HA ALLONTANATO LA RAGIONE DA DIO

RITAGLI   LA VERA CRITICA DEL PAPA È ALL'OCCIDENTE   DOCUMENTI

Samir Khalil Samir
("Avvenire", 16/9/’06)

Aspettavamo il Papa, è arrivato Ratzinger. E ha tenuto la sua "lectio magistralis" all'università di Ratisbona, davanti ai "rappresentanti della scienza". In realtà, nel suo viaggio in Germania, ha pronunciato vari discorsi di grande spessore teologico toccando temi nevralgici: l'evoluzione, la questione operaia, la secolarizzazione, l'islam e il cristianesimo. Quello di martedì a Ratisbona era una trattazione accademica filosofico-teologica, con tanto di citazioni e parole greche, con un testo che supera il livello medio dei ricercatori. In molti casi, i "media" in Occidente si sono fermati alla superficie delle sue parole, interpretandolo in chiave politica di conflitto tra occidente e mondo islamico. Ancora ieri mattina il testo in francese non era disponibile, e neppure in arabo. Il mondo musulmano però, da mercoledì, ha cominciato a "bollire", eccitato da Al-Jazeera, che ne ha dato notizia in maniera strumentale e provocatoria. Lo scenario è rodato: potremmo parlare di un caso «vignette-bis», con la televisione e qualche "mullah" che soffiano sul fuoco, anziché aiutare l'opinione pubblica a capire di cosa realmente si tratta.
Ci si domanda: perché fare tanto chiasso, da parte dell'islam, a proposito di un discorso di 3600 parole (3800 in italiano) che quasi nessuno ha letto integralmente? La risposta a mio avviso è: per cercare una valvola di sfogo ai problemi politici ed economici - e quale migliore alibi che "l'oppio dei popoli"! - e per alimentare una nuova polemica con l'Occidente, rafforzando artificialmente il vittimismo, ma ottenendo un risultato esattamente opposto: ossia di confermare davanti al mondo che con "loro" non si può dialogare!
Ma cosa ha detto il Papa sull'islam? Ha ricordato un solo versetto coranico, quello più citato dai musulmani in Occidente: «Nessuna costrizione nelle cose di fede», per dire che lo spirito autentico del Corano è la libertà di coscienza. Ha aggiunto che, secondo gli esperti, esso risale al periodo in cui Maometto era ancora senza potere e minacciato; affermazione in perfetta conformità con la tradizione musulmana, che classifica quella "sura" come la prima proclamata subito dopo la sua fuga dalla Mecca.
Allora, perché queste reazioni da parte di tanti musulmani? Il brano sull'islam occupa il 10% circa della lezione (373 parole su 3565 nell'originale tedesco). E in questo piccolo spazio, viene citato un brano del futuro imperatore Manuele II Paleologo, là dove critica i musulmani per il ricorso alla violenza nel convertire gli altri, dicendo che "la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima". È questa frase di Manuele che aveva colpito il Papa in rapporto all'argomento che egli voleva trattare nel suo discorso. Tant'è che diventa il leit-motiv dell'intervento, lo ripete 5 volte: "Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio". È partito da questo brano per poi approfondire il discorso: critica l'uso della violenza per scopi religiosi, come farebbe ogni intellettuale musulmano consapevole e responsabile.
La vera critica del Papa infatti è indirizzata all'Occidente, che ha allontanato la ragione da Dio. È questo il falso illuminismo opposto a quello autentico. Ora, anche qui il Papa appare in sintonia con la tradizione musulmana, quando critica un certo razionalismo ateo o laicista diffuso in Occidente. «Questo tentativo di critica della ragione moderna dal suo interno - dice in conclusione - non include assolutamente l'opinione che ora si debba ritornare indietro, a prima dell'illuminismo, rigettando le convinzioni dell'età moderna (...) Si tratta invece di un allargamento del nostro concetto di ragione e dell'uso di essa». Qui sta la grandezza del teologo umanista che è Benedetto XVI. La parola chiave, che torna 46 volte in questa lezione, è "ragione", perché il traguardo è una fede in armonia con essa. «Solo così diventiamo anche capaci di un vero dialogo delle culture e delle religioni, un dialogo di cui abbiamo un così urgente bisogno», è la magistrale e inequivoca conclusione.
Questo testo è uno dei più belli mai scritti sul dialogo integrale tra cristiani, credenti (ebrei e musulmani) e agnostici, perché fondato sulla ragione universale e animato da un vero umanesimo.