PRECEDENTE   PIERO GHEDDO  SEGUENTE

LEOPOLDO PASTORI
missionario monaco
della Guinea- Bissau (1939-1996)


EDITRICE MISSIONARIA ITALIANA

Prefazione di mons. Giuseppe Merisi

Introduzione dell'Autore

II. GIOVANE SACERDOTE A SOTTO IL MONTE (1969-1974)

Il 28 giugno 1969 il vescovo emerito di Lodi, mons. Tarcisio Benedetti, ordina sacerdote padre Leopoldo. I suoi padrini sono il rag. Giuseppe Camagni (già direttore dell' orfanotrofio in cui Leopoldo è vissuto 12 anni) e il signor Vincenzo Ponzoni, padre del don Giuseppe che l'ha mandato in seminario, e titolare della ditta in cui Leopoldo ha lavorato per quattro anni. "In parrocchia c'è tanto entusiasmo mio e per me: quanti doni, soprattutto spirituali, e quanta gioia attorno: casa, oratorio, chiesa, ammalati. Ti rendo grazie, Signore!".

Il giorno prima di essere ordinato sacerdote, padre Pastori riceve, con i suoi compagni di classe, la "destinazione" dai superiori: alcuni, fortunati, partono subito per le missioni; altri debbono attendere alcuni anni impegnandosi in qualche servizio nei seminari e nelle case dell'Istituto in Italia. Leopoldo è mandato nel seminario minore di Sotto il Monte, donato al Pime e costruito da papa Giovanni XXIII nel 1962-1963. Erano gli anni euforici e turbolenti del "Sessantotto" e della "contestazione" che, pur portando anche frutti positivi nella società e nella Chiesa, erano animati da una tale radicalità e rabbia ("volevano tutto e subito" è stato detto) da buttare all'aria ogni struttura e ogni regola e sconvolgere menti e cuori: la fede di tipo tradizionale devozionale e obbediente era messa a dura prova ("L'obbedienza non è più una virtù" era uno slogan di quei tempi). Padre Leopoldo è un giovane come gli altri, ma anche in questo periodo di grandi cambiamenti mantiene la calma necessaria per continuare nella preghiera e nella sua metodicità di vita. 
Quando Pastori va a Sotto il Monte nel settembre 1969, il seminario missionario era aperto da cinque anni e aveva prodotto un buon numero di seminaristi che passavano al liceo e alla teologia. Proprio in quegli anni nella Chiesa italiana si era acceso un forte dilemma: tenere aperti i seminari minori o chiuderli? La tendenza dominante nel Pime era di chiuderli, per curare meglio le vocazioni dai seminari e dai sacerdoti diocesani (1) e le "vocazioni adulte". Infatti, in seguito a nutriti dibattiti, questa tendenza prevale nel Capitolo generale di "aggiornamento post-conciliare" (Roma, 1971.1972), che dispone la chiusura graduale dei nove seminari minori (di vario tipo) che allora avevamo in Italia: in ordine di fondazione, Genova (1920), Ducenta (Caserta, 1921), Treviso (1922), Gaeta (1929), Vigarolo (Lodi, 1950), Sassari (1951), Mascalucia (Catania, 1954), Cervignano (Gorizia, 1959) e Sotto il Monte (Bergamo, 1965).

Il seminario di Bergamo accetta gli alunni di Sotto il Monte

Non dev'essere stato facile, per Leopoldo come per altri giovani missionari, assumere un incarico importante nel campo della formazione sacerdotale in una struttura che già era destinata a chiudere entro breve tempo. Padre Raffaele Magni (2), rettore a Sotto il Monte in quel tempo e membro del consiglio regionale del Pime, ricorda che, nel dibattito di quegli anni sui seminari minori, Leopoldo era contrario alla loro chiusura perché vi vedeva ragazzi con buone possibilità di riuscita; ed era già stato mandato a Sotto il Monte quand' era ancora chierico di teologia a Milano. Con i ragazzi, dice Magni, aveva un ottimo rapporto e anche con i professori laici che venivano in seminario ad insegnare sapeva mantenere rapporti cordiali (3).
Nei cinque anni di Sotto il Monte fino alla partenza per la Guinea-Bissau (1969-1974), Leopoldo svolge il suo compito con dedizione: inizia come assistente degli alunni e dopo due anni diventa rettore del seminario missionario. In obbedienza al Capitolo del 1971-1972, egli si interessa fattivamente per trovare un'alternativa al seminario minore: far accettare gli alunni della scuola media di Sotto il Monte nella scuola del seminario diocesano di Bergamo a Clusone. Con lettera del 31 gennaio 1972 (4) comunica a p. Ovidio Nebuloni (superiore regionale a Milano) "tutti i passi fatti finora circa l'unificazione delle nostre medie con il seminario diocesano di Bergamo" e assicura che "è stato fatto il possibile"; e informa Nebuloni che quel giorno stesso ha avuto un incontro con mons. Rettore del seminario di Bergamo, per "stabilire una certa ufficialità o formalità della proposta". Pastori aveva ricevuto !'incarico da p. Lorenzo Chiesa, incaricato dei seminari del Pime e assistente generale del superiore mons. Aristide Pirovano. li 2 febbraio 1972 scrive a p. Chiesa (5) mandandogli

