PICCOLI GRANDI LIBRI   JEAN DANIÉLOU
GIOVANNI BATTISTA
TESTIMONE DELL'AGNELLO

MORCELLIANA 1965
Titolo originale dell'opera: Jean Baptiste témoin de l'Agneau, by Éditions du Seuil 1964
Trad. di Velleda Minelli Meneghetti

Cap. I - LA VOCAZIONE
La vocazione come missione
La vocazione come elezione
Vocazione e comunione
Cap. V - IL BATTISTA
La predicazione
L'imminenza della Parusia
Il battesimo di Giovanni
Cap. IX - L'AMICO DELLO SPOSO
Gli stati del verbo incarnato
L'annientamento di Giovanni davanti a Gesù.
La gioia spirituale
Cap. II - LA SANTIFICAZIONE
La visita
La consacrazione.
La gioia dei poveri .
Cap. VI - GESÙ BATTEZZATO DA GIOVANNI
La successione dei tempi
Cap. X - LA PROVA DELL'AMORE
La notte della fede.
Ogni cosa ha il suo tempo.
Cap. III - LE CRESCITE
La comunità tradizionale
Gli Esseni
Il deserto
Cap. VII - LA TRINITÀ
Precursore e testimone
La colomba ed il tuono.
Trinità e incarnazione
L'inaugurazione della missione.
Battesimo di acqua e battesimo di spirito.
Cap. XI - LA MORTE
Erode Antipa .
Giovanni ed Erodiade
Il martirio
Cap. IV - L'AVVENTO
Il profeta.
Il precursore
Il predicatore
Cap. VIII - LA TESTIMONIANZA
La testimonianza di Giovanni nell'Evangelo Giovanneo
La teologia della testimonianza
Il testimone della luce.
La testimonianza della vita.
Cap. XII - PRESENZA DI GIOVANNI BATTISTA
Il ricordo.
La gloria.
Il ministero

CAPITOLO SETTIMO
LA TRINITÀ

Il gesto con il quale Giovanni battezza Gesù nel Giordano segna il momento supremo della sua missione di precursore. Facendosi battezzare da Giovanni, Gesù gli rende testimonianza e riconosce il carattere divino della sua missione. Ma questo gesto segna anche il termine di tale missione: in effetti, esso è seguito immediatamente dalla teofania, in cui la voce del Padre e la discesa dello Spirito designeranno in Gesù, colui del quale Giovanni era precursore. Da questo istante, Giovanni non ha più da annunziare colui che deve venire, ma da testimoniare colui che è venuto. Da profeta diviene testimone.

Precursore e testimone.

