Non ha strategie di conquista, ma occasioni di testimonianza

RITAGLI   Rivoluzionario si aggira   DIARIO
in questa Italia balzana

Davide Rondoni
("Avvenire", 11/2/’07)

Guardatelo, il rivoluzionario vero della nostra epoca. Quello che ha veramente coraggio. Che non molla. E non si piega. Che non è un eroe. Ma non cede. Nemmeno se i potenti decidono e impongono cose contrarie alla sua coscienza. Neanche se i grandi media lo censurano o lo deridono. O ne parlano trattandolo con supponenza. Come folclore. Come se fosse un po' retrogrado, uno che la modernità, ah lui no... Come se fosse uno che, forse, che ha dei problemi o delle fisse... Provate a guardarlo, quando lo incontrate. Vi avviso: non lo troverete quasi mai su barricate per strada o nelle piazze. E nemmeno erette nelle piazze virtuali della tv e dei giornali. Non gira con bombe molotov e non imbratta i muri. Non urla da megafoni. O lo fa raramente, solo quando è necessario. Non si dà arie di portatore di paradisi in terra. E il potere dominante non sa come fare. Lo deride, lo fa prendere in giro dai maggiori opinionisti, dalle grandi firme. O dai film, dalla tv. Ogni volta che apre il giornale o spesso quando apre un libro, trova qualcuno col ditino alzato o con la maschera di una tetra comicità che sputa addosso a ciò che lui o lei crede, a ciò che ama. Ma non sa come fare, il potere attuale, a debellare la sua presenza. La sua strana guerriglia. Che chiamo così per dire. Perché non fa parte di un esercito, ma di un popolo, che è cosa ben diversa. E non ha strategie di conquista, ma occasioni di testimonianza. Dice quel che pensa di fronte al mondo, al mondo che inizia dal collega della scrivania accanto, e che inizia ancor prima nei problemi della sua vita e della sua coscienza. Dà le ragioni di quel che pensa, e prova a vivere così. Ragioni che accettano la discussione in campo aperto, cioè laico. E che ha imparato a sostenere grazie all'incontro con il cristianesimo come vita, come vita di popolo, cioè di Chiesa. Il cristianesimo non come buona filosofia a cui "ispirarsi", e nemmeno come bel rito, ma come vita. Perché ha scoperto che il Vangelo di Cristo è a favore della vita dell'uomo. Ne illumina il significato, la bellezza, e i drammi. La sua rivoluzione è quella di Cristo, che ha rovesciato gli idoli dello Stato e della Razza, del Successo e del Potere. Che ha trattato i più deboli e indifesi come dei Re, senza aver scandalo del male. E che alla morte non ha opposto il cinismo ma il fatto della Resurrezione. Il rivoluzionario vero non fa omelie, non è uno che fa catenaccio per difendere una sua vecchia idea o i bei tempi andati. È uno a favore della vita umana, e sa che un'azione vale più di mille discorsi. La sua azione però è strana, si chiama testimonianza. Che non è quella cosa che ormai si usa anche nelle "convention" aziendali, quando uno racconta i casi di lavoro ecc. O meglio è anche il racconto, ma la testimonianza è la vita. Quella normale, fatta di lavorare, far famiglia, i soldi, i debiti, le malattie, le gioie... È il "come" si vive tutto questo. Non sto parlando di eroi, né di santi. Il rivoluzionario vero ha i tratti del ragazzo, o di una ragazza che non si accontenta di quanto viene offerto nel mercatino delle libertà e delle vanità. O della madre di famiglia, giovane o anziana che sia. O del padre che fa mille errori, ma non va via, e si dà da fare non solo per far soldi o carriera ma anche per la speranza dei suoi figli e di chiunque. Parlo di quei cristiani senza aggettivi, che son cristiani prima di essere di destra o di sinistra, e che danno testimonianza di quel che credono e della Chiesa. Non sono nemmeno una minoranza protetta, su di loro chiunque può dire quel che vuole. Anzi, oggi è "politically correct" dirne ogni "bischerata" possibile. Però se li incontri, chissà perché, questi strani rivoluzionari non hanno la faccia arrabbiata. E pur tra i segni del tempo e delle preoccupazioni hanno un sorridere lieto che rilancia la vita più di ogni idea (o di ogni legge) pensata senza o contro di loro.