l'ultimo foglio degli sviluppi avuti circa l'unificazione delle medie. Anche oggi sono stato tutto il giorno con l'équipe di Clusone [semirlario minore di Bergamo, n.d.r.] per organizzare insieme la Quaresima con attività formative e attività missionarie. Inoltre dal16 al 19 febbraio andrò a predicare gli Esercizi a Clusone ai ragazzi. La collaborazione è già spinta all'unificazione: i miei confratelli mi seguono.

Il 13 aprile 1972 Leopoldo scrive a p. Ilario Trobbiani, vicario generale del Pime 6, per inviargli "la mozione finale dei padri giovani di Sotto il Monte" riguardo all'unificazione del seminario Pime con quello di Bergamo, "di cui si sta preparando il documento per l'intesa fra le parti"; e aggiunge che "potrebbero venire anche alunni da Vigarolo, quelli dell' attuale quarta ginnasio e prima magistrale". Infatti anche nel vicino seminario del Pime di Vigarolo (Lodi) si studiava come arrivare alla sua chiusura, per obbedire alla decisione del Capitolo.
L'accettazione dei seminaristi del Pime nel seminario di Bergamo si compie in tempi brevi. Nell' anno scolastico 19721973 i seminaristi delle medie superiori di Sotto il Monte e di Vigarolo rimanevano in comunità nel nostro seminario, ma andavano a scuola a Bergamo: ogni giorno ci volevano due ore e più tra andare al mattino e tornare nel pomeriggio, avevano acquistato un pulmino per portare ogni giorno i seminaristi, ma c'era anche il pullman di linea che andava a Bergamo. L'esperimento è durato poco anche perché il seminario di Bergamo, essendo aumentati in quegli anni i suoi alunni, non aveva più spazio per accettare anche gli esterni. Il seminario di Sotto il Monte chiude poi all'inizio degli anni Ottanta e l'animazione vocazionale dell'Istituto si orienta più sui ragazzi delle medie superiori e del liceo e verso le "vocazioni adulte" (il cui seminario era a Firenze).
Negli anni in cui padre Pastori è a Sotto il Monte era molto viva nei giovani missionari in Italia (ma anche nelle missioni) l'idea della "formazione continua" specialmente nei primi anni di sacerdozio. Erano gli anni della" contestazione" nella società civile e nella Chiesa e dello sbocciare di idee e prospettive nuove in campo teologico, che riguardavano anche la pastorale e la vita personale del sacerdote. Nel dicembre 1971 padre Leopoldo si mette d'accordo con i 15-18 giovani missionari nei seminari del Pime nel nord Italia (Sotto il Monte, Treviso, Vigarolo, Firenze, Genova, Cervignano) per una "tre giorni" (3-5 gennaio 1972) di incontro, preghiera, dibattito nella casa del Pime di Firenze-Careggi e scrive a padre Carlo Colombo, vicario generale del Pime, affinché venga a predicare e moderare quell'incontro, "allargando la nostra problematica e aiutandoci per un orientamento" (7).
I temi che p. Colombo dovrebbe trattare sono: vocazione missionaria di Paolo e sua docilità allo Spirito Santo; preghiera e povertà del missionario; senso profondo della vita comunitaria nelle missioni: valori da evidenziare come vocazione da vivere; testimonianza da dare come preti missionari. Ma quel gennaio 1971 era l'ultimo mese del Capitolo generale di aggiornamento post-conciliare durato sette mesi (29 maggio 1971 - 21 gennaio 1972), nel quale padre Carlo Colombo era ancora vicario generale del superiore mons. Aristide Pirovano. La sua presenza a Firenze non era possibile e l'incontro non si poté realizzare. Ma l'iniziativa presa da padre Leopoldo dimostra la sua preoccupazione di offrire a se stesso e ai suoi giovani compagni la possibilità di pregare e discutere assieme, sotto la guida di un biblista e teologo sicuro come padre Carlo, quale posizione tenere in quel tempo di grandi cambiamenti in cui non era facile mantenere la giusta direzione (8).