Questo nuovo mistero significa per Giovanni una tappa ed una promozione decisive. L'episodio del Giordano è il fulcro della storia della salvezza e lo è pure della vita di Giovanni. Come fulcro della storia della salvezza, se ne rileva l'importanza dal fatto che costituisce l'esordio del Vangelo di Marco e di Giovanni. Con esso ha inizio la manifestazione dell'avvenimento decisivo compiuto in Gesù, cioè l'Evangelo, la manifestazione pubblica. Tutto quanto precede questo episodio appartiene alla vita nascosta. È il fulcro della vita di Giovanni, perché il rapporto fra questi e Gesù si capovolge. Fino ad ora, il ruolo principale appartiene a Giovanni, da ora in poi questo ruolo passa a Gesù ed è Giovanni che entra nella vita nascosta. Egli era la voce (phoné) ed ora risuona la parola (Logos); era il lume ed ora brilla il sole. Per quanto splendente sia la gloria del più grande dei figli di donna, secondo l'espressione di Gesù stesso, questa gloria è oscurata dalla gloria infinitamente piùsplendente del Figlio di Dio. Poiché Giovanni « non era la luce, ma colui che testimonia la luce» (Giov. 1, 8).
Giovanni appartiene così a due ordini, ed in essi egli è unico. Da principio, la sua missione è stata di annunziare l'imminenza dell'avvenimento escatologico. Egli si colloca qui. nella linea dell'attesa; egli è l'ultimo dei profeti. Ma è anche più grande dei profeti, come
attesta Gesù (Mt. 11, 9). I profeti avevano annunziato la venuta del Verbo e l'effusione dello Spirito. Il Maestro di Giustizia aveva testimoniato l'inaugurazione della fine dei tempi. Ma Giovanni precede immediatamente l'avvenimento decisivo. Rappresenta quella parte dell'Antico Testamento così contigua al Nuovo che essa vi è quasi incorporata, è come la sua introduzione, come l'anello che le congiunge.
Ma Giovanni è anche colui che, dopo aver sentito la voce del Padre, ed avere contemplato . la discesa dello Spirito, testimonia che l'avvenimento escatologico è giunto. Si pone nella linea del compimento, è il primo degli Evangelisti. Anche in questo egli è unico e forma un ordine proprio. Infatti, come apostolo, è più piccolo degli Apostoli: non appartiene al loro ordine. Contempla la discesa dello Spirito sopra Gesù ma non riceve l'effusione dello Spirito alla Pentecoste. Come dirà Gesù: «Il più piccolo nel Regno dei Cieli è più grande di lui» (Mt. 11, 11). Ma l'essere più piccolo del più piccolo del Regno dei Cieli, è tuttavia essere molto più grande del maggiore dei profeti. Giovanni è più grande quando scompare davanti a Gesù di quando Gesù scompariva davanti a lui chiedendo il suo battesimo.
È per questo, che il nuovo aspetto della missione di Giovanni che ora affrontiamo, è più importante di tutto quanto abbiamo detto finora. Il ruolo unico di Giovanni è quello di essere stato eletto fra tutti quale primo testimone di quanto esiste di più grande al mondo, di ciò grazie a cui il mondo realizza il fine che il Padre aveva stabilito nei suoi disegni eterni. Come il compimento è più importante della preparazione, così la funzione di Giovanni che designa Gesù come 1'Agnello di Dio è più essenziale dell'essere stato «la voce che grida nel deserto: preparate le vie del Signore ». Noi vedremo prima il significato vero e proprio dell'avvenimento, del quale Giovanni è testimone, poi, il carattere della sua testimonianza.

La colomba ed il tuono.

