Il senso di un viaggio

RITAGLI    La vicenda del convertito ci interroga    DOCUMENTI

Papa Benedetto, accolto con gioia, alla porta della Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro (Pavia).

Gian Maria Vian
("Avvenire", 24/4/’07)

La chiave della tappa a Pavia di Benedetto XVI, che domenica ha venerato le reliquie di sant'Agostino, è il "pellegrinaggio": quello di un vescovo che ha pregato davanti alla tomba di un suo predecessore nella fede e nella ricerca di Dio, mostrando così a ogni donna e a ogni uomo di oggi quanto questa fede e questa ricerca siano indispensabili. Una chiave che è autobiografica, certo, ma non solo, come ha indicato lo stesso Papa: giunto a Pavia «per esprimere sia l'omaggio di tutta la Chiesa cattolica ad uno dei suoi "padri" più grandi, sia la mia personale devozione e riconoscenza verso colui che tanta parte ha avuto nella mia vita di teologo e di pastore, ma direi prima ancora di uomo e di sacerdote».
Non è stato infatti solo l'adempimento di un desiderio dell'anima il viaggio di Benedetto, questo vescovo di Roma che con le sue parole semplici sa toccare il cuore di chi lo ascolta. E che domenica ha voluto indicare come
sant'Agostino resti un modello per l'umanità di oggi. Modello significa esempio che colpisce e affascina, come il grande intellettuale e vescovo africano è stato ed è per Joseph Ratzinger, oggi Benedetto XVI. E come può essere per chiunque si accosti alla vicenda dell'autore di quella straordinaria autobiografia interiore che sono le "Confessioni": vicenda di un convertito, anzi di «uno dei più grandi convertiti della storia della Chiesa», ha sottolineato il Papa che non ha avuto paura di usare una parola per il nostro tempo quasi scandalosa.
Ma perché questo convertito di sedici secoli fa può affascinare ancora oggi, quando sembra che più nulla sia vero? Perché la conversione di sant'Agostino «non fu un evento di un unico momento», ha spiegato Benedetto XVI, ma «un cammino»: ricerca inesausta del volto di Dio che continuò sino a quando il vescovo di Ippona morente fece attaccare alla parete i salmi penitenziali per poterli leggere dal letto nell'ultima preghiera. Ma sin da giovane Agostino aveva cercato, ha detto il Papa: «Non si accontentò mai della vita così come essa si presentava e come tutti la vivevano. Era sempre tormentato dalla questione della verità. Voleva trovare la verità. Voleva riuscire a sapere che cosa è l'uomo; da dove proviene il mondo; di dove veniamo noi stessi, dove andiamo e come possiamo trovare la vita vera. Voleva trovare la retta vita e non semplicemente vivere ciecamente senza senso e senza meta. La passione per la verità è la vera "parola-chiave" della sua vita».
E la ricerca della verità non è, secondo Ratzinger, né una prerogativa né un lusso da intellettuali: «Non devo dire quanto tutto ciò riguardi noi: rimanere persone che cercano, non accontentarsi di ciò che tutti dicono e fanno. Non distogliere lo sguardo dal Dio eterno e da Gesù Cristo. Imparare sempre di nuovo l'umiltà della fede nella Chiesa corporea di Gesù Cristo». Come seppe fare Agostino, chiamato a tradurre il vangelo «nel linguaggio della vita quotidiana»: riconoscendo di continuo la necessità della «bontà misericordiosa di un Dio che perdona», nella consapevolezza che «ci rendiamo simili a Cristo, il Perfetto, nella misura più grande possibile, quando diventiamo come Lui persone di misericordia».
Di questo è convinto Benedetto XVI: «Solo chi vive nell'esperienza personale dell'amore del Signore è in grado di esercitare il compito di guidare e accompagnare altri nel cammino della sequela di Cristo. Alla scuola di sant'Agostino ripeto questa verità per voi come Vescovo di Roma, mentre, con gioia sempre nuova, la accolgo con voi come cristiano». Perché Agostino, come scrisse il suo amico Possidio, è vivo e parla ancora: al Papa come a chiunque di noi.