PICCOLI GRANDI LIBRI   Giuseppe Brondino - Mauro Marasca
AUTOSTIMA
La ris
coperta del proprio valore

   EDITRICE ESPERIENZE
FOSSANO 2003 

L'autostima
Che cos'è l'autostima
Fattori della formazione dell'idea di sé
Reazione emozionale
Predisposizione comportamentale
Tipologia
Bassa autostima
Sintomi indiretti o mascherati
Teorie sulla nascita del senso di sé
Formazione dell'autostima
Valutazione dell'autostima
Le cause della disistima di sé
Autostima e modestia
Autostima e umiltà La stima di sé nella prospettiva della REBT Come sviluppare una sana autostima
I genitori e gli educatori
Interventi su di sé
Perdonarsi
Alcuni consigli  

Conclusione
Bibliografia

Autostima e umiltà  

Una delle grosse obiezioni che ci vengono rivolte specie da persone consacrate o religiose è come conciliare l'autostima con la virtù dell'umiltà.

L'umiltà, come tante altre "piccole virtù perdute", quali la gentilezza, la mitezza, la riconoscenza e la disponibilità, non gode di buon apprezzamento nella società di oggi. Viene ampia­mente citata nelle biografie dei Santi e delle anime consacrate. Un santo superbo sarebbe un controsenso; un religioso arrogante e orgoglioso ci farebbe meravigliare: "Un religioso, quello? Un santo? Impossibile!".

Nel nostro immaginario collettivo questa categoria di persone non può non essere umile. E' una delle loro caratteristiche fondamentali: guai se dovesse mancare nel loro repertorio spirituale! Ma l'umiltà non pare una virtù per tutti. E' lodata (ne­gli altri) ma non praticata. Non è una virtù popolare, democra­tica. Insomma, è come un padrone che onora ed elogia caldamente la fedeltà del suo servo ma che non vorrebbe mai che suo figlio diventasse un servitore... Ebbene, nonostante le apparenze, l'umiltà ha una sua valenza straordinaria anche dal punto di vista umano. E' una qualità molto funzionale e che andrebbe coltivata da tutte le categorie sociali, senza distinzione di età, di sesso o di grado. Essa è l'antidoto contro il vizio dell'apparire, contro il vizio della sostanziale falsità che si ha verso se stessi e verso gli altri. Può apparire come una medicina amara, ma che fa un gran bene. Ed è una virtù che lascia una scia di profumo molto intenso e gratificante. E' un fiore raro e, proprio per questo, molto prezioso. Si sta bene con una persona modesta e umile. Mentre certe persone orgogliose e saccenti le troviamo insopportabili e non vediamo l'ora di staccarci definitivamente dalla loro presenza.

Oggi, il messaggio che viene trasmesso ovunque non è so­lo: "Tu vali" (cosa che è vera), ma: "Devi valere più degli altri". E' soprattutto la tua immagine che deve valere ed apparire. Che sia genuina, vera e non falsa, buona e non cattiva, è un altro discorso. Nel film "Il Mago di Otz" questo grande mago appare in modo terribile su un grande schermo e terrorizza tutte le persone che lo vedono. Ma quando i tre protagonisti - la ragazzina, il leone e l'uomo di latta - lo scoprono dietro la tenda, si ritrovano davanti un nanerottolo insignificante, terrorizzato ed impaurito. Se anche noi dovessimo scoprire chi sta dietro la tenda di tanti personaggi che noi reputiamo importanti ed eccezionali - e che magari ci guardano dall'alto in basso con la puzza sotto il naso - potremmo rimanere meravigliati per la sorpresa. Troveremmo molti piccoli ed insignificanti maghi di Otz. Non sono granché, ma l'importante è apparire. L'importante è presentare di sé un'immagine straordinaria, strabiliante. Spettacolare. Allora sì, tutto è a posto. Ed è questa la politica di molti giornali e mass media: far vedere i personaggi del cinema, della moda, dello sport, della politica e tutti i personaggi pubblici come persone superiori, al di fuori di ogni parametro ordinario. E spesso ne trascurano vizi e difetti, sorvolando accuratamente sulla vita squallida e solitaria che spesso molti di loro trascorrono: soli, in compagnia della loro immagine. Della loro maschera.

"Se ad ognun l'interno affanno / si leggesse in fronte scritto / quanti che invidia fanno / ci farebbero pietà" scriveva secoli fa il Metastasio. Questa simpatica strofetta la potrebbe re­scrivere anche oggi, il bravo poeta: non ha perso nulla della sua attualità. Il parente più prossimo dell'umiltà è la modestia. Sarà un caso, ma molti personaggi davvero straordinari sono modesti: pur conoscendo le loro capacità e le loro doti, sono coscienti dei loro limiti e non pretendono che tutti si inchinino davanti a loro. Non si mettono in vista, non cercano i primi posti, non amano la pubblicità. Amano il riserbo, la tranquillità e il loro posto. Il vero saggio è colui che, pur essendo conscio delle sue qualità, riconosce anche i propri limiti, le proprie lacune e la propria ignoranza.

Socrate ripeteva spesso: "So di non sapere". Ma attenzione a non confondere la modestia con il complesso di inferiorità. Si può essere umili ed avere, nello stesso tempo, una buona stima di sé e riconoscere tranquillamente ciò che siamo. E' accettare tutto di sé, le proprie luci e le proprie ombre. In questo caso ci riconosciamo a livello paritario con tutti gli altri. Con queste premesse ci accorgiamo con meraviglia che una sana autostima coincide esattamente con l'umiltà.

L'umiltà e l'autostima sono fonte di serenità.

Rollo May scriveva: "La persona che dentro di sé si sente senza valore ha bisogno di costruirsi ingrandendosi egoisticamente; invece la persona che ha un'esperienza sana del proprio valore, cioè che ama se stessa, possiede la base per agire generosamente verso il prossimo".