Qual è il significato di questo episodio? Esaminiamone gli elementi: il primo è la discesa dello Spirito sopra Gesù nelle sembianze di una colomba. L'effusione dello Spirito è annunziata dai profeti come la realizzazione delle promesse. Così Ezechiele: «Porrò il mio spirito dentro di voi» (36, 27; cfr. anche Is. 44, 3-4). Giovanni stesso aveva annunziato questa venuta dello Spirito. « Ma Egli vi battezzerà nello Spirito Santo» (Mc. 1, 8). Secondo la analogia dei mores di Dio, questa effusione dello Spirito è la ripresa, in modo più perfetto, di quanto già era avvenuto nell'Antico Testamento. Feuillet ha giustamente ricordato che in Isaia, Dio è descritto nell'atto di porre il suo Spirito in mezzo al suo popolo, al tempo dell'Esodo, per guidarlo fino al luogo del riposo (63, 11-14). Il testo continua: «O se tu fendessi i cieli e scendessi! » (63, 19). Ora, è proprio questa «discesa» dello Spirito attraverso «i cieli squarciati» che descrive il nostro episodio, sembrando indicare l'inaugurazione del nuovo Esodo. Lo Spirito discende sopra Gesù perché Gesù è il nuovo Israele.
Ma perché mai lo Spirito discende sotto forma di colomba? Molti accostamenti sono stati suggeriti; il :più probabile è che sia questa un'allusione al racconto della creazione del mondo. Sta scritto, infatti, che «Lo Spirito di Dio volava sulle acque ». L'espressione richiama il paragone dello Spirito ad un uccello che agiti le ali per incitare i suoi piccoli ad uscire dal nido, secondo la descrizione del Deuteronomio (32, 11). Come lo Spirito di Dio ha suscitato la prima creazione dalle acque primordiali, così suscita la seconda creazione nelle acque del Giordano. Nuovo Esodo, l'avvenimento che ci viene descritto è anche la nuova creazione. Giovanni aggiunge che lo Spirito discende e « si ferma» su Gesù (1, 33). Ci è così suggerito un altro tema biblico, quello della permanenza di Dio in mezzo al suo popolo. Gesù è come il nuovo Tempio nel quale ormai dimora lo Spirito. Non è da escludere, infine, che la colomba contenga un richiamo simbolico all'episodio del diluvio, poiché è soltanto in questo testo che lo Spirito si manifesta in questo simbolo.
Cosi la discesa dello Spirito nelle sembianze di una colomba esprime la realizzazione dell'avvenimento escatologico. Nel passato, Dio aveva creato il mondo per mezzo della potenza dello Spirito, aveva giudicato il mondo con l'invio dello Spirito, aveva liberato il suo popolo con la forza dello Spirito, era rimasto in mezzo al suo popolo mediante la presenza dello Spirito. I profeti avevano annunziato che Dio avrebbe compiuto alla fine dei tempi, opere ancor più straordinarie. «Non ricordatevi più delle cose antiche, alle cose passate non ponete mente. Ecco che io faccio una cosa nuova» (Is. 43, 18-19). Questa nuova meraviglia che è insieme creazione, giudizio, redenzione, presenza, è inaugurata con l'effusione dello Spirito al Giordano.
A questa discesa dello Spirito si aggiunge un'altra manifestazione: è la voce del Padre che viene dal cielo dicendo: «Tu sei il mio figlio diletto» (Lc. 3, 22). Anche nell'Antico Testamento, l'espressione è associata alle grandi manifestazioni della potenza divina. In particolare il Salmo 29 l'accomuna al diluvio: « La voce del Signore è sopra le acque. Iddio di maestà tuona, il Signore è sopra !'immensità delle acque» (29, 3). La voce di Jahvé ha così per simbolo il tuono. Si ricorderà un altro passaggio del Nuovo Testamento in cui risuona la voce del Padre, e che va collegato all'episodio del Giordano. È alla vigilia della Passione, in un momento nuovamente decisivo: «Padre, dice Gesù, glorifica il tuo Nome! ». Allora dal cielo venne una voce: L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò. La folla che era presente e che aveva udito, diceva che era stato un tuono (Giov. 12, 28-29). E Gesù continuerà dicendo: «Ora si fa il giudizio di questo mondo» (12, 31). Così l'avvenimento del Giordano è soprattutto una teofania, la teofania per eccellenza, la manifestazione di Dio in potenza alla fine dei tempi.

Trinità e incarnazione.

