Benedetto XVI invita l’islam a dialogare per una ragione legata all’etica

RITAGLI   Ma al Papa sta a cuore il vero islam   DOCUMENTI

Samir Khali Samir*
("Mondo e Missione", Novembre 2006)

Le reazioni nel mondo arabo e islamico al discorso di Benedetto XVI all’università di Regensburg sono state esagerate e fuori posto, in larga parte basate su poche citazioni diffuse dalle agenzie occidentali. Ma proviamo a rileggerlo, cominciando dal titolo, che suona così: «Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni». Se si legge il documento per intero, si vedrà che la parola «ragione» è citata ben 46 volte. L’idea centrale, ripetuta ben cinque volte, è che «non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio». Viene citato l’islam, ma anche l’ebraismo e soprattutto la cultura occidentale: il Papa critica il concetto di ragione maturato in Occidente con l’Illuminismo e mette in luce che tutta la società occidentale - Chiesa compresa - si è secolarizzata perché ha svuotato tale concetto della sua dimensione spirituale e della sua origine, che è in Dio. Benedetto XVI poi cita il dialogo fra l’imperatore d’Oriente Manuele II Paleologo e un musulmano persiano, ambientato nel tardo Medioevo. Il Papa ha scelto questo testo a causa di una frase essenziale - dalla quale si distanzia in modo chiaro - ossia quella dove il Paleologo critica il musulmano per la violenza nell’islam. E dice: «Voi convertite la gente con la spada». Nessuno storico può negare questo: Maometto, e dopo di lui i primi califfi, hanno spesso usato la violenza per convertire i popoli conquistati. Tutti i libri scolastici nel mondo arabo raccontano, esaltandole, le «battaglie del Profeta». Ciò non significa che Maometto amasse la violenza, ma era un uomo del suo tempo. In quell’epoca le tribù arabe combattevano per tutto, anche per i pascoli. La prima biografia di Maometto scritta da musulmani si intitola proprio "Il libro delle guerre" (delle razzie). Certo, si può criticare l’affermazione del Paleologo, dal momento che - ad esempio - in Indonesia, Malaysia e in alcuni Paesi africani l’islam è penetrato attraverso i commercianti arabi, mentre in altri Paesi attraverso i mistici "sufi" (che talvolta erano anche guerrieri, come in Marocco). 
L’imperatore dice che «la violenza è cosa irragionevole… in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima»: è questa la frase che ha colpito il Santo Padre, ripetuta almeno cinque volte nel testo. Il cuore del discorso, dunque, è che chi commette violenza non è più credente: chiunque sia - cristiano o musulmano - se segue la violenza va contro la ragione e contro Dio, che è la fonte della ragione.
L’altro aspetto del testo è la critica all’Occidente che ha svuotato la nozione di ragione da tutto ciò che è spirituale. "Logikos", in greco, significa «razionale» e «spirituale». Anche i musulmani, a partire dal IX secolo, usano una parola simile ("natiq"), presa dai cristiani, che significa insieme «razionale e spirituale». A dispetto delle apparenze, il discorso di Ratzinger si avvicina molto alle critiche che il mondo musulmano rivolge all’Occidente secolarizzato: voi avete tecnica, scienza, tutto, fuorché l’essenziale, avendo emarginato la spiritualità e Dio. Il Papa, dunque, critica anche l’Occidente. Ma lo fa con un «tentativo di critica della ragione moderna, dal suo interno», che secondo il Pontefice, non significa tornare indietro rispetto all’Illuminismo, rifiutando le acquisizioni dell’età moderna. Per Benedetto XVI il problema non sta nel rifiutare la ragione moderna, quanto nell’allargarla. Facendo ciò, da una parte si mette insieme ai musulmani per criticare la ragione atea; dall’altra ne fa una critica «dall’interno». E conclude: «Solo così diventiamo anche capaci di un vero dialogo delle culture e delle religioni, un dialogo di cui abbiamo così urgente bisogno». Lo scopo dell’intervento è dunque di aprire un dialogo universale, basato sulla ragione. Più che criticarlo, a ben vedere, il Papa tende una mano all’islam, proponendogli di uscire dalla sfera della violenza. Ma chiede ad esso anche di non uscire dalla sfera della ragione: anzi, invita l’islam a dialogare con il cristianesimo per una ragione legata all’etica.
Se le cose stanno così, si può dire che quanti si ostinano a criticare Benedetto XVI, anche dopo le numerose precisazioni e dopo l’incontro voluto dal Papa con gli ambasciatori dei Paesi islamici, sono in malafede oppure, più semplicemente, non sono interessati a discutere col Papa. Ma spero che la parte più illuminata del mondo islamico faccia tesoro del suo appello. Così si potrà progredire sulla via dell’autentico dialogo.

* Gesuita e islamologo