LA POTENZA DELLA PREGHIERA

RITAGLI   Una tela forte che copra il campo di battaglia   DOCUMENTI

Pierangelo Sequeri
("Avvenire", 21/7/’06)

Dovrà avere potenza, questa preghiera. Da assordare gli angeli, tanto avrà da essere emozionante, corale, appassionata. Dovrà essere profetica come il gesto che l’ha pensata, per chiedere a tutti i credenti di tesserne una tela forte, da coprirne interamente il campo di battaglia.
Non fa prigionieri, non fa ostaggi, non fa vittime, questa gettata di preghiera. È l’esatto contrario. L’implorazione pura, lei sola, in certi frangenti lo può, forma un’assemblea possente, da molte tribù, popoli e nazioni, e presta all’umano avvilito, minacciato, impaurito e indifeso una voce abbastanza forte da arrivare direttamente fino al cielo di Dio. Dio sì, quello reale, che esiste oltre tutti i suoi nomi, e chi altro ci ascolta ormai?
L’umile audacia del gesto corale della preghiera consegue già da sé il suo primo effetto. Dà cuore alla pace, scuotendo le migliaia e i milioni da quella futile pacificazione del cuore che i lontani dal pericolo chiamano spesso cordoglio. Ricorda che siamo giudicati dall’alto, mediante una Parola che la coscienza di ciascuno sente benissimo, se la vuole ascoltare. Rammenta che la guerra prende sempre il posto di azioni di pace mancate, che ora devono prendersi il rischio di rioccupare il loro posto.
L’appello del Papa, non a caso, manda un segnale preciso alle organizzazioni caritative.
L’assemblea della preghiera non scarica le coscienze con la profusione di buoni sentimenti, riaccende le parti migliori di noi tutti, a cominciare da quelle che sono abbastanza audaci da intercettare sul campo il circolo infernale dei risentimenti incrociati. Impone alla politica di misurarsi con le parti migliori di noi. Quelle che la violenza e l’indifferenza oscurano. E Dio riapre.