Una visita alle missioni in Guinea-Bissau (1972)

A Sotto il Monte, padre Pastori è "assistente ragazzi dal 1969 al 1971" e "rettore del seminario dal 1971 al 1974» (9). È molto impegnato nell' animazione missionaria soprattutto fra i giovani: visita parrocchie, seminari, scuole, oratori, associazioni. Ha buone doti per essere un ottimo animatore: è simpatico, parla bene, sa suonare e cantare, è un missionario entusiasta della sua vocazione, quindi trasmette ai giovani quella passione che gli dà senso e gioia nella vita. Ricordo che in quegli anni, mentre ero direttore di "Mondo e Missione" e mi avevano invitato a parlare a Bergamo, Leopoldo era venuto alla mia conferenza pomeridiana e poi ci siamo fermati a cena dal parroco. Era contento di fare l'animatore, ma sentiva la necessità di fare una visita alle missioni per avere esempi concreti e personali da raccontare; e soprattutto perché la permanenza in Italia incominciava a pesargli. Il 14 gennaio 1972 scrive a padre Chiesa, chiedendo di poter fare un' esperienza in missione (10):

lo sento davvero il bisogno di andare in missione, come già da tempo avrei dovuto avere la destinazione, secondo anche gli interessamenti di p. Nebuloni... Dovendo fare un lavoro nella comunità missionaria (di Sotto il Monte), desidero vivissimamente fare un'esperienza missionaria concreta e non solo nei desideri o nelle congetture ideali... Mia intenzione: andare in India o in Africa (spese del viaggio a mio carico) durante i mesi estivi e ritornare avendo anche una destinazione già fissata, per cui in questi due-tre anni di lavoro nella comunità missionaria e coi ragazzi possa portare un desiderio concreto anche della missione che ho visto e a cui sono indirizzato, interessando e animando...

Voleva andare in India e nel marzo 1972 va con padre Mario Missiato in Inghilterra per studiare un po' d'inglese (11); però dopo aver tentato invano di concretizzare il viaggio, si orienta per la Guinea-Bissau. Poco dopo, il 5 maggio 1972, scrive a p. Mario Faccioli, superiore del Pime in Guinea (12), comunicandogli che ha ottenuto il permesso di andare a visitare la missione in estate da parte di padre Severino Crimella, superiore regionale del Pime a Milano. Non vuoI essere di peso, anzi sta già studiando il portoghese e si mette a disposizione.

Non voglio fare il viaggio della missione, ma inserirmi in essa (anche se solo per due mesi) per ricaricarmi missionariamente, dovendo poi ancora lavorare per due o tre anni come animatore del Seminario di Sotto il Monte.

La destinazione definitiva per la Guinea la chiede ufficialmente a p. Trobbiani, assieme a p. Guerrino Vitali, il 3 ottobre 1972, prima della visita alla missione (13); e 1'8 novembre 1972 parte per Lisbona e Bissau con fratel Giovanni Bassani (anche lui in visita), con la sorella di p. Enrico Cazzaniga e p. Luigi Tiziani, che tornava in missione da una vacanza in Italia. Padre Benedetto Borgato racconta che in quel mese e mezzo in cui è rimasto in Guinea, Leopoldo è stato quasi sempre con lui a Bubaque, nelle isole Bijagos allargo della capitale Bissau (14):

Quando è stato con me a Bubaque era venuto assieme a fratel Giovanni Bassani, che ha dipinto la nostra chiesa facendo un bel lavoro. Leopoldo invece ha cominciato con la musica, aveva la tromba e insegnava i canti, andava nei villaggi, ma soprattutto nella scuola missionaria che avevamo in casa, che poi hanno preso le suore brasiliane. Una scuola elementare di quattro classi con più di cento alunni, costruita nel 1966 con l'aiuto di Mani Tese.
Non sapeva la lingua, ma con i ragazzi se la cavava lo stesso: insegnava i canti, alcuni giochi, stare con i giovani era il suo pane. A Bubaque c'era anche la scuola governativa, ma riservata ai "civilizzati" che avevano la carta d'identità portoghese, anche se allora, in vista dell'indipendenza, la scuola governativa cominciava ad allargarsi a tutti. Ma al tempo dei portoghesi, chi non era "civilizzato" non andava alla scuola del governo, veniva a quella missionaria. Leopoldo era un tipo con cui si stava volentieri assieme e andava bene con la gente, aveva un fascino speciale per i giovani. In quel mese e mezzo che è rimasto con me si distingueva per la pietà, la preghiera, era un uomo stimato, sempre tranquillo e sereno, aperto con tutti.

