MISSIONE SPERANZA

CASA SAN GIUSEPPE    IL CAMMINO DELLA MISSIONE:    DIARIO

CONTEMPLAZIONE E TRASFIGURAZIONE

Abbiamo celebrato la festa di San Giuseppe, patrono della casa,
con una giornata di ritiro e preghiera per la pace.
Il cammino della missione è un cammino che sempre ricomincia,
attingendo nella contemplazione il dono della trasfigurazione.

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Il cammino della missione incomincia con la consegna del Crocifisso... compagno di viaggio, strada su cui camminare, meta del cammino! Alla partenza, però, si pensa al paese dove si è stati destinati. Ci sono i preparativi, i saluti e ... il viaggio... All’arrivo ci si trova ad incominciare da zero: c’è una lingua da imparare, una cultura da conoscere, l’adattamento alla nuova situazione... e tutto questo richiede tempo. Il viaggio esteriore ne richiede uno interiore.

La missione non è subito azione: c’è un tempo di viaggio interiore, di contemplazione e trasfigurazione.

Ecco il titolo del nostro ritiro! "Contemplazione e trasfigurazione: cammino della missione".

Mentre si studia lingua e cultura, e non si finisce mai, uno si chiede: «Che cosa sono qui a fare?». Guarda il Crocifisso che ha ricevuto e gira a lui la domanda. Gesù da compagno di viaggio diventa strada. «Sei qui per farmi conoscere – dice il Crocifisso – ma tu, mi conosci? Cammini sulla mia strada?».

«Vogliamo veramente conoscere Gesù? Camminare su di Lui?».

Perché conoscere Gesu? Si è fatto "strada" perché noi potessimo raggiungere la verità e la vita.

Nel Vangelo di Giovanni si legge: «Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo» (Gv 17, 3).

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Il viaggio missionario è quindi un cammino per conoscere l’identità più profonda del Verbo fatto carne in Gesù di Nazareth. Per fare questo non possiamo prescindere da ciò che lo Spirito di Dio ha iniziato a dire di Lui, fin dalle origini del mondo.

Il viaggio in missione apre lo sguardo alla vastità del mondo. Ci si accorge che non è terra di conquista, ma casa di tutti. Da esploratori si diventa pellegrini, e ogni luogo fa parte del tempio del Mistero di Dio.

«I Cieli raccontano la Gloria di Dio...».

Osservare la bellezza del mondo e scoprire la gloria di Dio che si riversa in tutte le sue creature. Ascoltare la natura, ascoltare il linguaggio dei minerali, delle piante, degli animali... educarsi a riconoscere in tutte le cose un sacramento dell’incontro con Dio. L’immersione battesimale ci ha rigenerati, ci ha creati di nuovo, perché noi potessimo rapportarci con il creato senza paura e soprattutto senza cadere nell’atteggiamento idolatrico che mette il creato in contrapposizione con Dio. Ecco il primo livello dell’ascolto della Parola, un livello che si esplicita soprattutto nello stupore: lo stupore di fronte alla bellezza, lo stupore di fronte all’armonia del mondo; lo stupore che, dopo essersi esercitato all’esterno di sé, comincia a permetterci di guardare all’interno di noi stessi, osservando con medesimo stupore le cose belle che Dio ha creato in ciascuno di noi: «Mi hai fatto come un prodigio...Sono stupende le tue opere!» (Salmo 138). Dalla punta dei capelli alla punta dei piedi siamo tessuti da Dio. Non c’è neppure un millimetro della nostra realtà fisica che non appartenga a lui.

Tutti e cinque i sensi del corpo partecipano a questo livello di contemplazione. Cresce la capacità di capire che in questo tempio, in questo spazio, in questo tempo si cela la Parola di Dio. Tutto ciò che è bello, tutto ciò che è buono, non può non venire da Dio.

Man mano che ci si educa a questo ascolto della Parola, che parla attraverso il cosmo, ci si accorge che anche la storia è un tempio. Gli avvenimenti non sono mai senza senso. E il senso della storia non può non essere corrispondente al progetto di Dio. E il progetto di Dio è ancora la pienezza della manifestazione del Figlio. E, quindi, come tutte le cose create sono manifestazione dell’unica Parola di Dio, così tutti gli eventi della storia non possono non essere, a loro volta, manifestazione della Parola di Dio. Essa trova certamente il suo compimento in Gesù di Nazareth, ma si rivela progressivamente a partire da Adamo. Ogni essere umano e ogni agire dell’essere umano di fatto è una continua rivelazione dell’unica Parola di Dio. Riuscire a scoprire questo "filo rosso" che collega tutte le storie degli uomini e delle donne, tutte le storie dei popoli con Gesù di Nazareth, è contemplazione: scoperta che anche la storia è Tempio di Dio. Quanto più il mondo va verso il suo compimento, tanto più ampia è la conoscenza della Parola di Dio che noi riceviamo. L’immersione battesimale ci ha rigenerati, ci ha creati di nuovo, perché noi potessimo rapportarci con la storia come storia di salvezza, storia rivelatrice del progetto salvifico di Dio, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvi.

