosiddetta «infusa», ma del dono che Dio offre a chiunque si sottopone alla disciplina dell'ascolto della Parola. « La Scrittura cresce con il lettore», scrive San Gregorio Magno: la Parola diventa esperienza del lettore!

Lo stesso termine contemplazione ha subito un processo di evoluzione nel corso della storia: mentre prima faceva pensare a persone privilegiate ed era riferito esclusivamente a chi viveva in clausura, dal Concilio Vaticano II ha allargato il suo significato fino a comprendere chiunque viva in Dio e Dio in lui. Sono dunque contemplativi «tutti i religiosi, appartenenti a qualsiasi istituto» (Vaticano. II, PC 5), i battezzati, chiamati tutti senza eccezione alla santità (Vaticano II, LG V) e, in un certo senso, tutti gli uomini, perché l'apice dello spirito umano è costituito dalla capacità di contemplazione (cfr. Vaticano II, GS 45-47). Il documento «Ad gentes» (cfr. 18), arriva a sostenere che anche i pagani hanno nell'intimo della loro dignità umana i germi della contemplazione: si tratta dei «semi del Verbo», segni della rivelazione originaria.

Possiamo quindi comprendere pienamente il senso della contemplazione quando crediamo che la Parola si è nuovamente incarnata, ha raggiunto la vita del credente ed è venuta ad abitare in chi, come Maria, dice: «La tua Parola si compia in me» (Luca 1,28). Immediatamente il Verbo eterno si incarnò in lei (cfr. Giovanni 1,14) e di Maria si dice che «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Luca 2,19). Per Maria, parole e fatti coincidevano come all'inizio della creazione, dove dire e fare corrisposero all'istante.

Dio dice e fa, dice e dà. Nel momento della Contemplatio, ogni credente raggiunge la disponibilità di Maria e può dire con lei: «la tua parola si compie in me!»

«Ogni volta che la Parola di Dio arriva al mon­do, viene per cambiare il mondo», scriveva Lutero riprendendo la promessa del profeta Isaia: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme ­al seminatore e il pane da mangiare, così sarà della Parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata» (55,11).

   Chi fa la Lectio Divina :

- vede la storia nella luce della Parola, cioè come Historia Salutis;

- decifra il mondo e lo trasforma perché sia di nuovo una rivelazione di Dio, una teofania, e aiuta a organizzare la vita secondo la sua Pa­rola;

- pensa secondo Dio (cfr. Matteo 16,23);

- ha il pensiero di Cristo (cfr. 1Corinzi2,16);

- abita con Dio, come nell'eternità, benché an­cora «nelle tenebre» (cfr. San Giovanni della Cro­ce);

- si innalza a Dio: «Se permettiamo alla Parola di Dio di entrare in noi, ci divinizza», ha detto un contadino brasiliano delle comunità di base.  

La Lectio Divina è quindi la via diritta, efficace e sicura del nostro itinerario di ritorno a Dio.  

Communicatio  

Guigo non commenta esplicitamente la Communicatio, ma ne dà un'esplicita dimostrazione, dicendo:

«Fratello Guigo al suo carissimo fratello Gervasio, che il Signore sia la tua gioia.

Fratello, sono tenuto ad amarti quasi per debito, poiché tu per primo mi hai amato; e sono costretto il risponderti, poiché tu per primo mi hai invitato nelle tue lettere a scriverti. Mi sono proposto perciò di mandarti alcune cose che sono venuto pensando sulla vita spirituale dei monaci, perché tu che sperimentandola ne sai più di me che ne parlo e vi rifletto sopra, sia giudice di questi miei pensieri e li corregga».

È un vero e proprio capolavoro di Communicatio, che evidenzia come la Parola di Dio vada vissuta insieme. La comunità, infatti, nasce e cresce attorno alla Parola di Dio.

Era questa l'atmosfera che si respirava nelle prime comunità cristiane, come leggiamo in San Paolo: «Tutto quello che mi riguarda ve lo riferirà Tichico... che io mando a voi perché conosciate le nostre condizioni e perché rechi conforto ai vostri cuori. Con lui verrà anche Onesimo... Essi vi informeranno su tutte le cose di qui... Vi salutano... Salutate i fratelli... con la comunità. E quando questa lettera sarà letta da voi, fate che venga letta anche dalla Chiesa dei Laodicesi e anche voi leggete quella scritta ai laodicesi. Dite...» (cfr. Colossesi 4,7 ss.). San Paolo stesso, osserva San Giovanni Cassiano, «capisce la rivelazione da Anania».

I Padri dell'antichità cristiana ci danno testimonianze incoraggianti: andavano a trovarsi, a volte intraprendendo lunghi viaggi, e gioivano insieme della Parola. San Girolamo e Sant' Agostino si scrivevano. San Girolamo annota che, dopo l'ora di nona, «tutti i monaci si riuniscono e, rimanendo al loro posto dopo la recita della Scrittura, uno inizia la conversazione».

