Ha toccato i vertici di un'epoca dalla libertà tormentata

RITAGLI   La testimonianza del Papa,   DOCUMENTI
lo zenit del nostro tempo

Davide Rondoni
("Avvenire", 20/9/’06)

Con le polemiche di questi giorni intorno alle parole di Benedetto XVI si è davvero toccato il vertice di un'epoca. Uno di quei momenti in cui arrivano a chiarimento, a combustione gli elementi primari di un tempo. Si può dire che si è concluso davvero il '900. Il secolo delle ideologie e del fondamentalismo di vario genere.
La Chiesa attaccata dall'esterno e, potremmo dire, dall'«interno». Ovvero da coloro che hanno sempre combattuto la Chiesa, ma anche da coloro che alla storia della Chiesa devono il patrimonio di libertà e di valori di cui godono. Attaccata non per vicende teologiche o morali. Non per il Dogma dell'Immacolata. O il quinto comandamento. Ma perché difende la ragione. Attaccata sui giornali americani e su quelli dei nemici degli americani. Da chi non vedeva l'ora. Da chi non sopporta la libertà della Chiesa Cattolica. Attaccata dai sorrisetti compiaciuti dei nostri "intellettualini". Che dicono: il Papa non doveva esagerare. Senza aver letto il discorso. E lo dicono cercando poi l'appoggio dei preti per le loro opere o carriere. E attaccata dai "mini-Voltaire" di casa nostra.
Il Papa accusando l'uso della violenza legata alla religione ha reso il più grande onore a Dio. E alla ragione dell'uomo, alla sua libertà. Senza di esse nemmeno la sottomissione a Dio ha valore. Dio infatti non gode per un amore obbligatorio. Sarebbe non un padre ma tiranno. E sarebbe un "Dio scemo". Come nessuno di noi vuole essere amato dalla propria donna, dagli amici o dai figli, per obbligo. Il Papa ha ricordato che Dio vuole l'uomo libero e in piena facoltà di ragione. Libero persino di dire di no a Dio. E impegnato a verificare razionalmente se Dio c'entra con la vita oppure no.
Ha fatto questo, il Papa. Ha messo se stesso in prima linea nella difesa di tale dignità della ragione e della libertà. Che i decenni passati hanno così tante volte offeso. Per mano dei capi delle nazioni. Per mano dei filosofi. Per mano dei capi religiosi. Compiendo stragi. Obbligando al silenzio. Rubando la libertà di parola.
Il Papa non voleva offendere nessuno. Non ha usato argomenti offensivi. Chi si è sentito offeso ha forse qualcosa da temere da questa difesa della ragione e della libertà? Chi non capisce che si tratta di un problema laico, non teologico, è forse così ottuso dai propri interessi e distratto dalla ricerca di onori e potere da non vederne l'urgenza? Non si tratta di un capo religioso messo in questione per faccende legate alla fede che professa. Il Papa è stato attaccato perché ha toccato il nervo scoperto del secolo. Ha difeso lui, uomo di fede, la ragione e la libertà. Portando a compimento, realizzando per così dire, un disegno che lungo tutto il Novecento ha visto proprio nei cattolici i primi difensori della libertà e del pensiero.
Siamo al culmine di un'epoca costellata dai nomi di pensatori, scrittori, e martiri cattolici. Newman, Chesterton, Péguy, Lewis, Padre Kolbe… Uomini che si sono opposti all'imbarbarimento portato da dittature chiare o striscianti, da perversioni della libertà sterili e violente. Si sta compiendo quel che una grande scrittrice americana, Flannery O'Connor, aveva previsto: la Chiesa ha tanti difetti, ma sarà lei a rendere sopportabile il mondo. Infatti, la concezione di persona libera che è maturata dal seme cristiano, per quanto mille volte tradito, è tranne che nella posizione della Chiesa a rischio. In nome della tecnica. In nome dei soldi. O anche in nome di un potere violento che usa il nome di Dio. E che troverebbe comodo scaricare la propria sete di dominio e di potere sulle spalle di Dio. Per questo il Papa, autorevole uomo di Dio, che difende libertà e ragione dà molto fastidio. La sua testimonianza è lo "zenit" del nostro tempo.
E, da certi silenzi e da altre meditazioni, dalla cautela di taluni potenti e dalla risposta di tanta gente comune, si intravvede come la proposta della sua parola stia penetrando in molti cuori, rompendo vecchi schemi. E forse riattivando alcuni motivi di speranza, anche in luoghi impensati. E questo è bene, in un'epoca dura. Bene per tutti.