Al termine della visita in missione, il 23 dicembre 1972, mentre sta per ripartire dalla Guinea per l'Italia, Leopoldo scrive a mons. Pirovano una bella lettera, in cui ringrazia per l'esperienza fatta in missione e anche per aver ricevuto la predestinazione per la Guinea (15):

La ringrazio di avermi lasciato fare questo incontro con la missione e più ancora di avermi dato la "predestinazione", così che ora il mio impegno nel seminario è teso ancor più ad una ricerca concreta missionaria, per me e per gli altri. Ho incontrato tutti i padri, trovandomi bene con tutti, in una fraternità che davvero non aspettavo così cordiale.

In seguito a quell'esperienza missionaria Pastori incomincia a vivere col pensiero fisso alla "sua" missione, come risulta dalle lettere che spedisce ai padri incontrati in Guinea. Ad esempio, il 27 gennaio 1973 scrive a p. Mario Faccioli, ringraziando per "la cordiale e fraterna ospitalità" (16):

I due mesi passati presso le nostre missioni mi hanno aiutato moltissimo a verificare concretamente le mie idee e speranze sulla vita missionaria. Anche se non molto mi sento di condividere come metodo (però non mi sento nemmeno minimamente di giudicarlo, perché sono incompetente ed estraneo), però mi ha fatto capire che la missione della Guinea è aperta, nella tensione di una evangelizzazione che condivida di più la vita degli africani.

Ritornando a Sotto il Monte, Pastori lancia la campagna di raccolta quaresimale per la Guinea: "Nel loro tempo libero e durante le ricreazioni, i ragazzi [del seminario] si impegnano a fare molti lavori, che poi vengono venduti o messi all' asta fra i genitori e gli amici. Tale iniziativa sarà presa anche dal Seminario diocesano di Bergamo". Dopo Pasqua, riesce a mandare il crocifisso per la chiesa di Bubaque e un mini-organo elettronico per il seminario, "su richiesta di p. Battisti". Padre Benedetto Borgato (17), che era tornato per vacanza in Italia, ricorda che in quel periodo dopo la visita di Leopoldo in missione era andato anche lui a Sotto il Monte per accompagnarlo in alcune visite a parrocchie, oratori, scuole e al seminario di Bergamo:

Mi aveva invitato ad andare con lui e sono andato. Basandosi sul viaggio che aveva fatto in Guinea nel 1972, aveva preparato una specie di operetta, di rappresentazione basata sui canti e sulla testimonianza missionaria. Erano incontri interessanti, nei quali anch'io dicevo qualcosa sulla mia lunga esperienza in Guinea (ero là dal 1958); ma Leopoldo era un vero animatore, suscitava entusiasmo per le missioni, sia fra i giovani che fra gli adulti.

"La partenza è partorire una nuova dimensione della vita"

Nel giugno 1974, quando i superiori gli hanno appena dato la destinazione per la Guinea- Bissau, padre Pastori scrive una bella lettera a padre Giulio Barlassina, a quel tempo superiore regionale del Pime in Guinea 18. Gli comunica che finalmente è arrivata la destinazione definitiva per la missione, che è stata in forse fino all'ultimo ed è risultata 

un parto davvero doloroso e difficile... perché non si trovava nessun sostituto. Siamo arrivati a questo punto: nessuno più vuole fermarsi in Italia e quelli che ci sono rischiano di mettere radici e invecchiare... Sto leggendo in portoghese notizie sul "Boletim Cultural da Guiné Portuguesa", che risalgono a circa dieci anni fa e più; purtroppo in biblioteca non ho trovato altro in portoghese e mi accontento di farmi un certo volume di conoscenze circa le varie tribù. Circa la mia salute sto bene: il famoso virus dell' epatite è ancora nel sangue, ma sta buono buono e i dottori mi dicono che non sanno dirmi nulla di incoraggiante né cure particolari. Comunque sto bene e penso che come è venuto, così silenziosamente se ne vada.
Gradirei avere le vostre riflessioni e orientamenti che scaturiscono dai vostri incontri; mi aiuterà per riflettere e cercare di inserirmi il più possibile. La (mia) buona volontà è enorme, penso sia al massimo delle mie capacità, ma sono aumentati, o almeno ora ne sono piùconsapevole, tutti i miei limiti ingigantiti dall' esperienza di questi anni... Riguardo al mio far missione ho pensato parecchio, in seguito anche ai nostri colloqui. Tu sai benissimo cosa penso e quali capacità io posseggo. Non voglio avere pregiudizi o calcoli prefabbricati: io vorrei imparare bene la lingua di una tribù, sforzarmi di studiarla per sentirmi uno di loro, nella condivisione davvero cristiana, anche se non so come e dove devo incominciare (qui vale l'esperienza dei fratelli).

