Occasione per toccare il limite di quel che siamo

RITAGLI    Folle & solitudini. Estate, stagione doppia    DIARIO

Davide Rondoni
("Avvenire", 15/7/’07)

Estate, tempo delle folle. Delle code in autostrada, delle distese infinite di persone sulle rive, di "megaconcerti". E tempo delle solitudini, delle separazioni che induriscono, degli abbandoni. È una stagione doppia, l'estate. È tutto un ritrovarsi in strada, in piazze, in raduni, in "festival" e notti rosa, bianche. Ma è anche la stagione in cui certe solitudini mordono di più. Di certi amori dopo il separarsi. Di tante persone anziane. Di tanti che finiti i ritrovi obbligatori del lavoro, delle amicizie facili e superficiali si guardano allo specchio e pensano: con chi sono io? E più la tivù, gli "spot", gli enti locali, gli "sponsor" ci bombardano di immagini di piazze gremite, di folle radunate al palco di "star" e "starlette", più si incidono nella "seta" interiore dello sguardo le immagini di alcune figure sole, lasciate a guardar la strada su una sedia, o peggio a mendicare in un angolo. O certe altre solitudini, meno evidenti, ma ben ravvisabili dietro agli abiti sgargianti, le abbronzature, le chiacchiere. Dietro a un'ansia di relazione, di combinazione, di riconoscimento. È la stagione delle moltitudini, e delle amare solitudini. E le prime possono servire ad evadere dalle altre. Ci sono moltitudini che sono come il lago in cui momentaneamente si placano, si versano i rivoli di tante solitudini. C'è un affollarsi che maschera, che nasconde e al tempo stesso rivela la noia di solitudini insopportabili. Si propagandano con grande dispendio di energie e di soldi manifestazioni sparando i numeri delle presenze, pompando le cifre del pubblico. Come se si stesse diffondendo una fame di toccarsi, di sentirsi insieme, di vincere contro il "drago" della solitudine, della "separatezza" che peraltro sembra divorare tutte le certezze negli amori, nelle amicizie. Questa è un'ansia che da un lato certifica che l'uomo non sia fatto per stare da solo, come dice già la Bibbia all'inizio del Genesi, e però dall'altra sembra offrire come risposta a tale esigenza umana lo "show" di una compagnia affollata e anonima, gigantesca e però effimera. Ci sono ritrovi la cui consistenza è come d'un fantasma. L'unione sperimentata una sera, per una canzone, per un ballo, per un'emozione, svanisce in pochi minuti e rende più acuto il senso e la fame della propria solitudine. Che poi come un "lupo" si mette a cercare nuove occasioni, nuovi momenti in cui placarsi, un'altra piazza, altri viali gremiti, un'altra folla. Ma come sempre le esperienze della vita possono essere di due segni. E accanto alle folle e alle solitudini che sono solo occasione per toccare il limite di quello che siamo, ci sono raduni e solitudini che invece aprono il cuore e la mente a qualcosa che ci eravamo dimenticati. A qualcosa che siamo ma dimentichiamo di essere. Ci sono ritrovi e ci possono essere momenti di solitudine in cui il nostro essere, per così dire, si chiarisce. Dove il torbido delle abitudini e dei pensieri e delle parole scontati viene attraversato da una diversa luce. Dove il nostro essere viene riscosso. L'estate è anche occasione di ritrovi tra amici, tra comunità, minime o grandi, che non vogliono stordire la sete che ferisce sempre il cuore di ognuno. Anzi, ritrovi che mettono tale sete in primo piano, la prendono sul serio. Ci sono raduni, come quelli che fanno i cristiani, che sono i momenti in cui si fa esperienza di una unità che non viene meno, e di una amicizia profonda perché a unire è lo Spirito e non la voglia di non essere soli. E così ci possono essere anche momenti di solitudine dove il cuore e il pensiero cercano in quella sete di assoluto la loro giovinezza, la loro energia. L'estate è il momento dei raduni e delle solitudini. Ma a guardare bene ci sono raduni differenti e solitudini diverse. Affollamenti che hanno la stessa faccia della solitudine. E uomini che hanno lo stesso volto amico dell'infinito, sia che camminino nella folla, sia che bevano da soli.