NEL SILENZIO DEI «POTENTATI»

RITAGLI   IL PAPA SUO MALGRADO ESPOSTO   DOCUMENTI

Davide Rondoni
("Avvenire", 5/10/’06)

Il colpo di teatro del dirottamento aereo di ieri l'altro, senza conseguenze tragiche ma solo tanta paura, ripropone una questione relativa al ruolo che nell'immaginario pubblico ricopre oggi la figura di Benedetto XVI. Il giovane attentatore turco, com'è noto, si è rivolto al Papa. Lo ha fatto dichiarandosi cristiano e obiettore di coscienza, per richiamare il suo diritto a non prestare servizio militare in un esercito definito islamico.
Al di là del caso personale, sulla
Turchia - come documentava bene ieri questo giornale - si sta giocando una partita delicata e decisiva, dove esercito, forze fondamentaliste, Nato e Unione Europea stanno giocando - ciascuno - la propria partita. Chi invitando il Paese a compiere un cammino di democrazia e di rispetto dei diritti umani, chi invece spingendo per un'entrata nella "Ue" senza troppe verifiche. I cristiani, come è noto, non hanno affatto lì vita facile. Il dibattito e le tensioni che ruotano oggi attorno e dentro la Turchia si può dire che siano rappresentative della complessità del momento che il mondo sta vivendo. E il Papa di Roma si ritrova ancora una volta ad essere e a svolgere una funzione nevralgica. Anche attraverso un'esposizione scomoda. Ma occorre capire bene quale. E perché la posizione di Benedetto è, nella sua apparente debolezza, in realtà la più forte.
Una figura come quella di Joseph Ratzinger sembrava destinata a una vita di pacati studi, di servizio intellettuale. E invece oggi, la sua figura di pastore è posta al centro della scena e sotto gli occhi di tutti. Ieri le scriteriate e interessate proteste di fanatici islamici nel mondo lo dipingevano come un "ciarlatano" che disprezza l'Islam, mentre altri esponenti spesso più autorevoli dell'Islam trovano nelle sue proposte fermenti utili al futuro della loro fede. E intanto altri vorrebbero invece arruolarlo nei difensori d'ufficio della cosiddetta supremazia occidentale.
Ma il Papa non ci sta. Il fondamentalista islamico o l'antislamico di professione lo vorrebbero usare a piacimento. La sua preoccupazione però è di altra natura. Non si nutre di odi o di diffidenza. Egli continua a rivolgersi ai singoli e ai popoli, richiamando alla libertà e all'uso della ragione. Così facendo mostra di essere un attore credibile e vicino alla domanda dei singoli e dei popoli sulla scena mondiale, dove in troppi sembrano solo occupati a desiderare la disfatta di qualcun altro, a "brancarsi" a morsi in nome del Potere. I fondamentalisti di ogni genere, vorrebbero che il Papa facesse da quinta colonna, da alleato per la loro guerra. E restano spiazzati, e reagiscono come si è visto in questi mesi in modo scomposto. Nella sua proposta, e nella sua gioia personale, il Papa indica la fede cristiana come compimento del desiderio della vita umana. Perciò, si trova ad esaltare il valore della libertà e della ragione umane, intese come tesoro dell'uomo. A Gesù Cristo interessava avere come amici degli uomini e delle donne interi, reali, non delle controfigure, non dei fantocci privi di libertà e di senno.
In questa sua personale, paziente, argomentata testimonianza, il Papa dà voce, tra l'altro, alle cose migliori formulate lungo i secoli dalla cultura europea, quella cosiddetta occidentale. Ed è singolare che proprio la cultura occidentale, nei suoi strumenti dominanti, anche qui in Italia, veda e dipinga il Papa se non come un nemico, quanto meno come una presenza scomoda, di cui stranamente diffidano. Come una presenza indesiderata, da criticare con velenosità o banalità.
In questa strana viltà dell'Occidente verso se stesso, già da tempo l'allora cardinale Ratzinger vedeva uno dei problemi del futuro. Ora il futuro è arrivato. Ma insieme al problema, è giunta anche la grazia, o dite la fortuna se volete, di un Papa che come un grande Pastore è riferimento per i semplici e per chi ama la vita.