 

Nell'agosto 1974, poco prima di partire, scrive a padre Ermanno Battisti, nuovo superiore regionale della Guinea 19, manifestando il suo scrupolo di essere un elemento attivo e ben inserito nella missione:

In questi tempi la mia preoccupazione è impostare bene i primi mesi africani: sento importantissimo studiare la lingua portoghese (che sto un po' accostando coi dischi, ma sono lontano) e il criolo. Se non so bene la lingua, per me cade molto di ciò che si può fare, di rapporti, di condivisione, di conoscenza e inserimento di valori cristiani nella cultura locale. Tu conosci i miei intendimenti e come inizialmente desideri evitare tutto il resto, pur di studiare e conoscere il mio campo di lavoro.

Nel settembre 1974, a 35 anni, Leopoldo Pastori compie il distacco lungamente preparato e atteso: parte per la missione, lascia l'Italia con l'intenzione di spendere tutta la sua vita fra gli africani della Guinea-Bissau. Ha già superato la metà della sua breve esistenza (morirà infatti a 57 anni), ma ha ancora l'entusiasmo di un giovane che ha davanti a sé, come tutti i missionari alla prima partenza, un futuro denso di attività e pieno di realizzazioni. Nel Diario scrive (30 settembre 1974):

Tu, Signore, mi dai la forza di partire, sono felice... col magone. La mamma mi incoraggia: "Va e turna minga indré". È necessario soffrire per entrare nel tuo regno, mio Dio. La partenza è la morte feconda, è il partorire una nuova dimensione della vita. È lasciare per lasciarsi prendere dal Signore e non essere più separato da Lui. Ti rendo grazie, Signore.


Il saluto di Leopoldo nel partire per l'Africa
(1974)

L'Archivio del Pime conserva la prima "Lettera agli Amici" ciclostilata, in data settembre 1974 2°: un bel testo che vale la pena di leggere per introdurci con tenerezza nella mentalità del giovane uomo Leopoldo Pastori, che non possiamo non amare:

Carissimi, con trepida gioia vi annunzio la mia partenza per la missione. Dopo cinque anni di sacerdozio fra i giovani seminaristi della Comunità missionaria del Pime a Sotto il Monte, inizio a giorni una vita nuova in Guinea-Bissau nell'Africa occidentale.
Per giungere a questo momento decisivo il Signore mi ha preparato con infinita bontà. La nascita in una famiglia povera, la perdita del padre e della sorella maggiore nell'immediato dopoguerra, il lavoro instancabile di mia madre mi hanno educato al senso duro e onesto della vita. Ho trascorso dodici anni nell'Orfanotrofio maschile di Lodi, incontrando molte persone e coetanei che mi hanno aiutato a crescere, guidato soprattutto dall' affetto paterno del Direttore.
Illuminato dal desiderio missionario, sono entrato nel Pontificio Istituto Missioni Estere. Molti sacerdoti lodigiani e padri missionari mi sono stati fraternamente vicini, aiutandomi spiritualmente ed economicamente a realizzare la mia vocazione. Ora conoscete il mio cammino e con me vogliate ringraziare il Signore Gesù di avermi fatto scoprire il suo amore nella donazione missionaria. Questo amore mi spinge a partire per l'Africa:
- parto nel suo nome e per suo amore perché solo così sento giusta la mia vita;
- parto per convertirmi sempre più al Vangelo che voglio vivere a fondo;
- parto per condividere le gioie e i dolori dei miei fratelli d'Africa, che ho già conosciuto e incominciato a stimare nei loro valori umani;
- parto nella fiducia di servire i poveri, nella speranza di vivere africano fra gli africani testimoniando fedelmente Cristo.
Per ritrovarci e ringraziare insieme il Signore vi invito sabato 15 settembre a partecipare nella chiesa parrocchiale di San Rocco in Borgo a Lodi alla funzione di saluto nella quale S.E. mons. Giulio Oggioni, vescovo di Lodi, a nome della Diocesi Lodigiana mi consegnerà il Crocifisso e la Bibbia.
Grazie a voi, parenti, amici e benefattori, che mi avete aiutato e mi incoraggiate a partire, sicuro che il vostro affetto continuerà sempre. lo vi ricorderò, soprattutto nella preghiera, perché lo Spirito Santo sostenga anche voi, riempiendovi della sua benedizione. Vostro affezionatissimo Leopoldo.

