LA QUESTIONE ROMENA

Il presidente della "Cei":
«Fondamentale per tutti è la cultura delle regole e dei valori morali».

RITAGLI    «Legalità e rispetto per una buona società»    DOCUMENTI

Le riflessioni sull’emergenza "sgomberi",
a margine della visita pastorale alla "Comunità" di don Gallo,
«espressione della fantasia del bene».

Da Genova, Adriano Torti
("Avvenire", 8/11/’07)

«Bisogna essere cauti, non si possono adottare misure in modo indiscriminato». L’arcivescovo di Genova e presidente della "Cei", Angelo Bagnasco, è intervenuto ieri mattina sulla questione romena spiegando che «la cultura della legalità è una cultura che vale per tutti, per i cittadini italiani e per quelli che approdano nel nostro Paese alla ricerca di un bene e di una situazione migliore». E ha proseguito: «La cultura delle regole e del rispetto reciproco, delle norme e dei valori morali di ogni Paese è fondamentale per tutti», ha aggiunto l’arcivescovo di Genova, affermando poi che queste condizioni sono «il perimetro dentro il quale è possibile costruire una società buona per tutti». Bagnasco ha parlato della vicenda romena a margine della visita alla "Comunità San Benedetto al Porto", fondata da don Andrea Gallo, nell’ambito della visita pastorale ai vicariati ed alla diocesi che il prelato ha iniziato proprio in questi giorni e che, nel giro di un triennio, lo porterà nelle 278 parrocchie della diocesi. «Espressione di quella "fantasia del bene" che sempre più vado scoprendo a Genova», così l’arcivescovo ha definito la comunità. Bagnasco ha poi ringraziato ed espresso la sua gratitudine, «come tutti i miei predecessori arcivescovi di Genova, da Siri in poi», a don Gallo ed al parroco, don Federico Rebora. Tornando poi sul tema dell’impegno da parte delle numerose realtà ecclesiali che si prodigano per le emergenze sociali, tra cui quella dei nomadi e dei "Rom", il presidente della "Cei" ha poi spiegato che «la missione della Chiesa è innanzitutto l’evangelizzazione di tutta la persona». «È la società nel suo insieme - ha affermato il prelato - che deve farsi carico delle situazioni di disagio delle persone», come la casa ed il lavoro. «La Chiesa - ha aggiunto - ha il compito, attraverso l’annuncio del Vangelo, di porre dei segni che, nei limiti delle possibilità, siano risposta alle esigenze, stimolo e profezia per la società intera». L’arrivo dell’arcivescovo presso la comunità di San Benedetto al Porto era stato accompagnato dalle parole della canzone di San Damiano: «Ogni uomo semplice porta in cuore un sogno, con amore ed umiltà potrà costruirlo». I ragazzi della Comunità hanno poi illustrato all’arcivescovo il cammino compiuto fino ad oggi e la situazione odierna: le case per il recupero delle persone tossicodipendenti ed il centro diurno; l’attività di informazione e prevenzione nelle scuole; il gruppo dei genitori e quello di preghiera; la libreria ed il negozio di abiti usati; le collaborazioni con le istituzioni, le "Asl" e i "Sert"; l’unità mobile di strada e la casa di accoglienza per le vittime delle tratte di esseri umani e degli sfruttamenti; il laboratorio teatrale; l’attività nella Repubblica Dominicana; la trattoria "La Lanterna", punto di riferimento per il territorio, luogo di accoglienza ed ospitalità; l’impegno verso i poveri di Genova, in costante aumento. «Soprattutto negli ultimi cinque anni - ha affermato Fabio, uno dei collaboratori di don Gallo - sono cresciuti i poveri genovesi. Siamo di fronte a poveri non tossicodipendenti o immigrati, ma sempre di più persone normali, spesso anziani soli, che fanno difficoltà ad arrivare a fine mese». Rivolgendosi ai ragazzi della comunità, Bagnasco ha poi affermato che le agenzie ecclesiali devono «essere risposte dirette a situazioni di bisogno in collaborazione con altre realtà», ma soprattutto «luoghi dove le persone ritrovano la propria dignità e la fiducia in sé stessi». L’auspicio di Bagnasco è stato quindi che «chiunque passi dalla comunità di San Benedetto al Porto, e dagli altri luoghi di carità delle diverse parrocchie, possa trovare sia il pane materiale sia il pane spirituale», perché «senza quello spirituale, il pane materiale non dura molto e soprattutto non risponde ai bisogni profondi dell’uomo».