RITAGLI  ECUMENISMO  DIARIO

P. Angelo Rusconi, Pime

La basilica di san Paolo fuori le mura in Roma è ormai un luogo privilegiato di incontri ecumenici dei pastori e responsabili delle Chiese e comunità cristiane. La chiusura della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani è stata presieduta quest'anno dal cardo Kasper, presidente dell'apposito Pontificio Consiglio. La felicissima tradizione iniziata dal beato Giovanni XXIII, che proprio lì aveva annunciato il Concilio Ecumenico Vaticano Il, il 25 gennaio del 1959, ha sempre avuto la presenza dello stesso vescovo di Roma, prima papa Paolo VI, poi Giovanni Paolo Il, ormai impedito purtroppo dalla sua debolezza fisica.

Un parlare schietto l'omelia di Kasper. " A volte, ha detto, lo slancio iniziale sembra correre il rischio di scivolare in uno stato letargico e di perdere la sua credibilità. Emergono, da un lato, segni di reticenza e, dall'altro, segni di rassegnazione e di frustrazione". In occasione del 40° anniversario dell'approvazione conciliare del decreto" Unitatis Redintegratio. La ricomposizione dell'unità", nel novembre scorso, aveva detto: "Non siamo più all'entusiasmo ecumenico del periodo immediatamente successivo al Concilio. Tuttavia non si può neppure affermare, come fanno alcuni, che l'ecumenismo attraversi un periodo di glaciazione o un inverno".

L'unità visibile e piena chiede "sapienza spirituale, coraggio, pazienza e speranza", proprio perché non può essere il frutto di un compromesso "a la carte", di annacquamento di posizioni teologiche, di se e di ma.

E' grazia a caro prezzo, sinergia divina- umana.

Sempre il card. Kasper, riflettendo sul tema di quest'anno: "Cristo, unico fondamento della Chiesa", diceva: "La nostra costruzione ecumenica della piena unità di tutti i discepoli di Cristo resisterà soltanto se costruiamo sull'unico fondamento, che è il Signore, se costruiamo sulla sua Parola e il suo Sacramento, se costruiamo non sulla sapienza del mondo, ma nell'unico Spirito di Gesù Cristo".
Non guardandoci, ma guardandoLo. Si parla di più oggi infatti di ecumenismo spirituale. Chiede preghiera "con gemiti inenarrabili".
Per questo ha pregato Gesù la sera dell'Ultima Cena: "Padre, quanti mi sono discepoli, siano una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato".
Per questo hanno pregato insieme dal 18 al 25 gennaio tutti i battezzati.

E' spontanea e legittima la domanda: ecumenismo quo vadis?
Compito irreversibile, insiste e ripete il Papa. Tanti sono i passi compiuti: incontri, dichiarazioni, gesti.
"E' molto di più quello che ci unisce che quanto ci divide". La parola incoraggiante e stimolante di Giovanni XXIII ha creato un'atmosfera nuova.
Poi il Concilio Vaticano Il con il decreto appunto
Unitatis Redintegratio, e la presenza di osservatori di altre Chiese cristiane.

I gesti umili, coraggiosi di Paolo VI, come l'incontro con il patriarca ecumenico di Costantinopoli a Gerusalemme dopo un millennio di distanza e incomprensione; l'abolizione delle tristi scomuniche vicendevoli; l'inginocchiarsi a baciare il piede del suo rappresentante, il metropolita Melitone nella Cappella Sistina; lo scambio dell'anello episcopale con il primate anglicano, l'arcivescovo Ramsey di Canterbury; la visita al Consiglio ecumenico delle Chiese a Ginevra e tanti altri. Tanti, verrebbe da dire, originali, suggeriti da fantasia e sapienza pastorale, quelli di Giovanni Paolo Il.
Almeno un documento e un gesto è da sottolineare: l'enciclica Ut unum sint, dove il Papa chiede ai teologi e responsabili delle Chiese cristiane di riflettere sulle modalità stesse dell'esercizio del ministero petrino e quell'apertuta a tre (il Papa, l'Arcivescovo di Canterbury, primate della Comunione Anglicana e il rappresentante del patriarca Bartolomeo I) della Porta Santa di san Paolo, all'inizio dell'Anno Giubilare.
Segni delicati e apprezzati dai fratelli dell'Ortodossia sono stati nel 2004 il dono dell'icona della Madre di Dio di Kazan al patriarca Alessio di Mosca. Dal 1993
il Papa l'aveva nell'appartamento privato e la restituzione delle reliquie di san Giovanni Crisostomo e di san Gregorio di Nazianzo al patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli.
Meno nota, ma decisamente importante la firma della dichiarazione congiunta su "Chiesa e giustficazione. La comprensione della Chiesa alla luce della dottrina della giustificazione", firmata ad Augusta il 31 ottobre 1999 tra la Chiesa cattolica e la Federazione Luterana Mondiale. Tema basilare della discordia tra Lutero e Roma.

La Chiesa di Milano non è seconda in questo impegno ecumenico. Due fatti almeno vanno ricordati: la costituzione del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano e lo scorso anno il "Cammino ecumenico di pace a Gerusalemme", promosso dallo stesso Consiglio.
Nella nostra parrocchia opera il Centro Missionario del Pime (da sempre con i mass-media, soprattutto con la rivista Mondo e Missione, con incontri di preghiera e di studio), riconosciuto luogo di passione ecumenica.

Evangelizzazione ed ecumenismo si richiamano e si condizionano. Tra le personalità che vi sono passate ci sono il primate anglicano, George Carey, per sua felicissima e gustata personale iniziativa, proprio all'inizio del suo servizio primaziale e il pastore valdese, Glen Williams, primo segretario generale della Conferenza delle Chiese europee.
"Per l'ecumenismo, scrive Piero Coda, uno dei maggiori teologi italiani, è un po' il tempo di Elia: quello in cui Dio parla non attraverso il vento impetuoso e gagliardo, ma nel mormorio di una brezza leggera. Per farei forse più attenti alla voce di Dio, che ai nostri programmi".
Atenagora, grandissimo patriarca "ecumenico" già decenni fa aveva detto: "Quando uno si disarma, si espropria, si apre al Dio Uomo che fa nuove tutte le cose, allora Lui cancella il passato cattivo e ci dona un tempo nuovo in cui tutto è possibile".

Il lavoro continua. Ma intanto ringraziamo il Signore e riconosciamo la nostra buona volontà che da fratelli separati siamo passati a fratelli ritrovati: prigionieri della riconciliazione.

P. Angelo Rusconi, PIME