NON SOLO IL PAPA MA BENIGNI, DALLA, FERRETTI

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Tutti parlano di Gesù

Davide Rondoni
("Avvenire", 29/4/’07)

Insieme al Papa arrivano anche loro, se così si può dire. Benigni, Dalla, la Merini, Lindo Ferretti, e altri… Strana, misteriosa contemporaneità. Il Papa fa un libro su Gesù e anche artisti vari, con le loro storie, le sensibilità e i loro talenti, parlano di Gesù. Lo fanno da artisti, con la loro piccola o strana fede, ma lo fanno, e fanno volgere gli occhi di tanti alla presenza e al mistero di Lui.
Non è "marketing", e non è però nemmeno un caso. Sembra che di Gesù Cristo pensavamo di saper tutto e invece no, c'è da sapere tutto di nuovo. Come se non fosse un racconto che è finito ieri, ma una storia che continua oggi e allora c'è da comprendere, da gustare bene di che si tratta. L'altra sera Roberto Benigni ha avuto la cortesia di invitarmi ad assistere a Roma a uno dei suoi "show" intorno a Dante, e di citarmi durante la serata. Per telefono mi aveva ringraziato perché usa cose prese dai miei scritti. E, tra l'altro, il commento al fatto con cui inizia il cristianesimo. Il "sì" libero che Maria dice a Dio, il Quale dall'eternità era lassù perso nel pensiero di come fare a salvare l'uomo. Voleva farlo attraverso un amore libero, poiché a farsi amare obbligatoriamente non c'è senso. Finché, appunto, vede quella ragazza di sedici anni, e lei dice liberamente "sì"… C'è questo, e molto altro a riguardo di Gesù, nelle due ore e mezze di spettacolo, concluse con il pubblico in piedi commosso e ammutolito mentre applaudiva. Benigni innalza un inno tenerissimo e simpatico, audace e appassionato all'animo italiano capace di grandezze in ogni campo e formato dal cristianesimo. E con continui riferimenti al Vangelo, mischiato come dev'essere con la vita di oggi, tra battute e momenti da brivido e di "magone", invita il pubblico a rendersi conto della irripetibilità di ogni persona, del fascino e del rischio della libertà, del miracolo di incontrare l'amore.
Uno spettacolo da morir dal ridere, e da zittirsi. Un viaggio tra le miserie della vita quotidiana, sociale e politica - ma mai trattate con acidità, sempre con una ultima specie di simpatia - e dentro il capolavoro dantesco, visione umanissima della vita e del problema del destino.
Negli stessi giorni un altro amico, noto artista, Lucio Dalla, mi invitava a Parma ad assistere alla lettura da lui musicata, ad opera del bravo Marco Alemanno, di un testo di Alda Merini dedicato alla passione di Cristo. Un testo, lieve e profondo, amato e restituito dai due artisti con lo sfondo musicale della Orchestra Toscanini. E anche lì, pubblico stupito e commosso per quel che aveva ascoltato, cosa antica e nuovissima. Poche settimane fa, infine, Lindo Ferretti, icona del "rock" estremo italiano, ha letto davanti a centinaia di persone, un mio poema dedicato al Compianto per il Cristo morto.
Insomma, che cosa sta succedendo? Perché numerosi artisti, e con loro, numerose persone si mettono a guardare Gesù Cristo? Qualcuno dirà: non è una novità, gli artisti han sempre fatto attenzione alla Chiesa e alla fede, se non altro per problemi di committenza. Ma appunto, invece ora non c'è nessun motivo esteriore, non si tratta di opere che questi artisti sono in qualche misura "obbligati" a fare, ma si tratta di loro personali e particolari percorsi. E non mi pare che esistano leggi di mercato che consigliano di trattare il tema "Gesù", anzi…Ma loro arrivano, come è arrivato anche il Papa, proponendo il loro personale, discutibile e appassionato modo di affrontare Gesù. Non vogliono insegnare niente, né devono esibire fedi perdute o ritrovate.
Insieme al Papa che parla di Gesù arrivano anche loro, gli artisti. Meno noiosi dei filosofi, dei commentatori, più bizzarri e geniali, più criticabili e incostanti. Un po' come tutti, in fondo.