Questo bel testo di saluto era preceduto, pochi giorni prima, dalla "Lettera della mamma di un Missionario partente per l'Africa" che il settimanale diocesano "Il Cittadino" pubblicava il 30 agosto 1974. Probabilmente questo toccante documento è stato scritto da un redattore del giornale che intervistava la mamma di Leopoldo, ma esprime comunque i sentimenti profondi di donna fortunata, che ha come figlio un sacerdote. Anche questo è un documento da leggere, come messaggio per tutte le mamme e per i giovani: frasi che nella semplicità dell'espressione compendiano tutta la vita e il coronamento di un esistenza.

Mio carissimo figlio, fin da quando tu sei nato ho sempre pregato il Signore perché tu fossi consacrato a Lui come sacerdote. TI Signore ha ascoltato le mie povere preghiere... Quando sei stato consacra. to sacerdote nella bella cattedrale di Lodi, io ero la mamma più felice del mondo. Ho chiesto al Signore che mi desse la grazia di vederti partire per la tua missione; e il Signore buono anche stavolta mi ha accontentata... Anch'io parto con te, perché non ti lascerò solo mai un istante. Devo partire col cuore, con 1'anima, perché il mio corpo è stanco e vecchio e deve distaccarsi da te. La mia preghiera e il mio sacrificio vogliono essere sempre la tua guida. Solo in questo troverò la gioia di essere sempre con te, perché sono sempre stata insieme a te.
Ecco, figlio mio, vorrei dirti moltissime cose in questi ultimi giorni in cui stiamo insieme, ma tu conosci i sentimenti di tua madre, hai ascoltato tante volte le sue preghiere e la gioia di aver messo alla luce un uomo nel quale Cristo continua la sua missione di salvezza, una gioia che soltanto la madre del sacerdote missionario riesce pienamente a conoscere e a gustare. Non avvilirti mai nel tuo lavoro, non lasciarti abbandonare nella solitudine che tante volte attanaglia il cuore umano. Non cercare fuori della tua vocazione un conforto umano e illusorio. La tua fedeltà, ne sono sicura, ti aiuterà a superare ogni momento di scoraggiamento, di solitudine, di debolezza, se non abbandonerai la preghiera nella quale la Messa continua in ogni ora della giornata. In essa mi avrai sempre vicina col desiderio ardente che tu possa approfittare di ogni momento di grazia che il Signore ti dona per rivelare ai tuoi fratelli la Sua presenza viva.
Io aspetterò ogni giorno il tuo ritorno, fra sei o sette anni, perché vorrò sentire da te le meraviglie del Signore, che opera sempre miracoli, specialmente fra le persone più povere del mondo. E se il Signore dovesse chiamarmi per portarmi con sé, allora davvero camminerò con te sulle strade della tua missione, per intercedere dal Signore forza per il tuo corpo e santità per la tua anima. Parti, e il Signore ti benedica con i tutti i tuoi poveri dell'Africa. Tua mamma Francesca.

 

La Guinea-Bissau quando p. Leopoldo arriva in missione (1974)

Nel settembre 1974 padre Leopoldo parte per il Portogallo e la Guinea, accompagnato da padre Benedetto Borgato (21) che ritorna in missione e ricorda:

Quando siamo partiti dall'aeroporto di Linate, oltre a parenti e molti amici, da Sotto il Monte sono venuti i ragazzi del seminario del Pime a salutarlo e hanno fatto una grande festa. lo ho accompagnato lui e p. Bianchi a Lisbona dove siamo arrivati il 30 settembre, e poi a Bissau il 1º ottobre. Erano i tempi dell'indipendenza della Guinea dal Portogallo e c'era in giro una grande animazione popolare.

