Stereotipi al via

RITAGLI   Un Papa più nuovo dei suoi critici   DOCUMENTI

Gian Maria Vian
("Avvenire", 9/5/’07)

Da oggi Benedetto XVI è in Brasile. Lo scopo di questo viaggio intercontinentale del Papa è principalmente quello di aprire la quinta conferenza generale dell'episcopato di tutta l'America Latina: un appuntamento importante, che mostra con evidenza planetaria la cattolicità e la collegialità della Chiesa di Roma. Tanto importante che, dopo il concilio Vaticano II, all'apertura delle tre precedenti conferenze (a Medellín, Puebla e Santo Domingo) non avevano voluto mancare né Paolo VI né Giovanni Paolo II. E tanto importante che Pio XII aveva disposto che la prima, nel 1955, si svolgesse non a Roma - come era avvenuto al tempo di Leone XIII per il concilio plenario latinoamericano del 1899 - ma a Rio de Janeiro: in quel Brasile dove, ad Aparecida, da domenica saranno riuniti per tutto il mese di maggio i vescovi latinoamericani.
Non è poi la prima volta di Ratzinger in quello che domenica scorsa ha chiamato il "continente della speranza": dove infatti si era recato come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, per riunirsi con gruppi di vescovi e sottolineare - anche in questo modo inedito nella prassi curiale - l'attenzione e la considerazione di Roma per le Chiese latinoamericane. Ed è interessante come Benedetto XVI abbia chiosato la citata definizione di "continente della speranza" ormai entrata nel linguaggio cattolico, spiegando che questa speranza «riguarda non solo la Chiesa, ma tutta l'America e il mondo intero». I cattolici latinoamericani sono cioè chiamati, nella visione di Papa Ratzinger, a una responsabilità alta e coerente nei confronti dell'America settentrionale e del mondo, che va dunque al di là dei confini visibili del cattolicesimo.
Sorprende, quindi, ed anche rattrista, un intervento di
Leonardo Boff sul viaggio papale in Brasile, presentato in forma di «intervista collettiva che può essere usata liberamente, in tutto e in parte, da quanti vi siano interessati». Come ha fatto poi ieri il "manifesto", che ha pubblicato una sintesi del lunghissimo testo sotto un titolo appena appena pessimista: «Benedetto XVI, un Papa nostalgico di una Chiesa che non ha futuro». Per anticipare le «decine di richieste» giornalistiche, il teologo brasiliano - che nel 1992 ha lasciato l'abito francescano e si è «autopromosso allo stato laicale» - risponde a domande che per ora si è posto da solo e soprattutto in modo preconfezionato. Ripetendo convinzioni che non sembrano tenere nel minimo conto la realtà come nel frattempo si è evoluta, modificando scenari esterni ed «interni». Così l'attuale pontificato non avrebbe «mostrato finora alcun tratto distintivo» da quello di Giovanni Paolo II (evidentemente considerato in modo negativo), mentre «si ha la chiara sensazione che Benedetto XVI si senta un Papa di transizione», formula che in fonti diplomatiche si trova, già nel 1955, applicata alla candidatura del cardinale Roncalli e che accompagnerà poi, non benevolmente, il pontificato di Giovanni XXIII. Benedetto XVI dimostrerebbe però una strategia di restaurazione volta a «costruire una chiesa chiusa su stessa», lontana dal mondo, dal concetto di popolo di Dio e da una teologia della liberazione «viva» e «forte», tanto è vero che «per Roma, di fatto, l'unico vescovo è il Papa e gli altri vescovi scompaiono».
Insomma, un diluvio di stereotipi rispetto ai quali i dati di fatto non contano nulla: quelli relativi ai due anni di pontificato, come quelli di una realtà complessa quale l'America Latina. Ma davvero il teologo - che ora si occupa prevalentemente di ecologia - pensa che Benedetto XVI e il cattolicesimo siano come se li rappresenta? «Non c'è molto da inventare per la chiesa in America Latina», riconosce Boff, auspicando una riconferma delle precedenti assemblee dell'episcopato latinoamericano. Ma quelle di Medellín, Puebla e Santo Domingo non sono piovute dal cielo. Proprio come la prossima di Aparecida, che ha un compito che «riguarda non solo la Chiesa, ma tutta l'America e il mondo intero».