GUAI AI NUCLEI SOLITARI
RITAGLI 
Alla famiglia serve la trib¨  DIARIO

Davide Rondoni
("Avvenire", 10/9/ĺ05)

Meno famiglia, pi¨ trib¨. Di fronte ai tremendi fatti - l'ultimo a Merano - che accadono in tante, troppe famiglie vorremmo lanciare questo strano slogan. Pi¨ trib¨, pi¨ compagnia: davanti alla madre che si Ŕ gettata dalla finestra dopo aver ucciso il figlio, Ŕ una supplica.
Mi chiedo infatti: perchÚ una donna, ammalata in modo serio di nervi, resta da sola con i suoi bambini? Certo, c'Ŕ del mistero in ci˛ che avviene in casi come quello di Christina e del suo sventurato piccolo Julian. Per˛ poi gli esperti parlano di segnali che si potevano intercettare, di attenzioni che si potevano avere. E chi poteva, chi doveva farlo? Gli assistenti sociali? Il marito che pur doveva andare a lavorare tutte le mattine per loro, i suoi tesori che ora sono un quadro spezzato, offeso? Ieri
Marina Corradi su queste colonne ricordava che gli infanticidi son cresciuti in Italia del 41% in dieci anni. ╚ tremendo. E allora io dico: attenzione, quando si parla di famiglia. Attenzione quando la usate come slogan. Lo dico ai politici, ai giornalisti, che magari per far l'occhiolino ai cattolici, o per strattonarli, la sbattono senza rispetto di qua e di lÓ, ne proiettano false immagini, comunque irreali.
Lo dico ai preti. C'Ŕ il rischio di spargere una retorica facile e falsa. La famiglia Ŕ, come si suol dire, la cellula fondamentale della societÓ. Ma non Ŕ una monade, non Ŕ un'isola dove tutto dev'essere felice. In nome di una felicitÓ obbligatoria si aprono le ferite, a volte abissi di infelicitÓ. E dico: ci vuole la trib¨ - il parentado, il gruppo allargato - non solo la famiglia. PerchÚ la trib¨ aiuta a sostenere le prove che non mancano in ogni nucleo familiare.
Oggi invece Ŕ prevalsa un'idea borghese, finta, plastificata di famiglia. Come di un'isola che sarebbe il coronamento delle aspirazioni di una ragazza, e l'ideale per un ragazzo. Certo, Ŕ l'ideale per un uomo e una donna - anche in mezzo alle vergognose difficoltÓ in cui in Italia la gettano il fisco, il mercato vampiro degli articoli per bambini ecc. Ma a patto che sia intesa come una casa dentro una trib¨, e appartenenza anche a qualcosa di pi¨ grande. La famiglia-monade pu˛ scoprire di essere - al di lÓ delle intenzioni - il peggiore degli incubi. La famiglia perbene, perfetta, che si compie in se stessa e non ha bisogno di nulla, Ŕ un'icona borghese e soffocante, come ha mostrato Thomas Mann nel grande romanzo dei Buddenbrook. E come si vede, in modo insopportabile a volte, nel cinema americano. Tutto crolla - grattacieli, mondi, nazioni - ma resta lei, la famiglia, come lieto stucchevole e poco credibile fine delle favole: vissero felici e contenti.
Balle. Senza la trib¨ (che per i cristiani pu˛ essere la parrocchia, il gruppo di amici, una fraternitÓ di amiciů) si rischia di scambiare la famiglia come compimento di un sogno, come una meravigliosa isola. Ma basta poco, anche un vento leggero, e l'isola delude, si scende dal sogno, in modo pi¨ o meno brusco.
Di fronte ai troppi inferni in casa, dico: non parlatene in modo falso, in modo retorico, in modo artificioso. Non Ŕ un orticello, un posto dove star bene isolati. Parlate magari meno della famiglia e piuttosto chiedete a ciascuno: di che trib¨ sei? La trib¨ Ŕ fatta di amici che entrano in casa, che ti rompono le scatole, di bambini degli altri, di interessi comuni. ╚ un posto dove si segue un'autoritÓ riconosciuta, ci si aiuta.
Appartenere a una trib¨ fa capire che ogni uomo Ŕ venuto al mondo per creare la vita, facendo famiglia o anche mettendo su case senza legami di sangue, come i monasteri o le case di vergini. Se non c'Ŕ trib¨, troppo alto il rischio di una famiglia intesa come rifugio, come mondo beato. Le nostre cittÓ, i nostri quartieri, i nostri parentadi, anche i nostri paesini hanno smesso da un pezzo di essere trib¨. E ovunque possono accadere le cose tremende della solitudine.