POLEMICHE A PARTE

RITAGLI    DEL TANTO PARLAR DI PRESEPE    DIARIO
QUALCOSA RESTA

Davide Rondoni
("Avvenire", 20/12/’06)

Buongiorno. Sono l'addormentato del Presepe. Sì, quello della statuina distesa, in genere con un cappelluccio, la testa posata su una cesta, o una pietra. Quello che se la dorme, mentre tutti arrivano, con facce protese, siano pecore o re. Io son quello che sembra non accorgersi di niente. Un po' simbolo della distrazione, un po' simbolo del fatto che nel Presepe c'è posto per tutti, anche per gli svaniti e i pigri.
Pure quest'anno mi preparavo a fare il mio sonnellino sotto gli occhi del mondo. Però, se permettete, quasi quasi mi alzo. E vado a dormire da un'altra parte. Perché ne ho sentite davvero di tutti i colori. E m'è quasi passato il sonno. Voglio dire: il Presepe è un posto per tutti, no? Ci sto pure io che sono il più inutile dei personaggi! Un posto semplice, tranquillo. Che a vederlo ti vengono solo dei buoni pensieri. I bambini, anche di fronte a quelli meno ingegnosi, fan due occhioni. I grandi ci danno spesso solo un'occhiata, però un'occhiata con meno ombre del solito.
Dunque, mi preparavo a far la mia bella dormita in mondovisione, e invece ho sentito gente assieparsi intorno. E che dice ogni genere di "baggianata". Una gara a chi la spara più grossa. Chi vorrebbe sbaraccare il Presepe perché dà "fastidio", chi vorrebbe ficcarci ogni stupidaggine gli viene in mente… Mi ha incuriosito, ad esempio, il ragionamento di quelli che dicono: in nome del valore delle differenze eliminiamo il Presepe. Sogno o son desto mi sono chiesto, per l'appunto. Come sarebbe a dire? In nome del valore della diversità eliminiamo un segno preciso, così dopo tutto diventa uguale. In nome delle differenze, invece che spiegare il Presepe a bambini che magari non lo conoscono, questi eliminano le differenze. Ma non erano un valore? Boh… O ci sono o ci fanno. Verrebbe voglia di girarsi dall'altra parte e lasciar perdere. Poi ho sentito gente che quasi si accapigliava per metterci o toglierci qualcuno raffigurato nelle statuine. Manco il Presepe fosse una specie di Parlamento o di "Domenica in". Tra un po' vorranno fare un "reality" tipo "il presepe dei famosi". Ma no, lasciate qualche posto dove non conta essere dei "personaggi", dei "vips". Un posto per gente senza nome, senza fama. Che vale anche se non fa niente di eccezionale: il pastore, il falegname, la guardiana delle oche. Gente normale, quelli che in copertina non ci finiranno mai, e che han lo stesso una vita piena. Di fatiche, sì, ma anche piena di speranza, tanto è vero che vengono a vedere il Bambino promesso dal fondo dei secoli.
Poi ho sentito pure i discorsi melliflui, quelli sì che fanno addormentare. Coloro che dicono: io non ci credo a Gesù però il Presepe è una bella tradizione… Certo, certo. Ma noi del Presepe non siamo dei soprammobili. Che so, come una pendola lasciata dalla bisnonna. Discorsi del genere tolgono il sonno, e verrebbe voglia di alzarsi. Però, mi son chiesto: non sarà che parlano e straparlano del Presepe perché sono un po' stufi di parlare d'altro ? Insomma, siamo sotto Natale e forse è pure giusto che ne parlino. Tutto l'anno a parlare di soldi, di finanziarie, di goal, di poli… Parlar del Presepe è come parlar del destino: Dio che si fa uomo, che roba!
Certo, sarebbe meglio se ne parlassero con più sale in zucca, con meno astuzie, meno sciatteria. Facendo meno caciara, che qui c'è un Bimbo piccolo, e c'è pure chi vuol dormire! Insomma, che ne parlassero con un po' di cuore acceso. Che nei piccoli è una stella. E nei grandi può essere un fuoco in cerca del bene. Io lo so perché anche se sono addormentato, e spesso mi distraggo, mi viene da sorridere. Il mio cuore, infatti, arde contento che io sia lì, tra gli altri dinanzi all'Evento più grande della Storia, nel Presepe.