Questa storia, che ormai è riconosciuta come storia di salvezza, viene raccontata dalla Legge, dai Profeti, dai Saggi. Allora, il modo migliore per poter entrare nel senso nascosto all’interno degli eventi storici, per non perdere di vista il centro della storia stessa, è proprio il sentirceli raccontare, questi eventi, da coloro che hanno ricevuto da Dio stesso, dallo Spirito di Dio, questo "ministero" di raccontare la storia. Ecco perché si leggono l’Antico e il Nuovo Testamento continuamente, perché la Parola di Dio si rivela, si manifesta proprio attraverso i racconti della storia. Sono i tre grandi blocchi dell’Antico Testamento: i libri storici, i libri profetici, i libri sapienziali.

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All’interno di questo accostamento, i Padri monaci antichi scoprirono anche un itinerario che suggerivano a quanti volevano iniziare il santo viaggio: cominciate dai libri Sapienziali.

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Il libro dei Proverbi è la raccolta di tutta la sapienza umana, ciò che è più connaturale alla persona umana. Il libro dei Proverbi è un invito ad allargare, a ricevere tutto l’insegnamento che ci viene dalla storia degli uomini, dall’esperienza degli uomini, dalle capacità artistiche, riflessive degli uomini e tutto far convergere verso il centro.

È un metodo, è l’inizio di un viaggio. Il secondo libro? Il Qohelet! Il libro che relativizza tutto, ridimensiona tutto, educa alla caducità delle cose, educa a vedere la finitudine del mondo rispetto a Dio, educa a scoprire che la storia degli uomini è una storia che passa. Tutto viene utilizzato, tutto viene accolto, tutto viene contemplato, ma tutto viene anche superato. Tutto viene relativizzato per potersi incontrare con Colui il cui volto non è possibile mai vedere.

Anche il cammino della missione procede. Il Crocifisso, ricevuto come compagno e via, si mostra ora come vita del cammino. È la contemplazione del Cristo nel cuore della storia. Gesù stesso interviene e apre la mente all’intelligenza delle Scritture. Come ai discepoli in cammino verso Emmaus, così anche a noi spiega « tutto ciò che lo riguardava nelle Scritture».

Nel vangelo di Luca viene usata la parola "contemplazione" (23, 48): è l’unica volta in tutto il Nuovo Testamento che viene usata questa parola, e si riferisce a Cristo crocifisso fra i due ladroni. È un’immagine che rimanda a quella di Gesù giudice della storia, lo dicono chiaramente le folle che allontanandosi dal Calvario si battono il petto.

La contemplazione diventa trasfigurazione. Leggendo le scritture di Israele, le storie degli uomini, la sapienza umana, tutto ciò che appartiene allo scibile umano e all’esperienza creativa, poetica, artistica dell’uomo, vediamo l’universo cosmico come la realtà al cui centro scopriamo le tenebre che avvolgono Cristo crocifisso. Scopriamo nel mistero della Croce il senso ultimo dell’universo, il senso ultimo della storia, il senso ultimo della Legge, dei Profeti e dei Sapienti di Israele, e dunque anche il senso ultimo della nostra stessa vita personale. Di fronte a Lui siamo messi allo scoperto.

Quando arriviamo a scoprire questo punto immerso nelle tenebre oscure della Croce, allora anche noi ci sentiamo trafiggere il cuore: che cosa abbiamo fatto? Abbiamo crocifisso il datore stesso della vita. E ha inizio la conversione, la trasfigurazione.

Man mano che noi ci lasciamo prendere dalla Parola, la Parola ci trasforma e ci rende adatti a comprenderla più in profondità. È questa frequentazione della Parola che cambia la persona, cambia il credente e gli rivela le cose nascoste fin dalle origini del mondo.

Diceva S. Gregorio Magno: «È vero, molte volte ho potuto comprendere un testo nel silenzio della mia cella monastica, ma devo ammettere che molte volte un testo che nella mia cella monastica non mi diceva proprio nulla, si è aperto come un sipario di profondità straordinarie quando mi sono messo in ascolto della mia gente, in ascolto di voi, che mi state ascoltando».

Così la missione: viaggio di contemplazione e trasfigurazione...