Ma la caratteristica di questa manifestazione di Dio è di avere per oggetto Gesù. È sopra Gesù che discende lo Spirito, è a Lui che si rivolge la voce del Padre. Alcuni eretici dei primi secoli hanno visto in questo episodio il dono dello Spirito che trasforma Gesù - che sarebbe stato soltanto un uomo - in profeta. Ma allora si tratterebbe di una effusione dello Spirito del tutto simile a quella di cui i profeti sarebbero stati oggetto già nel passato. L'effusione dello Spirito sopra Gesù contiene tutt'altro significato. Prima di tutto dimostra che lo Spirito appartiene a Gesù in -quanto Figlio eterno del Padre; inoltre sottolinea che lo Spirito procede eternamente da Lui e dal Padre. In questo senso, essa attesta la divinità di Gesù, alla quale fa fede anche la voce del Padre. Certo, nell'antico Testamento, l'antico Israele è chiamato figlio di Dio, e Gesù potrebbe essere chiamato da Dio con il nome di Figlio in quanto egli è il nuovo Israele. Ma la voce che risuona è indicata non come la voce di Dio ma del Padre, e la stessa espressione: «Tu sei il mio Figlio diletto» cioè figlio unico, ben dimostra che si tratta qui di una testimonianza resa dal Padre a colui che è eternamente generato da lui.
La discesa dello Spirito e la voce del Padre
fanno della scena del Giordano, come l'ha giustamente capita la tradizione liturgica orientale, una teofania della Trinità. È così che la intenderà anche Giovanni. Illuminato dallo Spirito, egli riconosce, nella discesa dello Spirito e nella voce del Padre, i segni della divinità del Cristo: « Ora, io ho veduto ed ho attestato che egli è il Figlio di Dio» (Giov. 1, 34). In tal modo Giovanni è introdotto nel segreto della vita eterna di Dio. Il cielo che si squarcia rappresenta il velo che nascondeva alla ragione umana gli abissi dell'Essere. Squarciandosi, lascia apparire il mistero nascosto. Esso rivela che il fondo dell'Essere è amore, poiché l'Assoluto sussiste in tre Persone. Giovanni è il primo ad essere partecipe di tali segreti. Si può considerare il primo dei contemplativi ed il primo dei missionari perché per primo ha visto l'oggetto di ogni contemplazione e di ogni missione, e per primo ne ha reso testimonianza.
La discesa dello Spirito sopra Gesù non è soltanto la manifestazione dell'unità del Figlio e dello Spirito, manifesta anche che lo Spirito è diffuso sopra l'umanità di Gesù. In effetti, l'umanità di Gesù non è ripiena di Spirito Santo soltanto sulle rive del Giordano, essa lo è fin dall'incarnazione perché, a partire da quell'istante, l'ha avvolta nella sua ombra. Fin dall'origine, l'umanità di Gesù in quanto umanità del Figlio eterno, è ripiena dello Spirito che procede dal Figlio, totalmente consacrata e santificata. Essa è il Paradiso pieno delle energie dello Spirito, il Tempio in cui abita lo Spirito, la terra promessa sulla quale egli è inviato. È in essa che, fin dall'origine e nella maturità, le promesse di Dio alla razza di Adamo ed a quella di Abramo, sono compiute.
Ciò che Giovanni comprende, quindi, in secondo luogo - e ciò fa esultare il suo animo - è che le promesse fatte ai Padri sono realizzate. «Il tempo di potare è già venuto,. e il tubar della tortora si sente nella nostra terra» (Cant. 2, 12). Dopo il lungo fidanzamento dell'antica Alleanza, le nozze sono ormai celebrate. Lo Sposo si è unito a questa natura umana, alla quale egli vuole comunicare tutti i suoi doni. Ora, questo mistero è già compiuto. Lo Sposo è già venuto. Le nozze sono state celebrate al momento dell'incarnazione. La liturgia dell'Epifania che unisce la triplice manifestazione della venuta dei Magi, della discesa della colomba, delle nozze di Cana, è densa di questo tema nuziale: Hodie coelesti Sponso juncta est Ecclesia, canta l'antifona del Benedictus (l). Perciò, l'amico dello Sposo si rallegra: «ma l'amico dello Sposo, che gli sta vicino e l'ascolta, si riempie di
gioia alla voce dello Sposo. Questo gaudio, dunque, che è il mio, si è compiuto» (Giov. 3, 29). Così pure Giovanni esulta contemplando queste nozze eterne.
La voce del Padre assume anche per lui un significato nuovo.
Poiché non è soltanto nel Figlio che il Padre pone le sue compiacenze: è anche, ormai, nell'umanità alla quale il Figlio si è unito. In questa umanità l1ipiena dello Spirito, totalmente santa, che gli rende pienamente gloria, il Padre può finalmente compiacersi. Il diaframma del peccato è caduto. Anche qui il velo si è squarciato, la terra ed il cielo sono comunicanti: O admirabile commercium, canteremo alla vigilia dell'Epifania. Fra la terra ed il cielo gli angeli s'aggirano nuovamente diffondendo sopra l'umanità di Gesù, quali primizie di ogni umanità riscattata, le benedizioni del Padre, portando in offerta al Padre la lode perfetta che la natura umana gli rende attraverso l'umanità ,di Gesù. Luca ci dice che Gesù stava pregando (3, 21) ,quando, dopo essere stato battezzato da Giovanni, la voce del Padre gli rese testimonianza confermando in tal modo che la preghiera era già esaudita.

