Al bivio di una scelta tra Caroline e la Hack

RITAGLI    Dipenderą dalle donne    DIARIO
se la vita sarą onorata

Davide Rondoni
("Avvenire", 11/9/’07)

Dipenderą da loro, dalle donne. Se la vita sarą custodita ancora, se sarą onorata. Dipenderą se tra le donne prevarrą la ragione amorosa di Caroline o la mente "algida" di scienziate che considerando la vita pura polvere ritengono la si possa usare e buttare. Vengono questi pensieri vedendo la storia di Caroline, la pilota dell'aviazione militare francese, emblema delle donne in grado di realizzarsi anche in mestieri tradizionalmente maschili. E confrontandoli con il vecchio ragionare di gente dotata di grande cervello, come la "Nobel" Rita Levi Montalcini, o la astrofisica Hack che sul "Corsera" benedicono la creazione degli "embrioni chimera" (d'uomo e animale) in nome della scienza, e, la Hack, in nome di un livore "anticattolico" dal sapore ottocentesco. Atteggiamenti mentali vecchi, riproposti con enfasi dai giornali - di lą dai meriti reali attuali e dalle competenze delle due scienziate. Icone austere che parlano, e dettano il verbo, in un "frou-frou" di onori da salotto e d'accademia. Caroline Aigle invece ha fatto tutto in silenzio. Si č saputo tutto dopo. A 32 anni, scopre di avere un tumore. E di essere in attesa di un figlio. Invece di espellere quello che le scienziate chiamano "embrione" e che nella propria pancia una donna chiama "figlio" (tremendo "trucco" del linguaggio che elude l'esperienza), Caroline ha puntato pił in alto i motori del suo aereo, ha lanciato la sua anima in un gesto ragionevole d'amore e dedizione. Ha lanciato la sua giovinezza nel cielo pił bello che aveva davanti: il cielo dell'amare suo figlio. Che era un piccolo embrione, un quasi niente, quello su cui le anziane scienziate mormorano le loro litanie di morte. Siamo solo polvere, dice la Hack "corteggiatissima" da giornali e "festival", chiusa nella sua vecchia polemica anticristiana. Mentre invece Caroline, ha mostrato di credere che non siamo solo polvere. Ha giudicato, con la stessa precisione, la medesima razionalitą con cui manovrava l'aereo, che quel che portava in grembo era ben pił che polvere. E ha messo interamente la sua giovinezza, ha messo interamente la sua vita splendida, al servizio gratuito di quella presenza. Fino a che si č fatta largo, come una pista d'atterraggio tra le nubi, anche la possibilitą del sacrificio estremo. Dipenderą dalle donne, dipenderą da loro. Se la vita di quel che chiamiamo figli quando sono nostri e ci fanno chiamare embrioni quando sono creature abbandonate, sarą ancora onorata, e rispettata il pił possibile. Dipenderą da loro se prevarrą il vecchio mormorare "scientista" delle icone "mediatiche" o lo slancio della vita reale. Se la mortificazione, la cinica considerazione della vita (altrui) come polvere in nome della "Scienza" con la maiuscola come una divinitą, o la "aerea" capacitą di servizio che mette la maiuscola sulla "Vita". Dipenderą da loro, e da chi sta al loro fianco e dice di amarle, se prevarrą lo spirito di chi guida il potentissimo "caccia" della scienza contro tutti i "Gabriel", come si chiamava il figlio avuto dalla pilota Caroline. O se prevarrą Gabriel, nato col nome d'angelo dalla mamma pilota di aerei, "bambino-annuncio" che la vita vale pił della presunzione e dei sogni di scienziati che somigliano ad antichi stregoni.