Disertare come bravura la Messa del Papa

RITAGLI   La mala educación di José Luis Zapatero   DOCUMENTI

Lucetta Scaraffia
("Avvenire", 9/7/’06)

La visita di Benedetto XVI a Valencia, per il quinto incontro mondiale delle famiglie, resterà contrassegnata da una novità: né il primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, né il vice primo ministro María Teresa Fernández de la Vega (alla quale pure è stato assegnato il compito di migliorare le relazioni con la Santa Sede) assisteranno questa mattina alla Messa papale, e non hanno voluto essere a fianco del Pontefice nei momenti più importanti della visita.
Si tratta di una scelta di rottura di indubbio significato: nel recente passato, infatti, non hanno mancato di partecipare alle liturgie pontificie e di accompagnare il Papa neppure Fidel Castro, Daniel Ortega o capi di Stato e di governo islamici, perché questi gesti prima che una scelta politica o religiosa sono un dovere di etichetta. Obblighi cioè che un capo di Stato o di governo deve compiere come rappresentante di un Paese che accoglie un ospite importante e di riguardo. In questo caso poi l’ospite del primo ministro spagnolo è per di più il capo riconosciuto della confessione religiosa professata da gran parte dei suoi concittadini e che soprattutto costituisce un elemento fondamentale della cultura del suo Paese.
Si tratta quindi di un atto di scortesia diplomatica grave e del tutto gratuito, perché il capo del governo spagnolo non aveva certo bisogno di questo nuovo sgarbo per dimostrare la sua ostilità alla tradizione cattolica che ha segnato la storia della Spagna – e forse anche la sua, almeno negli anni giovanili – avendolo già fatto ed esibito in mille modi, soprattutto nei provvedimenti di fatto rivolti contro la famiglia.
Perché allora Rodríguez Zapatero, forte della sua base politica e della sua posizione istituzionale, non si è sentito di onorare il suo dovere di ospitalità anche nei confronti di chi considera senza dubbio un avversario ideologico? È forse tramontata la tradizione diplomatica che, proprio con i rituali concordati e condivisi in Oriente come in Occidente, nel mondo ricco e in quello povero, ha permesso incontri politicamente e culturalmente difficili, stemperando nelle formalità aggressività e contrapposizioni?
La scelta del primo ministro spagnolo – che rivela forse anche una debolezza e un disagio di natura personale – è però soprattutto l’espressione di una realtà più generale: che cioè questa "laicità" non è la tanto decantata neutralità lontana dalle contrapposizioni violente, proprio quelle che secondo molti sarebbero invece caratteristica intrinseca delle religioni, e in particolare dei monoteismi. Una "laicità" che insomma non è quel modello di equilibrio ed equidistanza che si suole attribuire agli arbitri delle situazioni conflittuali, e men che mai un sinonimo di moderazione e di pensiero alto. Lo sgarbo di Rodríguez Zapatero dimostra invece, in modo lampante, che la sua "laicità" può esistere solo in contrapposizione alla religione, e in particolare a quella tradizione religiosa che è parte integrante della storia del Paese da lui rappresentato.