LA MISSIONE PENSA

RITAGLI    ERO FORESTIERO E MI AVETE ACCOLTO    MISSIONE AMICIZIA

Noi cristiani siamo responsabili dell'accoglienza e dell'integrazione dei migranti…

Un giovane cinese: con gli immigrati, la Missione ci raggiunge!

Sr. Paola Vizzotto
("Missionarie dell’Immacolata", Gennaio 2008)

Essere forestiero, o come si dice ora, straniero, mi sembra sia la condizione esistenziale di ognuno di noi, discendente naturale di progenitori che addirittura, provenendo da un pugno di terra, si sono trovati in una terra benedetta.

Vorrei aver potuto osservare la reazione di Adamo ed Eva nel trovarsi in un mondo tutto nuovo, un mondo di cui sarebbero stati felici cittadini nella novità assoluta di usi, tradizioni, lingua: anzi, a cui avevano potere di dare nomi e condotta. Dal nulla al paradiso terrestre... più stranieri di così!

Poi lungo i secoli i nostri avi hanno intessuto la loro storia umana, divenuta sacra per gli interventi di Dio, in un continuo passare confini geografici, sociali e religiosi.

L'Arca di Noè non ha galleggiato giocando con le onde per ritrovarsi poi all'asciutto sul campo di famiglia, ma ha solcato le acque per posarsi sulla cima del monte. Abramo, nostro padre nella fede, soggiornò più volte come straniero, spostandosi con la famiglia e gli armenti, in obbedienza al suo Dio, fino ad essere sepolto in terra comprata agli stranieri accanto all'amata Sara. E ancora Mosè, nato sulle rive del Nilo, salvato da una straniera, diventa doppiamente straniero fuggendo nel deserto per diventare degno di ricondurre il suo popolo nella terra delle origini.

E così la Storia Sacra è un continuo entrare ed uscire dai confini, verso nuove terre, nuovi popoli, tanto da codificare a varie riprese una delle più importanti leggi del popolo eletto: "Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto" (Es 22,30).

Gesù, che ancora nelle braccia di Maria ha sofferto per la fuga e l'esilio in terra straniera, va oltre questa norma e fa dell'amore al forestiero uno dei codici su cui sarà basato il giudizio finale: "Ero affamato e voi... ero nudo e voi... ero carcerato e voi... ero forestiero e mi avete ospitato" (Mt 25,35).

Non ci sono né ma né forse, non ci sono né scuse né compromessi, e se ci fossero, la risposta è netta: "Ogni volta che non avete fatto queste cose ad uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me".

È semplice e forse più facile tuonare ogni volta che giungono notizie negative, che hanno per protagonisti degli stranieri: "Mandiamoli via!". Ma forse è più difficile e responsabile dare un serio occhio alle statistiche, alle percentuali sulla criminalità: noi italiani, noi di casa, non ci facciamo una migliore figura, e neppure all'estero abbiamo una fama di quasi perfetti! E anche noi, in anni non lontani, siamo stati stranieri in cerca di vita, di pane, di pace.

Forse per richiamarci ad occhi più solidali e a cuore più accogliente, o forse semplicemente per ricordarci la nostra responsabilità di cristiani, Benedetto XVI, nel "Messaggio per la 94a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato", che si celebra il 13 gennaio, ha voluto sottolineare le difficoltà che tanti fratelli e sorelle incontrano per la nostra non accoglienza alla loro ricerca di una vita più vivibile e sicura.

Il Papa ha in cuore la tragedia "dei migranti forzati, dei rifugiati, dei profughi, delle vittime del traffico di esseri umani...", soprattutto pensa ai bambini e agli adolescenti che conoscono solo la paura, la solitudine, che non hanno più speranza nel loro futuro. Ci aiuta a comprendere "la difficoltà della doppia appartenenza tra la cultura di origine e il bisogno di integrazione".

Ci pone la domanda: "Come rispondere alle attese dei giovani migranti?", ed invita "le comunità ecclesiali di arrivo ad accogliere con simpatia giovani e giovanissimi con i loro genitori, cercando di comprenderne le vicissitudini e di favorirne l'inserimento". Ed infine, affida i migranti, i rifugiati e "quanti in vario modo vanno loro incontro... a Maria, Madre dell'intera umanità, e a Giuseppe, profughi entrambi con Gesù in Egitto".

"Ero forestiero, e mi avete accolto": può dirlo Gesù a ciascuno di noi?