Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani : 18-25 Gennaio 2007

RITAGLI   "Fa sentire i sordi e fa parlare i muti"   DOCUMENTI
( Mc 7, 31-37 )

P. Angelo Rusconi, Pime

Forse bisogna proprio avere avuto la grazia e la responsabilità di essere stati in paesi non cristiani, nelle "missioni", per capire il grido, il pianto di san Paolo, quando scrive alla comunità cristiana di Corinto: "Mi è stato segnalato che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io sono invece di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo». È stato forse diviso il Cristo?".

Per cogliere lo spessore emotivo della preghiera di Gesù, la sera dell’Ultima Cena, con i suoi discepoli - apostoli…

Umanissimo questo Gesù, parla cuore a cuore con loro, rivela i suoi sentimenti più profondi. "Dio da Dio", questo Gesù vede che il cammino della sua Chiesa non sarà come lo sogna, con "un cuore solo e un’anima sola", ma ad ostacoli, conoscerà durezze umane, divisioni e conflittualità. E si confida. I suoi sono"gemiti inenarrabili"… "Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola, perché siano una sola cosa come tu, Padre, sei in me e io in te. Siano anch’essi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato".

È scontato che proprio le "missioni" abbiano risvegliato da una situazione quasi scontata, subita per secoli e che continuamente pungolano, l’attività ecumenica.

C’è stato un impegno comune dal sapore miracoloso con il Concilio Vaticano II. Gesti forti: l’incontro a Gerusalemme di papa Paolo VI con Atenagora: "Ci rivediamo dopo 1.000 anni", si sarebbero detti. Lo scambio dell’anello episcopale tra Paolo VI e il primo dei primati della Comunione anglicana, Dr. Ramsey. Un segno simile a quello di fidanzamento. Più recentemente la "Dichiarazione di Augusta", siglata tra cattolici e luterani, sulla dottrina della giustificazione, passata quasi in sordina: in realtà si tratta di un’intesa che tocca il cuore stesso del Protestantesimo.

Indubbiamente si è continuato a lavorare negli anni di papa Giovanni Paolo II...

Qual è dunque lo "stato di salute" dell’ecumenismo oggi?

È forse finito in panchina?

La ricerca sofferta e appassionata dell’unità piena e visibile, al di là e nonostante sfide e problemi nuovi, "cammina - cammina"...

Questi ultimi mesi poi ci stupiscono. Nei tre recentissimi incontri di papa Benedetto XVI con il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli; l’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Christodoulos; e il primate di Canterbury, l’arcivescovo Rowan Williams: pare di vedere come una voglia di fare in fretta, un parlarsi per nulla formale. Noti una sinergia meravigliosa, dove non sai se ammirare di più l’azione dello Spirito Santo o la buona volontà dei responsabili delle Chiese.

"Oggi ho abbracciato Pietro, - qui nell’antica Costantinopoli - io che sono il successore di Andrea. Egli, Benedetto XVI, ha avuto la bontà di venire nel giorno della nostra Festa patrona di Sant’Andrea", dice commosso alla sua comunità il patriarca Bartolomeo e parla di "giornata storica", di "evento di speranza", di "segno della storia". Poi sul balcone della Sede patriarcale, quel gesto improvviso, eloquentissimo. Prende la mano del Papa, la stringe, la alza. Benedetto sorride. La gente applaude.

"Noi rendiamo grazie a Dio", dice Christodoulos durante la sua visita a Roma, "di poter scambiare con la Vostra Santità il caloroso bacio fraterno e di varcare così una nuova tappa nel cammino comune delle nostre Chiese". Un bacio atteso. Cadeva una lunga e pesante situazione di incomprensioni.

Con l’Arcivescovo di Canterbury, nel novembre scorso, la conversazione non poteva essere più schietta. Non si sono nascoste le nuove difficoltà in ambito di bioetica, etico e sacramentale, come l’ordinazione ministeriale di donne e omosessuali. Il primate Michael Ramsey ha "iniziato", dice Williams, "un processo di riconciliazione e amicizia che è continuato fino ad oggi" e "il dialogo teologico", assicura il Papa, continuerà.

Mi piace quanto ha detto, all’apertura della "Assemblea Ecumenica" di Graz, una pastora evangelica austriaca: "Sogno un corpo che contagia il suo ambiente con bacilli curativi, di guarigione. Se la riconciliazione di Dio prende forma, il corpo di Cristo sarà contagioso. I figli d’Europa – e del mondo – avranno un’anima".

In uno dei più antichi testi di letteratura cristiana, "La lettera a Diogneto", si legge: "Quello che è l’anima per il corpo, sono i cristiani nel mondo". Ancora: "Dio ha assegnato loro un posto così alto e urgente, che non è lecito a nessuno disertare".

Il Signore che "fa udire i sordi e fa parlare i muti" ripeta anche a noi quanto ha detto al sordomuto: "Effatà. Ascolta". "Siate un cosa sola, perché il mondo creda".

P. Angelo Rusconi, Pime