Quando padre Leopoldo arriva a Bissau il 30 settembre 1974, la situazione della Guinea era di grande incertezza: siamo ai primi giorni dell'indipendenza di questo piccolo paese dell'Africa occidentale, che ha avuto 400 e più anni di occupazione portoghese (dal 1446) e una quindicina d'anni di "guerriglia di liberazione" e di boicottaggi (22). Senza spargimento di sangue, il 25 aprile 1974 in Portogallo la "Rivoluzione dei garofani", compiuta dai giovani ufficiali appartenenti al Movimento delle Forze Armate, abbatte il regime neo-salazarista 23 e instaura il regime democratico, avviando consultazioni con i movimenti di liberazione dei territori portoghesi d'oltremare per concedere l'indipendenza. li 10 settembre 1974 la Guinea raggiunge la piena indipendenza riconosciuta dal Portogallo (24).
L'eredità più pesante del periodo coloniale è che prende il potere il regime filo-sovietico e filo-cubano del Paigc, di chiara impronta comunista. Per dare un'idea della "sovietizzazione" imposta dal Paigc al popolo, basta citare un'intervista concessa nel 1974 da Vasco Cabral, della famiglia di Amilcare e responsabile dell'ideologia del partito unico; alla domanda se la Costituzione preveda la possibilità che sorgano altri partiti, Cabral risponde (25): "Sono sicuro che non ci saranno altri partiti, perché non sono necessari. È il Paigc che ha portato il popolo alla vittoria e che esprime la volontà del popolo".
Il Paigc realizza in Guinea: dittatura ideologica e poliziesca del partito unico, statalizzazione dell' economia e dei servizi pubblici, scuola e organismi gio
vanili statali orientati ad una formazione militante che comprende anche l'ateismo di stato. Eppure, nell'atmosfera "sessantottina" di quegli anni in Italia, la salita al potere di regimi "popolari" come questo in Guinea era esaltata da gran parte della stampa (compresa quella missionaria) come un risultato positivo nel cammino di "liberazione" dell'Africa per un miglioramento del livello di vita. La realtà, com'è noto, è stata del tutto diversa. La mancanza di personale preparato ad assumere le strutture lasciate dalla colonia e la requisizione dei servizi sociali delle missioni (scuole, pensionati per studenti, dispensari medici e ospedali) portano in breve tempo al crollo dell' economia e ad un graduale peggioramento del livello di vita.
La Chiesa però, a parte l'insegnamento dell' ateismo nelle scuole, non può lamentarsi dei tempi nuovi. Contrariamente a quanto è successo negli altri regimi comunisti in Mrica, il Paigc non ha mai perseguitato la Chiesa e ha continuato ad ammettere l'ingresso di giovani missionari dando libertà di evangelizzare, anche perché numerosi missionari usavano pazienza e nutrivano una certa simpatia per il Paigc. Inoltre, quasi tutti i nuovi capi avevano frequentato le scuole della missione e parecchi di essi erano stati mandati in Portogallo o in Italia per continuare gli studi e laurearsi a spese della Chiesa e dei missionari (26).
Nei primi mesi e anni dopo !'indipendenza la comunità del Pime si è divisa, come allora avveniva in ogni comunità e istituzione ecclesiale in Guinea. Tutti si chiedevano: quale giudizio dare del regime? Quali rapporti devono esserci fra la Chiesa e le autorità del partito unico? Schematizzando molto, si può dire che vi erano due atteggiamenti (27):
1) I "progressisti" ritenevano il Paigc ben intenzionato a "servire il popolo" e, vedendo le enormi difficoltà che il partito incontrava soprattutto nel campo della scuola e della sanità(dopo la nazionalizzazione di questi servizi), pensavano fosse
dovere dei missionari collaborare il più possibile con lo stato, mettendosi al suo servizio per i problemi educativi e sanitari. In questo quadro si comprendono alcuni giovani missionari del Pime che diventano alti funzionari del Ministero dell'Educazione e del Ministero della Sanità.
2) I "tradizionalisti" erano su posizioni di opposizione al Paigc e vedevano quasi solo gli elementi negativi della situazione, che non erano pochi. Dicevano: non bisogna lasciarci fagocitare dal partito, che presenta a noi un volto sorridente perché ha bisogno di noi, ma ci strumentalizza e ci toglie la libertà di critica; inoltre, temevano che i missionari a servizio dello stato e del partito avrebbero finito per sposarne anche l'ideologia e per allontanarsi dalla Chiesa (come per qualcuno è successo). li Paigc, anche se ha dato libertà alla Chiesa, ha poi deluso tutti, compresi quelli che si erano messi al suo servizio; ma nei primi tempi dopo l'indipendenza, il non aderire alle richieste del partito e l'opporsi alle "vie nuove" dei missionari giovani creava divisione nella Chiesa e nel Pime.
Leopoldo giunge in missione quando stava iniziando questo periodo storico dopo l'indipendenza del settembre 1974 e vi rimane per quattro anni, fino al 1978, quando deve tornare in Italia per l'aggravarsi della sua epatite. Qual era la sua posizione in questo tempo di grandi contrasti, quando dovette intervenire anche la direzione generale. del Pime nelle vicende interne del Pime in Guinea? Come si è comportato, il giovane missionario che conosciamo in Italia e a Sotto il Monte, in una situazione così incerta e non facile da giudicare? Lo vedremo nel capitolo seguente.