­Termine della Lectio Divina è vedere la Parola vivente in ogni uomo: «Vedere Cristo in ogni uomo» (Vaticano II, AA4). La sua finalità ecclesiale è «generare» (cfr. Giacomo 1,18 e 1 Pietro 1 ,23), «so­stenere» (cfr. Vaticano II, DV 21), «far ringiovanire»(cfr. Vaticano II, LG 4 e DV 24) una comunità cristia­na. Anche Sant'lgnazio di Antiochia raccoman­da:  

«Procurate di riunirvi più frequentemente per il rendimento di grazie e per la lode a Dio. Quando vi radunate spesso, le forze di satana sono annientate e il male da lui prodotto viene di­strutto nella concordia della vostra fede» (Lette­ra agli Efesim).

E San Gregorio Magno confessa:

«So infatti che il più delle volte ho compreso in presenza dei miei fratelli molte cose della Parola sacra, che da solo non potei afferrare. [...] Accade così, per dono di Dio, che mentre si comprende di più ci si insuperbisce di meno: siete voi che mi fate imparare ciò che insegno. Lo riconosco: mi capita assai spesso di ascolta­re con voi ciò che io stesso dico» (In Ezech. II,1).

La comunità ha quindi il ruolo di vivificare la Parola. Gesù stesso l'ha promesso: «Quando due o più sono radunati nel mio nome, io sono in mez­zo a loro» (Matteo 18,20).  

«Gesù è presente dove due o tre sono riuniti nel suo nome», commenta Origene, «e, mentre è presente con la sua potenza, è disposto a illuminare i cuori» (In Matth. XII).

Dio si rivolge a tutti: ai singoli per raggiungere tutti.  

«In ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme e opera la giustizia. Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e fedelmente lo servisse» (Vaticano II, LG 9).

Cui fa eco l'enciclica «Redemptoris missio»:

«La fede si rafforza donandola. [...] La missione della Chiesa non può esplicarsi se non nella comunicazione» (2,37).

La Communicatio (termine sinonimo di Collatio, ma ad esso preferibile) indica la meta della Lectio Divina: costruire la Chiesa , l'umanità nuo­va che era dispersa ed è stata radunata nell'unità dei figli di Dio dalla Parola eterna e incarnata. Il termine Communicatio riecheggia San Giovanni: «[…] affinché abbiate comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio» (1 Giovanni 1,3).

In tutte le espressioni della vita ecclesiale è pre­sente, in qualche modo, la Communicatio. Le parole classiche "conferenza", "capitolo", "con­vento", "monastero", "comunità", "congregazio­­ne", "associazione"... riconducono alla Parola vissuta insieme. Oggi si parla anche di "revisione di vita", di "gruppi del Vangelo", di "gruppi della Parola di vita", di "condivisione"... il fine è sempre lo stesso.

Le varie modalità della Communicatio si pos­sono comunque ricondurre alle seguenti:

- leggere con la penna in mano: si tratta addirittura di una prescrizione presente negli atti del Sinodo di Baume, celebrato nel 1532. È il metodo di tanti Santi che hanno stilato, in questo modo, il loro "giornale dell'anima". Ed è anche quello che ha fatto Guigo il certosino, il giorno della sua scoperta, scrivendo all'amico Gervasio;

- condividere il percorso e il frutto della Parola: la comunità è composta da discepoli "radunati nel nome di Gesù". La Parola li tiene uniti: in essa, tutti hanno un unico pensiero.

Ricorda la comunione dei santi: i fratelli parlano insieme, con gioia e amore, della Parola di Dio e insieme cercano di metterla in pratica. Tutti possono farcela, perché essa rassomiglia «ad acque ora guadabili ora profonde, tali che un agnello possa guadarle e un elefante possa nuotarvi», come scriveva San Gregorio Magno. La condivisione avviene meglio in gruppi ristretti e stabili. Vanno attentamente evitati la disputa e l'esibizionismo, perché il dialogo va condotto all'insegna dello scambio e del dono. Ci si raduna per stupirsi del lavoro che la Parola compie nel cuore di ognuno, per lodare Dio, per sentirsi "riuniti" da Gesù, nella comunione trinitaria. Protagonista è la Parola , non l'individuo.

La Lettera di Barnaba, un documento del I secolo, insiste sull'amore nell'ascolto: «Amerai come la pupilla dei tuoi occhi chiunque ti dirà la Parola del Signore»;

- condurre uno stile di vita biblico: «lo spiego tutta la Scrittura con la mia vita», rispondeva umilmente San Nilo, a Monte Cassino, quan­do fu sollecitato a spiegare come intendeva la Parola di Dio. Proprio come suggerisce il sal­mo: «Canterò con lo spirito e con la vita» (cfr. Salmo 70,22).

Gesù, dopo aver raccontato la parabola del buon samaritano, conclude: «Va’ e tu pure fa lo stesso» (Luca 10,37). Una vita con le caratteristiche della conversione continua e della gio­ia, è certamente il più bel dono che si fa ai fratelli. Ed è anche il miglior metodo missiona­rio: annunciare il Vangelo con la vita!