L'inaugurazione della missione.

Infine, vi è un terzo aspetto nella discesa dello Spirito sopra Gesù: non più manifestazione di quello che già è Gesù ma nuovo dono offerto alla sua umanità. In effetti, lo Spirito, mediante l'umanità di Gesù, compie quelle opere divine per realizzare le quali il Figlio unico ha assunto la natura umana e si è unito ad essa. Così lo Spirito, presente in Gesù, ha compiuto tramite suo la santificazione di Giovanni Battista, al momento della visita di Maria ad Elisabetta. Così, lo Spirito condurrà Gesù nel deserto perché quivi sia tentato. Così lo Spirito sarà comunicato dal Padre all'umanità di Gesù, esaltata alla sua destra, per essere diffuso sopra ogni carne. Considerata sotto questo aspetto, la discesa dello Spirito sopra Gesù sulle rive del Giordano, assume un significato nuovo. Essa costituisce l'unzione dell'umanità di Gesù, per opera dello Spirito in funzione della sua missione profetica. Essa inaugura così quell'età della storia sacra che comprende la vita pubblica di Gesù, durante la quale Gesù insegnerà quelle dottrine ed inaugurerà quelle istituzioni alle quali la sua morte e la sua risurrezione apporteranno il loro contenuto salvifico.
Ognuna delle effusioni dello Spirito ha i suoi testimoni. Maria è testimone delle sue prime origini, della venuta dello Spirito che suscita il nuovo Adamo come il Verbo e lo Spirito avevano modellato il primo Adamo. Gli Apostoli saranno testimoni delle consumazioni che attestano le grandi opere compiute dallo Spirito nella risurrezione del Cristo. Ma
vi è un'opera dello Spirito in Gesù della quale Giovanni è testimone ed alla quale resta associato. Essa rappresenta ,la sua parte privilegiata ed è quella per la quale era stato chiamato: essere il testimone dell'inaugurazione della vita terrena di Gesù. Come gli Apostoli saranno i testimoni della sua gloria celeste, egli è il testimone della sua vita terrestre. Come Maria sta alla soglia dei Vangeli del!'infanzia, come gli Apostoli stanno alla soglia della vita della Chiesa, Giovanni sta alla soglia della vita pubblica, egli pure teste fedele, sia della realtà dell'umanità di Cristo, sia dell'avvenimento divino che con essa si compie. Per questo, quella di Giovanni, è una delle testimonianze sulle quali poggia la nostra fede. 
Da questo momento appare quale sia, per Giovanni, l'importanza della discesa dello Spirito e della voce del Padre. È così che egli ha potuto riconoscere che in Gesù si erano realizzati gli avvenimenti escatologici, che l'atto dell'amore divino, di venire a compiere la salvezza del mondo, era inaugurato. Fino a quell'istante, secondo le sue stesse affermazioni, egli non conosceva Gesù, cioè non lo conosceva per quello che Egli era (Giov. 1, 33). Ma « chi m'inviò a battezzare nell'acqua, disse: Colui sul quale 'vedrai scendere e fermarsi lo Spirito, è quello che battezza nello Spirito Santo» (Giov. 1, 33). La discesa dello Spirito gli dimostra quindi che il dono dello
Spirito è ormai compiuto proprio mediante Gesù. Ora sa che Gesù è il Figlio di Dio. La sua missione sarà di rendere testimonianza di ciò che ha visto.

