IL PAPA NEL GIUDIZIO DEI TURCHI

RITAGLI   È UN UOMO BUONO: ORA LO SANNO   DOCUMENTI

Davide Rondoni
("Avvenire", 2/12/’06)

Si è già detto: un viaggio storico. Si è detto e si dirà. Quando nel tempo fioriranno i tanti semi di bene chiusi nei gesti e nelle parole di questi giorni. Il viaggio in Turchia di Benedetto è stata una tappa importante del viaggio di questo papato dentro il cuore della nostra epoca.
L'antico padre Benedetto non si scoraggiò di fronte alle pestilenze e alle devastazioni della sua epoca, e fece rifiorire le terre e la cultura. Allo stesso modo il nuovo papa Benedetto continua il suo viaggio nei punti critici del pensiero e della vita comune di questa nostra epoca. Un viaggio che sta gettando semi buoni nella terra difficile della storia. Si dice, e si dirà: un viaggio storico. Lo è già, lo sarà ancora di più. Quando, grazie all'impegno degli uomini e con l'aiuto di Dio, quei semi troveranno terra buona.
Un viaggio importante per molti motivi. Sul piano teologico. E su quello politico. E anche su quello che importa immediatamente a tutti noi, comuni mortali, che non abbiamo grandi responsabilità teologiche o politiche: il piano della nostra speranza. Perché noi abbiamo visto quel che anche i cittadini turchi hanno visto. Perché noi cristiani abbiamo visto quel che anche i musulmani hanno visto. Un uomo buono. Un uomo certo della propria fede. E, proprio per questo suo radicamento, buono e aperto nell'incontro con tutti. Un uomo buono perché radicato. Di più: perché immedesimato nello stesso atteggiamento di Cristo. Abbiamo visto un uomo buono, mosso da un amore sincero agli uomini. E perciò capace di affrontare ogni differenza. E di non avere paura di fronte ad ogni timore.
E così questo viaggio ha fatto bene alla speranza. Certo, ha fatto bene alla politica. E al dialogo ecumenico. In modo superiore alle aspettative. E superiore alle diffidenze. Un uomo buono è un uomo che non ha paura. E che dà speranza. La conferma in chi ha una fede grande, e la sostiene in chi ha una fede così così. E la suggerisce a chi fede non ha più. Vedere in azione un uomo buono fa bene alla speranza del mondo. In un'epoca in cui spesso si finisce per confidare solo nella forza delle Istituzioni. O, quel che è peggio, nella forza delle armi. In un'epoca che sembra aver rinunciato alla forza della fede sembra strano lo spettacolo di un uomo buono. Sembra una cosa che non c'entra con i problemi "reali" della politica, e dei conflitti che abusano della religione per giustificare i propri obiettivi di potere. E invece si è visto che un uomo buono entra nei cuori e nelle dinamiche della storia. E la richiama a ciò che tutti desiderano. La pace, chiamatela. O la speranza. Poiché la pace non è solo assenza di conflitti, ma è la speranza di poter convivere conoscendosi e aiutandosi. La pace dell'indifferenza reciproca è il preludio gelido della guerra.
In un'epoca dove si era fatta dell'indifferenza religiosa la presunta chiave della convivenza pacifica, il Papa ha riportato Dio al centro. E il riconoscimento della Sua paternità come base per comprendere meglio il buono della vita, e il valore dell'altro. Come diceva il poeta Péguy: non sta perdendo tempo a fare il fustigatore o a sognare un mondo perfetto. Sta facendo il cristianesimo. Che è quella cosa che ha animato nei secoli tante donne e uomini, rendendoli più buoni. E perciò capaci di incidere nella storia, nel senso della speranza, invece che nel senso della disperazione. Nel senso del bene comune, invece che della lotta per l'affermazione di sé.
Lo abbiamo visto noi. Lo hanno visto i musulmani. Non si è trattato di una bella idea, ma di un fatto. E un fatto vale più di mille buone intenzioni o di mille strategie.