RILEGGERE LA «SPLENDIDA LEZIONE»

RITAGLI   UN VERO DIALOGO, ALTRO CHE INTIMIDAZIONI   DOCUMENTI

Marco Tarquinio
("Avvenire", 19/9/’06)

Potrà sembrare scontato che i vescovi italiani abbiano espresso solennemente «totale vicinanza e solidarietà» a Benedetto XVI. Ed è naturale che sia stato il presidente della Cei a dar voce, con gratitudine e ammirazione, al pensiero e al sentimento della Chiesa italiana per il Santo Padre nel momento in cui «contro la sua persona e il suo ministero» da parte di troppi settori del mondo islamico vengono orchestrati «atti intimidatori» e «inqualificabili minacce».
Ma anche quel che appare scontato, e che è perfettamente naturale, merita di essere sottolineato in questi giorni di sbalorditiva mobilitazione contro la verità, nei quali abbiamo assistito al sistematico tentativo di amputare e capovolgere il significato della straordinaria "lectio magistralis" su fede e ragione svolta da
Papa Ratzinger all'Università di Ratisbona. Una riflessione «splendida», d'impressionante potenza e profondità, su cristianesimo, "Logos e dia-logos" programmaticamente rivolta all'intelligenza e alla memoria culturale e identitaria d'Europa e dell'intero Occidente, ma che si è fatto di tutto - a partire da una citazione medievale - per tradurre in un'offesa ai musulmani. Un'autentica devastazione di senso. Che non è il frutto del caso, ma la conseguenza di incredibili "facilonerie" e "distorsioni cronachistiche" - sulle quali quasi nessuno ha ancora trovato il tempo per riflettere a dovere - che hanno fornito argomenti a chi non attendeva altro per far dilagare una nuova ondata d'odio fondamentalista. Alla quale il Papa stesso e i suoi collaboratori, a cominciare dal segretario di Stato, hanno opposto la disarmata umiltà dell'autentico messaggio di Benedetto XVI.
Nelle condizioni date, è stata la sola risposta possibile a un'aspra e ingiustificabile campagna di disinformazione che ha mostrato almeno due facce. La prima, tumultuosa e drammatica, domina come ben sappiamo nelle terre in cui la religione islamica è maggioritaria. La seconda, spesso ghignante e comunque altezzosa, prende invece forma da certi silenzi ambigui che si sono manifestati nelle cancellerie d'Occidente e da troppe interpretazioni parziali e "maramalde" del discorso di Ratisbona emerse appunto sulla stampa, in particolar modo su alcuni quotidiani italiani. E questo merita un supplemento di riflessione.
È infatti inevitabile sottolineare come la propensione ad attribuire a Benedetto XVI - come ha rimarcato ieri il cardinal Ruini - «responsabilità che assolutamente non ha, o errori che non ha commesso» arrivi a essere doppiamente fuorviante e "autolesionistica". Da un lato, si corre il rischio di lasciare agli addetti ai lavori e di non portare con intelligente mediazione al cospetto dell'opinione pubblica la fondamentale questione culturale messa a fuoco dal Papa-filosofo: il «legame essenziale tra ragione umana e fede nel Dio che è "Logos"» che per secoli, tormentosamente ma sicuramente, ha dato mète e senso alla storia dei nostri popoli e che, per citare ancora Ruini, «apre oggi grandi prospettive al nostro desiderio di conoscere e di vivere una vita piena e libera». Dall'altro lato, si finisce per non cogliere nella sua inderogabile necessità di risposta l'immenso problema di libertà sollevato dall'insultante sollevazione "jihadista" contro le opinioni "artatamente" attribuite al Pontefice. Se davvero si lasciasse passare l'idea che si può pretendere - e per di più senza motivo - silenzio, scuse, ritrattazione dal Papa, chi mai potrebbe più parlare, discutere, opinare - ancorché rispettosamente - su questioni riferibili alla fede islamica?
Ma non ci sono solo le miopie, i fraintendimenti e le deformazioni. C'è la solidarietà corale della Chiesa col suo Pastore. Ci sono, oneste e interessanti nella loro diversità e apertura al dialogo, le riflessioni di intellettuali che hanno raccolto la coinvolgente "provocazione" di Papa Ratzinger e si sono dimostrati solidali con lui. E c'è da sperare che, col progressivo diradarsi - grazie anche alla semplice e diretta linea comunicativa della Santa Sede - della pesante "nebbia mediatica" che è stata creata, torni a farsi più spazio per verità e ragionevolezza. Per intanto, meglio tardi che mai, è importante registrare come anche l'Unione Europea abbia infine trovato il modo di farsi sentire a sostegno di Benedetto. Anche ritrovando la voce, l'Europa può cominciare a ritrovare se stessa.