RITAGLI   UN DIO SORPRENDENTE   MISSIONE AMICIZIA

Sr. Silvia Serra
( "Missionarie dell’Immacolata" - Aprile 2005 )

"Accetta le sorprese che trasformano i tuoi piani, distruggono i tuoi sogni,
danno una direzione del tutto diversa al tuo giorno e, chi lo sa, alla tua vita.
Non avviene per caso.
Lascia al Padre lo libertà perché Lui stesso conduca la trama dei tuoi giorni".
( Dom Helder Camara )

Se dovessi riassumere il volto di Dio incontrato in questo tempo è sicuramente quello di un Dio sorprendente!

«Il Regno di Dio non è qualcosa che viene attirando l’attenzione, per cui si può dire: eccolo qui, o
eccolo là... il Regno di Dio è già qui in mezzo a noi».

E quando si smette di correre e ci si ferma un momento a "guardare" sul serio, quando ci si sveglia dal torpore delle proprie vedute e finalmente si aprono gli occhi, allora si riesce a vedere che il Regno di Dio sta avvenendo... sta veramente avvenendo!

Dona Geneci, una mamma sola con tre bambini: Jefferson, 5 anni, vivacissimo e simpatico, Alef, 4 anni, gracilino, docile, con uno sguardo un po’ assente, e infine Vitoria, 11 mesi, che non ha nessuna intenzione di imparare a camminare... Il papà è in carcere da quasi due anni e ora è stato trasferito in una colonia penale in attesa di essere liberato.

Conosco Geneci da un anno, ricordo che non alzava neppure lo sguardo quando le parlavamo, Jefferson era terrorizzato all’idea di poter essere separato dalla mamma e le rimaneva aggrappato, e Alef non si reggeva in piedi per la denutrizione e mostrava uno scarso contatto con la realtà. Ricordo la difficoltà di decidere se fare qualcosa perché i bimbi fossero dati temporaneamente in affido ad una casa di accoglienza, o scommettere... sul Regno di Dio che viene!

Abbiamo deciso di accompagnare assiduamente Geneci, anche quando i suoi spostamenti improvvisi ci facevano rischiare di perdere le sue tracce, di starle accanto con pazienza, mobilitando tutte le risorse a livello di medici, asilo, prefettura, finché la Provvidenza l’ha condotta molto vicino alla nostra comunità.

Adesso, a volte mi sorprendo a contemplare Geneci, dopo un anno di cammino insieme: è una assidua frequentatrice della nostra casa, confidenza e sorriso caratterizzano i nostri incontri, i bimbi ci chiamano zia o nonna... Adesso non ha più paura, sa che può ricevere aiuto e il marito, che ha trascorso quest’ultimo Natale a casa, ritornando nella colonia penale ci ha affidato Geneci e i suoi figli.

Mi piace pensare a lei e a tante altre mamme che accompagniamo, Simone, Berenice, Janete, Gorete... come a farfalle che abbiamo incontrato per la prima volta ancora chiuse nel bozzolo. Accompagnandole nella loro fatica, credendo nelle loro potenzialità, abbiamo assistito al miracolo della trasformazione in farfalla, creatura sempre fragile, ma che può volare!

Ma non solo Dio sorprende, anche l'uomo è sorprendente nel suo rifiuto di volare...

È il caso di Nádia, giovane mamma con un bimbo ospitato in una casa di accoglienza e una bimba appena nata, che ci siamo illuse potesse mutare la sua filosofia di vita: "Sono una vittima e, se gli altri non mi aiutano, io mi arrangio a modo mio, rubando o corrompendo minori per traffico di droga".

Ricordo ancora quando ho ricevuto la notizia che era nuovamente finita in carcere, il giorno di una visita in cui l'avevamo vista allattare la sua Giuliana, e le avevamo creduto quando prometteva di lasciarsi accompagnare da una psicologa, di lavorare, di tentare un nuovo cammino per amore di quella vita appena nata...

Ho voglia di incontrarla e gridarle: perché?.. Poi penso allo strazio che prova una mamma che si vede portare via la figlia e anche la speranza di rivederla.

Incontro Nádia nelle mie visite alla prigione, continua a mentire, continua a farsi vittima del mondo, assicurando la sua innocenza, pretendendo che si facciano miracoli per riottenere i suoi figli. Cerco di amarla così com’è... ma istintivamente mi vien voglia di allontanarmi: a volte non è facile credere nella forza di trasformazione del povero.

Chissà, forse un giorno accetterà la verità di essere in un bozzolo e affronterà la fatica di uscire dalla droga: allora sì che avrò la gioia di vederla volare!

Insieme alle gioie del cammino, la tentazione di scoraggiarsi, di farsi prendere dall'ansia di chi pretende di vedere i frutti, di cedere all’arroganza al posto della paziente attesa, batte spesso alla porta. In questi momenti mi ritrovo a ripetere: «Credo, Signore, ma aiuta la mia fede».