MISSIONE TURCHIA

RITAGLI     «Don Andrea,     DON ANDREA SANTORO
con umiltà sulle vie degli Apostoli»

Alla cerimonia di ieri sera Maddalena Santoro,
sorella del sacerdote ucciso nel 2006 in Turchia, ha acceso un cero.
«Voleva condividere la sua fede con gli altri senza la pretesa di convertirli».

Don Andrea Santoro celebra l'Eucarestia...

Da Roma, Giovanni Ruggiero
("Avvenire", 8/4/’08)

Un po’ gli somiglia. Maddalena Santoro, la sorella di don Andrea, il sacerdote ucciso a Trebisonda, in Turchia, il 5 febbraio 2006, si è avvicinata commossa a uno degli altari laterali della Basilica di San Bartolomeo che conserva la stola e il calice del fratello, ed ha acceso un cero. Maddalena Santoro incontra tanta gente e porta la testimonianza del fratello sacerdote perché il ricordo del suo "martirio" non sia perduto.

Signora, lei come ricorda don Santoro?

Il ricordo che conservo è quello di un sacerdote e di un uomo molto convinto della sua "chiamata", e nello stesso tempo un sacerdote che era sempre attento a sentire la "voce" di Dio che gli confermasse questa chiamata. Prima di ogni sua decisione aspettava la conferma del suo vescovo. Di questo avevamo modo di parlarne in famiglia e abbiamo trovato le "lettere" che ha scritto al cardinale Ruini prima della partenza. Si rivolgeva al suo vescovo spiegando il suo "sentire" e chiedeva a lui l’autorizzazione.

Cosa di questa terra "attraeva" suo fratello tanto da sceglierla come terra della sua "missione" sacerdotale?

La sua "attrazione" fondava su un’idea precisa. Quella era la terra "calpestata" da Gesù e dagli Apostoli e incrementata dalla fede. Voleva già nell’80 ripercorrere questa strade e camminare sui luoghi dove Gesù è stato.

Cosa lascia in quella terra don Andrea?

Quello che lascia è sia lì che qui. Era un uomo di grandi "relazioni" e in queste voleva trasmettere questa fede ricevuta dagli Apostoli che lì avevano già dato il loro sangue. Voleva ripercorrere quelle strade con la stessa umiltà degli Apostoli. Desiderava sempre più "purificare" questa fede perché brillasse lì. Sento negli incontri con la gente che tutto questo è stato recepito. La gente ha capito che don Andrea era un uomo di fede, era un cristiano "autentico" e un "pastore" che davvero voleva conformarsi a Cristo.

Cosa prova nei confronti dell’uccisore di suo fratello?

Nel mio cuore non penso al ragazzo che hanno individuato come colui che lo hanno ucciso. Penso invece a quanti hanno desiderato la sua morte. Non so chi siano né so se la Turchia li troverà. Provo per loro un sentimento di compassione; non di rabbia. A volte ho provato anche umiliazione. Nei loro confronti ho una speranza, la stessa che aveva don Andrea: che la presenza dei cristiani sia vista come una semplice presenza per condividere la fede propria con quella degli altri, senza pretese di conversioni. Don Andrea non aveva questa pretesa. Vorrei che questo lo capissero e accogliessero questa nostra presenza, come quella di don Andrea, come una presenza amica, di fede, che desidera semplicemente essere una mutua testimonianza di ciascuno della propria fede.