DALL’INDIA

RITAGLI    «Fermiamo lo sfruttamento. E ciò disturba»    MISSIONE AMICIZIA

L’arcivescovo Cheenath:
«Molti bambini non possono più studiare, adulti si sono rifugiati nella foresta.
C’è chi vuole "pulizia etnica"».

India, divario tra ricchezza e miseria: accanto all'aereo, un gruppo di poveri!

Stefano Vecchia
("Avvenire", 30/1/’08)

Monsignor Raphael Cheenath è responsabile dell’arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar, dove sono avvenuti i disordini. Nonostante l’età (73 anni), si è prodigato fin dai primi momenti per incoraggiare e soccorrere i cattolici di cui ha la cura pastorale.

Arcivescovo Cheenath, a un mese dai disordini di dicembre, qual è la situazione?

La situazione ora sembra tranquilla, ma preti, religiosi e laici cattolici temono ancora di finire nel mirino del "Sangh Parivar". Numerosi bambini, prima ospiti di ostelli parrocchiali, non hanno un posto dove stare, dato che alcune scuole sono state bruciate, e vengono così rimandati a casa, con il rischio che perdano un anno di studi. Molti dei loro genitori sono ancora nascosti nella foresta per paura. Non a caso, perché minacce e "intimidazioni" rimangono frequenti. L’atmosfera di sospetto è sempre forte. Generi di conforto sono distribuiti dal governo, ma risultano insufficienti. Sono stati presi provvedimenti di "compensazione" verso chi ha perso casa e lavoro, permane tuttavia la proibizione assoluta – a un mese dagli eventi – per le "Ong" e per la Chiesa di fornire qualsiasi soccorso.

Sono stati individuati e arrestati i responsabili?

Purtroppo, non abbiamo potuto contare sulle forze dell’ordine, la maggior parte dei fatti si sono svolti addirittura sotto gli occhi della polizia. Ad esempio, la grande Chiesa di Bamunigam è stata devastata senza che gli almeno venti poliziotti presenti intervenissero. In generale, i responsabili appartengono a gruppi che promuovono l’ideologia dell’"Hinduttva" ("hinduizzazione"), ovvero una sorta di "pulizia etnica" delle minoranze, diffondendo odio e intolleranza. Tuttavia, possiamo dire che i responsabili maggiori dei disordini sono elementi venuti da altri villaggi, da altri distretti, proprio per evitare di essere identificati.

Quali sono le ragioni della crisi in corso nella sua diocesi?

Alla base sta l’accusa dei fondamentalisti, secondo i quali noi cerchiamo di fare convertire gli "hindu" al cristianesimo. Un pretesto che nasconde la "sinistra" intenzione di fare dell’India una nazione "hindu", in cui le minoranze debbano adattarsi o scomparire. Ancora oggi, i "fanatici" si spostano per Kandhamal minacciando individui o famiglie, offrendo loro tre "opzioni": abbandonare il Paese, convertirsi all’induismo oppure morire. Una dura prova per i cristiani, molti dei quali già in difficoltà per la perdita dei loro beni. La vera ragione delle violenze, che non a caso colpiscono cristiani che sono comunemente inclusi nei livelli più bassi della società indiana, sta nel processo di liberazione di questi gruppi, che per secoli sono stati trattati come "intoccabili" e sfruttati quale "manovalanza" non qualificata. La Chiesa da lungo tempo ha avviato un movimento di riscatto per i "dalit", con iniziative educative, sanitarie, di sviluppo, sia attraverso i Missionari sia per mezzo di "Organizzazioni non governative". Come risultato, oggi molti "fuoricasta" hanno migliorato il proprio livello di vita, acquistando un nuovo ruolo sociale. Ma in questo modo si è entrati in "collisione" con gli interessi dei movimenti estremisti "hindu", che rappresentano soprattutto le "caste" elevate. Da qui la reazione, per continuare a mantenere nello stato di "soggezione" e di emarginazione una parte consistenze della società.