La strada che porta a Cristo

RITAGLI   Rapiti dalla bellezza cerchiamo quel Volto   DOCUMENTI

Davide Rondoni
("Avvenire", 3/9/’06)

In ginocchio, davanti al velo della Veronica. Si è messo nei panni loro. Di quelli che aveva davanti, i suoi preti. E dei primi, i discepoli. Il Papa è sempre, per così dire, nei panni dei primi e degli ultimi dei cristiani. Di coloro che da vicino vedendo Gesù si chiedevano: ma chi è quest'uomo? E di quelli che ieri erano attorno a lui nel santuario di Manoppello: e li ha invitati sulle rive del Giordano. Ha detto: siete «persone che mi piace considerare innamorate di Cristo, attratte da Lui e impegnate a fare della propria esistenza una continua ricerca del suo Santo Volto». Non si è messo a dire: «Ragazzi, quanto tempo è passato... Quanta strada abbiamo fatto…». E nemmeno: «Quanti problemi cari confratelli, non ce la passiamo benissimo, il mondo è distratto, spesso ostile…». No, ha detto: anche noi come i primi due discepoli, come Andrea e Giovanni, cerchiamo il volto di Gesù, di Dio. Quel volto. Come i due che rimasero colpiti dall'incontro con l'uomo indicato da Giovanni Battista sulle rive del Giordano. E ha aggiunto. «Ma quanta strada avevano ancora davanti a loro quei discepoli! Non potevano nemmeno immaginare quanto il mistero di Gesù di Nazareth potesse essere profondo; quanto il suo "volto" potesse rivelarsi insondabile, imperscrutabile».
Il cristiano è un uomo che vive un'attrattiva, che subisce il colpo di un incontro affascinante. Quell'incontro sta all'inizio di una strada lungo la quale il volto di Cristo si chiarisce. Poiché è, dice Papa Benedetto, insondabile. Abitato da un Mistero. Vivo di una vita infinita, che è quella di Dio, del Padre della vita. Incontrare, guardare quel volto rende la vita - dentro a ogni limite - toccata dalla letizia, e libera dal veleno della disperazione.
Così come i primi si chiedevano chi era davvero quell'uomo incontrato sulla riva, e si domandavano cosa occorreva per stare con lui, anche il Papa ieri si è fatto quelle domande. Le stesse. Con la medesima urgenza e curiosità. Sono necessarie mani innocenti, ha detto. E cuore puro. Ho pensato: se innocenti vuol dire senza macchia, io non li ho. Né mani innocenti, né cuore puro. E come me, credo in tanti. Chi potrà vedere il volto di Cristo? Cosa sono quelle mani innocenti? Mani che non sbagliano? Un cuore puro è forse senza ombre? Ma chi non ne ha? Benedetto dice: «Per riconoscere il volto del Signore in quello dei fratelli e nelle vicende di ogni giorno, sono necessarie mani innocenti e cuori puri». Mani innocenti, cioè «esistenze illuminate dalla verità dell'amore che vince l'indifferenza, il dubbio, la menzogna e l'egoismo; ed inoltre sono necessari cuori puri, cuori rapiti dalla bellezza divina, come dice la piccola Teresa di Lisieux nella sua preghiera al Volto Santo, cuori che portano impresso il volto di Cristo». L'innocenza non è qualcosa da difendere. Non è innocente l'uomo che non sbaglia mai. Sarebbe un uomo impossibile. Un uomo come lo sognano le ideologie di tutti i tempi, ieri la marxista, oggi la "scientista" o la fondamentalista. Significherebbe un cristianesimo per uomini che non esistono. Il Papa lo spiega chiaro: l'innocenza c'è nelle «esistenze che la verità dell'amore illumina». Quando l'amore rompe i mali della vita. Le mani innocenti sono quelle che non si oppongono a questa luce. Che la cercano. Non mani ritirate, "sterilizzate", sguardi sempre chini, mezze vite. Cuori intiepiditi. Ma come quelli di Giovanni e Andrea: volti protesi, sguardi curiosi, cuori accesi. "Rapiti" da una bellezza senza pari. Come di chi sta vivendo un amore, il cui premio vero non è il vanto della coerenza, ma la gioia di vedere il volto amato.