Battesimo di acqua e battesimo di spirito.

Resta da fare un'ultima osservazione. Noi abbiamo ben distinto il battesimo di Gesù per opera di Giovanni e l'effusione dello Spirito sopra Gesù. Si tratta, infatti, di due atti con significati totalmente diversi. Il passaggio dall'uno all'altro, indica il passaggio da un'epoca all'altra. Tuttavia, è certo che queste due azioni non sono senza rapporto. La liturgia le unisce quando vede nel battesimo di Gesù, seguito dall'effusione dello Spirito, l'istituzione del Battesimo cristiano. Grazie all'effusione dello Spirito, il battesimo giovanneo, che era soltanto un rito di preparazione all'effusione dello Spirito, diviene il battesimo cristiano che comunica la vita dello Spirito. Visione questa che pone dei problemi. Nell'episodio che abbiamo descritto, non è sopra il Giordano, ma sopra Cristo che lo Spirito viene effuso. Quale legame possiamo scorgervi con il battesimo cristiano?
È evidente che il Nuovo Testamento stabilisce un rapporto fra l'episodio del battesimo di Gesù nell'acqua e quello della discesa dello Spirito in Gesù. E questo legame risale proprio al Battista. Secondo Matteo è lui che
dichiara: «lo poi vi battezzo nell'acqua per indurvi al pentimento; ma colui che viene dopo di me... vi battezzerà nello Spirito Santo» (3, 11). Marco riprende la medesima formula, ma per parlare soltanto del « battesimo nello Spirito Santo» (1, 8). La stessa contrapposizione si trova in Giovanni: «Chi m'inviò a battezzare nell'acqua mi disse: Colui sul quale vedrai scendere e fermarsi lo Spirito, è quello che battezza nello Spirito Santo» (1, 33). Così Giovanni pensa il suo rapporto a Gesù come il rapporto dei due battesimi; egli dà il battesimo di acqua per la penitenza; Gesù darà quello di Spirito per donare la vita.
Precisiamo, però, il senso di questo paragone. Esso non rappresenta un parallelismo fra il battesimo d'acqua giovanneo ed il battesimo d'acqua cristiano. La parola battesimo che significa per gli Ebrei ellenizzati immersione rituale, sembra usata da Giovanni, nel senso materiale, quando l'applica al battesimo dato da lui, e nel senso spirituale quando si riferisce al battesimo dato da Gesù. In realtà il battesimo dato da Gesù è designato come battesimo nello Spirito Santo. Vuol significare che Gesù infonderà lo Spirito come una specie di elemento vitale che bagnerà colui che lo riceverà. Il Vangelo contiene altri esempi di uso metaforico della parola battesimo. Così quando, parlando della sua morte, Gesù esprimerà il desiderio di «essere battezzato con un battesimo» (Lc. 12, 50), l'espressione qui,
sembra riferirsi ad un altro pensiero ed alludere alle acque della morte. D'altra parte è da notare che sia in Matteo che in Luca, l'elemento che è associato al battesimo di Gesù non è l'acqua ma il fuoco (2). E si pensa preferibilmente alla Pentecoste in cui lo Spirito discende sopra gli Apostoli sotto forma di lingue di fuoco.
È chiaro, dunque, che Giovanni ha voluto contrapporre il battesimo d'acqua, che fa parte della preparazione all'avvenimento escatologico, al battesimo dello Spirito che è l'avvenimento escatologico stesso. Non vuol riferirsi al battesimo sacramentale cristiano. Ciò che vede, è che lo Spirito sarà donato per mezzo di Gesù. Dono dello Spirito che sarà fatto dal Cristo risorto allorché, ricevuto lo Spirito dal Padre, lo spargerà sopra gli Apostoli riuniti attorno a Maria alla Pentecoste. Gli  Atti degli Apostoli saranno pervasi di questa azione dello Spirito. Esso sarà diffuso sopra il centurione Cornelio (10, 44). La sua effusione indica che sono iniziati i tempi messianici. Pietro mostrerà nella Pentecoste il compimento della Profezia -di Gioele: « E dopo questo, avverrà che io diffonderò il mio spirito sopra ogni carne» (3, 1).