 

NOTE

[1] Il Pime aveva una grande tradizione riguardo a queste vocazioni di sacerdoti e seminaristi delle diocesi all'Istituto, nato nel 1850 come "Seminario lombardo per le missioni estere" per mandare in missione i sacerdoti diocesani viventi in comunità ma senza voti religiosi e consacrati esclusivamente alla "missione ad gentes". Questa formula era durata dalla fondazione al 1920 con l'apertura del primo seminario minore a Genova. Negli anni Settanta si chiudono i seminari minori per tornare all' antica tradizione, ma la rapida diminuzione delle vocazioni sacerdotali che allora stava iniziando e il fatto che le singole diocesi mandassero in missione i loro sacerdoti fidei donum hanno ostacolato questa fonte preziosa di vocazioni missionarie per il Pime.
[2] Intervista telefonica da Milano a Sotto il Monte il 17 agosto 2005.
[3] Per iniziativa di Magni, la scuola media statale di Carvico aveva aperto una sua sezione nel seminario di Sotto il Monte, frequentata dai seminaristi del Pime e dagli alunni di Sotto il Monte, che non dovevano più andare fino a Carvico.
[4] AGPIME, 100, 1288, VI, 508. 
[ 5] AGPIME, 100, 1288, VI, 509.
[6] AGPIME 100, 1288, VI, 511.
[7] Lettere del 27 novembre, 14 e 23 gennaio 1971 (AGPIME, 100, 1288, VI, 503,504,505.
[8] Per ambientare meglio quegli anni, ricordo che alla fine degli anni Sessanta e inizio Settanta il seminario teologico del Pime a Milano si caratterizza per un frequente cambio di personale formativo e insegnante: segno evidente che fra direzione generale e personale del seminario c'erano disaccordi di fondo. Nell'estate 1974 mons. Pirovano chiuse il seminario teologico a Milano per un intero anno scolastico, perché la direzione generale non riusciva a orientare la formazione teologica e spirituale degli alunni. I quali in quell'anno vennero mandati in varie case dell'istituto e seminari diocesani; il seminario riapre l'anno seguente; con regole nuove molto precise e personale tutto nuovo.
[9] Lettera del 24 luglio 1988 da Monza al segretario generale del Pime padre Giuseppe Piazza, AGPIME 100, 1288, VI, 571.
[10] AGPIME 100. 1288, VI, 506. Il31 gennaio 1972 scrive anche a p. NebuIoni facendo la stessa richiesta (pag. 508).
[11] Era già stato in Inghilterra nel 1966 e nel giugno di quell'anno ottiene a Londra, dal Pitman Examination Institute, il certificato di prima classe per i candidati stranieri nei corsi elementari di lingua inglese (AGPIME, 100, I, 1288, 029).
[12] AGPIME 100 1288, VI, 512.
[13] AGPIME 100, 1288, VI, 513.
[14] Ho intervistato padre Borgato due volte per telefono da Milano a Saronno, il 9 giugno e il 4 luglio 2005.
[15] AGPIME 100,1288, VI, 515. 
[16] AGPIME 100, 1288, VI, 516.
[17] Intervistato a Saronno il 9 giugno 2005.
[18] Lettera a padre Giulio Barlassina, allora superiore regionale, del 28 giugno 1974 da Sotto il Monte (AME 100, 1288,524).
[19] AME 100, 1288,526, lettera del 1'11 agosto 1974 a padre Ermanno Battisti.
[20] AGPlME 100, 1288, VI, 623.
[21] Intervistato per telefono a Saranno.
[22] il Paigc (Partito africano per l'indipendenza della Guinea e di Capo Verde) è fondato il 19 settembre 1956 a Bissau da un gruppo di intellettuali e di studenti come movimento clandestino, e nel gennaio 1963 incomincia azioni di boicottaggio e di guerriglia partendo dalla Guinea-Konakry e dal Senegal.
[23] Antonio de Oliveira Salazar (1889-1970) aveva governato il Portogallo nel 1932 al 1968. Nel 1974 era al potere Marcelo Caetano (1906-1980), poi esule in Brasile, che stava preparando gradualmente l'indipendenza dei "territori portoghesi d'oltremare".
[24] Il Paigc aveva già dichiarato l'indipendenza dal Portogallo, in modo unilaterale, il 24 settembre 1973, ma l'indipendenza concordata col Portogallo e accompagnata dalla partenza dell'esercito portoghese (circa 25.000 militari) è del 10 settembre 1974.
[25] G. Terrani e K. Sesana, Guinea Bissau. I.:ora della libertà, Mani Tese, Milano 1974, pagg. 37-43.
[26] Nyerere, presidente in quegli anni della Tanzania e cattolico praticante, visitando la Guinea-Bissau nel 1975, aveva raccomandato a Luis Cabral di non espellere i missionari perché la loro presenza poteva essere di aiuto, com' era successo in Tanzania.
[27] Vedi P. Gheddo, Missione Bissau. I 50 anni del Pime in Guinea-Bissau (1947-1997), Emi 1999, pagg. 177-214 ("TI difficile passaggio all'indipendenza 1972-1976") e 215-253 ("La Chiesa nella rivoluzione, 1977-1982").