Irresponsabilità varie

RITAGLI   Una tensione studiata. Ma non prevarrà   DOCUMENTI

Marco Tarquinio
("Avvenire", 3/5/’07)

Piaccia o non piaccia è così: c'è una nuova e incredibile «strategia della tensione» in questo nostro Paese. Una strategia soprattutto "mediatica" e mirata a scavare, con un aratro storto e trascinato all'indietro, innaturali solchi di incomprensione e di diffidenza nella società italiana. Un'operazione pianificata da quanti ritengono di poter coltivare, in quei solchi tesi a dividere «laici» e «cattolici», ambizioni politiche e raccolti elettorali. Un progetto mediocre eppure potenzialmente devastante, come ha intuito ieri l'"Osservatore Romano", perché anche la più risibile e maligna delle pretese - e tale è quella di mistificare l'impegno dei cattolici per l'affermarsi della cultura della vita e a difesa della famiglia - può diventare l'innesco di incendi non solo di parole. Perché questo, purtroppo, si rischia in un Paese dove ancora resiste la "malapianta" della violenza ideologica. Che si nutre di esitazioni e di minimizzazioni, ma anche di esasperazioni. E il presidente Napolitano ce lo ha opportunamente ricordato con la sua robusta e motivata solidarietà al presidente della Conferenza episcopale italiana fatto oggetto di oscure minacce.
Tuttavia, anche solo l'"escalation" di "slogan" e di "progetti" di "legge-slogan" (dai "Dico" al cosiddetto testamento biologico) su tematiche decisive per la qualità del futuro della società italiana rappresenta un pericolo che non va sottovalutato. E, comunque, l'artificioso clima di contrapposizione che si tende a instaurare - e che si continua a nutrire di nuovi sospetti e di vecchie invettive anticlericali - è allarmante di per sé. Offre pretesti a chiunque cerchi la luce dei riflettori e sia abbastanza spregiudicato da imbastire acri comizi di circostanza. Persino, come s'è visto il primo maggio a San Giovanni, al "giovin comico" che sapendo di potersi affacciare su una duplice grande platea (quella assiepata nella piazza romana e quella raggiunta grazie a telecamere e microfoni del servizio pubblico radiotelevisivo) ha premeditato un attacco al
Papa e alla Chiesa grossolano quanto a contenuti, ma di studiata e insultante perfidia. Ingiustificabile, eppure accolto con solidale comprensione da non pochi paladini del politicamente corretto. Gli stessi che (nel nome della vera "laicità" e, manco a dirlo, dell'autentico cristianesimo) tengono banco ormai da mesi sulla scena politica e "massmediatica", cercando di imporre le proprie visioni su eutanasia, sperimentazione sugli embrioni umani, matrimonio e convivenza. E che, ora, non esitano a difendere a spada tratta dalle inevitabili e severissime critiche l'ultima recluta del loro agguerrito "manipolo" di propagandisti.
Non ci rassegniamo ad allargare le braccia davanti a una tale deriva e al frastuono che l'accompagna. Un rumore di fondo sempre più insopportabile, che nessuno dovrebbe illudersi di poter trasformare nella colonna sonora di questa fase difficile e cruciale della nostra vicenda nazionale nella quale - non dimentichiamolo - stiamo anche decidendo con quanto a rispetto per noi stessi e per la nostra storia civile e culturale intendiamo partecipare alla costruzione di un'Europa che non sia più solo un mercato.
Non ci rassegniamo, insomma, all'idea di un dibattito politico che si alimenta persino delle battutacce dell'"arruffapopolo" di turno pur di tenere alto il livello di un distorcente e innaturale livore e pur di puntellare il ruvido e sbilenco muro anticattolico che si vorrebbe inventare all'alba del XXI secolo. Il presidente della Repubblica, in significativa convergenza con il Segretario di Stato vaticano, ha saputo dire con serenità e chiarezza - purtroppo poco imitate da troppi responsabili politici - l'impossibilità di questo progetto divisivo. E continuare parlare con serenità e chiarezza è l'obiettivo ribadito della Chiesa italiana. Questa, e solo questa, è la realtà del nostro Paese. E va rispettata.