Questa effusione dello Spidto avrà un carattere sacramentale. Gli Apostoli lo comunicheranno con !'imposizione delle mani. Così i Samaritani: ({ perché lo Spirito Santo ancora non era disceso su nessuno di loro; ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora Pietro e Giovanni imposero loro le mani e ricevettero lo Spirito Santo» (Att. 8, 16-17). Questa comunicazione sacramentale dello Spirito sopravviverà nel cristianesimo e sarà effettuata sia con l'imposizione delle mani che con l'unzione. Essa costituisce il sacramento di conferma che conferisce propriamente il dono dello Spirito e i doni dello Spirito Santo. Si può constatare la straordinaria importanza che ha assunto nel cristianesimo primitivo dalle esagerazioni stesse di cui è stato oggetto. Tertulliano vedeva nel battesimo d'acqua soltanto la remissione dei peccati; gli gnostici vi vedevano il sacramento dei principianti e, nell'unzione, il sacramento dei perfetti.
Ma queste osservazioni non spiegano un altro .fatto evangelico ugualmente certo e che ricostituisce un anello di congiunzione che fino ad ora mancava. Gesù ha stabilito che la nuova nascita che Egli comunica a coloro che hanno fede in Lui, facendoli partecipi della gloria della sua risurrezione, si sarebbe fatta con il segno di un battesimo di acqua: « Chi non rinascerà per acqua e Spirito Santo, non entrerà nel Regno di Dio» (Giov. 3, 5). Ed egli manderà i suoi Apostoli a battezzare tutte le genti con un battesimo di acqua. Ciò significa che prima che discenda il dono dello Spirito ad operare la conferma, vi è un'azione dello Spirito che distrugge l'uomo peccatore e compie la risurrezione dell'uomo nuovo. « Lo Spirito - come dice sant'Ireneo - ci dà al Verbo» ed a sua volta il Verbo « ci distribuisce lo Spirito» (Adv. Haer. 4, 27). Così l'uomo sale di gloria in gloria.
Una relazione sicura appare dunque fra il battesimo di Giovanni ed il Battesimo sacramentale cristiano. In effetti, il segno con il quale lo Spirito ci dà al Verbo, comunicandoci la vita del Figlio unico («ma avete ricevuto uno Spirito di figli adottivi per cui gridiamo: Abba, Padre» [Rom. 8, 15]), è un battesimo d'acqua. Ora, l'origine di questo rito è certamente il battesimo di Giovanni. Gesù l'ha preso da Giovanni e gli ha infuso un contenuto nuovo rendendolo apportatore dello Spirito.
Il battesimo di Gesù è infinitamente superiore
al battesimo di Giovanni, ma è il battesimo di Giovanni che diventa il simbolo dell'effusione dello Spirito. Il Cristo è venuto non a distruggere ma a perfezionare; come ha ripreso le realtà dell'antica Alleanza per conferire loro un valore nuovo, così ha ripreso il battesimo di Giovanni per fame il segno della comunicazione della sua vita confermando con tale atto che questi veniva proprio da Dio. Così l'effusione dello Spirito sopra Gesù, dopo il suo battesimo nel Giordano, manifesta chiaramente una relazione fra i due avvenimenti; ponendo fine al ruolo del precursore, Gesù sottolinea però la sua continuità con lui riprendendo, quale segno del compimento, il medesimo segno con il quale Giovanni l'aveva preparato.

[1] Cfr. O. CASEL, Le Bain nuptial de l'Église,. «Dieu Vivant» n. 4, 1945, pp. 44-49.
[2] Vedi su questo argomento: J. YSEBAERT, Greek Baptismal Terminology, Nijmegen, 1963, pp. 40-64.