Il discorso di Ratisbona chiama in causa l’islam, ma anche l’Occidente

RITAGLI   La doppia critica del Papa   DOCUMENTI

Samir Khalil Samir*
("Mondo e Missione", Dicembre 2006)

Le polemiche sul discorso del Papa a Ratisbona si sono calmate. Erano giustificate? Benedetto XVI ha proposto al mondo una riflessione sul «retto uso della ragione». «Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio». E «la violenza è cosa irragionevole» e perciò contraria alla natura di Dio. Quest’approccio è oggi essenziale anche al mondo musulmano. Ha messo in questione la concezione che l’Occidente si è fatta della ragione, escludendone la dimensione trascendentale e divina, e insiste sulla ragionevolezza della fede, primo compito del teologo.
L’Occidente si chiude sempre di più alla dimensione religiosa, che invece anima gran parte dell’umanità, in nome di una concezione della ragione troppo positivista. In questo modo diviene incapace di capire il resto del mondo e di dialogare con esso. Perciò, senza rigettare le acquisizioni del Rinascimento e dell’Illuminismo, il Papa critica questa ragione secolarizzata che affoga lo Spirito; egli difende una concezione «spiritualista» della ragione, dove il "logos" è inseparabilmente «ragione» e «spirito», e "logikos" «ragionevole» e «spirituale», come nell’arabo "nâtiq".
Il cristianesimo ha avuto la fortuna d’essere radicato, sin dal Nuovo Testamento, nella cultura greca e nella tradizione biblica, e dunque di attingere a quella razionalità greca e a quella spiritualità. Nel Medioevo, tra il IX e l’XI secolo, anche l’islam si è radicato nella spiritualità coranica della sottomissione religiosa a Dio, attingendo largamente alla razionalità greca, grazie ai cristiani siriaci che erano i maestri dei musulmani. Ma il mondo islamico ha rotto da quasi un millennio quest’armonia tra spiritualità e razionalità. Qualcosa del genere è accaduto per il mondo cristiano occidentale negli ultimi due secoli.
Non c’è dubbio che il mondo musulmano abbia un profondo desiderio di vivere la fede in armonia con la modernità. Ma la modernità si presenta a noi orientali sotto l’aspetto di un Occidente molto progredito sotto il profilo scientifico e tecnologico, ma senz’anima e spesso prepotente. Questa modernità la respingiamo. La tentazione è forte per noi di rifugiarci nel religioso, un religioso privo di spirito critico, proprio perché l’Occidente, a forza di autocritica, sembra aver perso la fede. La tentazione è di rigettare la libertà, questo magnifico dono di Dio, perché l’Occidente ne ha spesso fatto «un pretesto per la carne», come dice san Paolo ai Galati (5, 13). Senza spirito critico e senso della libertà, che c’è ancora d’umano?
È per offrire una via d’uscita che Benedetto ha fatto questo sorprendente discorso accademico. Critica la cultura occidentale in ciò che ha di mortifero per aprirla allo Spirito, e critica la cultura islamica in ciò che ha di fondamentalista e d’irragionevole che può condurre alla violenza e all’assenza di libertà. Ma questa critica non è per scacciare l’una e l’altra cultura, ma per umanizzarle, restituendo il "logos" che è ragione e spirito.
Non è neppure una sfida politica, né una provocazione gratuita. È una riflessione seria e fraterna: accolta con serenità, può aiutarci a uscire dal pericolo di affondare. Non è forse vero che l’Occidente soffre della mancanza di Spirito, al punto che va a cercarlo in strade deviate? Non è vero che l’islam soffre di mancanza di libertà e di rispetto della dignità umana? Non è vero che soffre della violenza di alcuni che infanga tutti? E non è vero che l’Occidente, essendo super-potente, tende a diventare prepotente? La violenza, diceva Manuele Paleologo, non viene da Dio e ci disumanizza.
Il discorso di Ratisbona propone un progetto di dialogo planetario, tra tutte le culture e civiltà, tutte le religioni e le forme d’ateismo, un progetto fondato sulla ragione e lo spirito in quanto è ciò che distingue l’uomo dalla bestia, come ripetono gli stessi filosofi arabi dopo Aristotele. L’invito fatto all’Occidente di allargare la concezione della razionalità e di superare l’opposizione ragione-spirito e il monito rivolto all’islam di non temere la ragione e di superare la violenza, rappresentano un appello universale all’uomo moderno di trovare l’armonia interna (nella spiritualità sana e ragionevole) ed esterna (nel dialogo politico non violento). Tale è il progetto di Benedetto. «E pace su chi segue la retta via» (Corano 20.47).

* Gesuita e islamologo