Non piegare il passato sulla contemporaneità nazionale
RITAGLI  La presunzione dei migliori. Il Papa dice: perdono  DOCUMENTI

Davide Rondoni
("Avvenire", 26/5/’06)

Il primo grande colpo di questo viaggio è contro coloro che "s'impancano". È contro la presunzione. Contro la facile, oggi diffusissima, e velenosa attitudine a sentirsi i "migliori". Rispetto al passato, rispetto a ciò che oggi, comodamente seduti nei nostri salotti o "impancati" nei nostri libri o giornali, giudichiamo disprezzabile. Il nostro tempo moderno, appunto, si è voluto qualificare tale spesso per disprezzo a ciò che nel passato giudicava da incolpare. Se non a piegare il passato ad una fragile lettura della contemporaneità nazionale. Il primo grande colpo, dato come è suo stile con serenità e forza, è contro la nostra presunzione. Papa Benedetto XVI è uno che sa misurarsi con grandi questioni. Non gira attorno al problema. È il destino della sua figura e del suo pontificato. Lo si è visto nella scelta del nome. Il nome di un santo decisivo per comprendere un grande passaggio di epoche. E lo si è visto nei primi gesti: come l'aver dedicato l'enciclica a che cosa è l'amore, questione centrale dell'epoca contemporanea. E ora nel viaggio in Polonia, già carico di significati simbolici enormi, i suoi occhi si sono subito appuntati su una questione bruciante. Proprio per il significato "storico" che questo viaggio riveste, e perché la storia viene spesso usata con leggerezza come se fosse un argomento a favore o contro la Chiesa, il Papa ha afferrato alla radice il problema. Sa che Giovanni Paolo II ha dato un grande contributo alla riscoperta della Chiesa da parte di molti, impegnandosi nell'ammissione di colpe compiute dai cristiani in certi momenti storici. Lo ha fatto con l'umiltà e l'amore di uno che pulisce la soglia di casa perché non ci siano inutili ingombri per chi vuole entrare. E Benedetto, suo compagno e sostegno in quell'opera, la continua e ne dà le ragioni. Lo fa nel cuore d'Europa. Ferito e pur ricco di fede. Lo fa rivolgendosi a tutti. A chi studia la storia e a chi la deve ancora imparare, all'esperto e all'ignorante. Richiama tutti alla posizione giusta per giudicare: «Nella storia della Chiesa ci sono anche tanti peccatori ed è importante che i fedeli non si identifichino solo con coloro che sono senza peccato; è proprio per i peccatori che Cristo si è incarnato ed è risorto». È un sobbalzo per il cuore, se sinceramente ascolta. È l'invito a una prospettiva adeguata, veramente cristiana. Troppe volte, infatti, si vorrebbe giudicare i cristiani del passato come sentendosi oggi parte di un cristianesimo "migliore". Ma il Papa sferza questa ipocrisia. E invita a "guardarsi dalla pretesa di impancarsi". Infatti, giudicare è un conto, "impancarsi" un altro. Il giudizio cristiano - a differenza di quel che sostiene la noiosa tiritera degli anticristiani di ogni tempo - non solo evita la velenosa pretesa di essere i buoni contro i cattivi. Ma aiuta anche a tener conto di tutti i fattori, e del complesso di situazioni in cui un'azione matura. «Occorre umile sincerità - ha ancora riconosciuto Benedetto XVI - per non negare i peccati del passato, e tuttavia non indulgere a facili accuse in assenza di prove reali o ignorando le differenti pre-comprensioni di allora». Invitando chi "si impanca" a scendere dal suo presuntuoso gradino, il Papa si è rivolto alla Chiesa. E così facendo si è rivolto di fatto anche a tutti i detentori pubblici del giudizio, ovvero a coloro che di continuo vediamo attorno a noi "impancarsi" nelle diverse tribune a loro disposizione, come ad esempio le cattedre di scuola e i media. E citando Agostino ha invitato i cristiani ad esser realisti. Cioè contenti d'esser cristiani, poiché «chiedendo perdono del male commesso nel passato dobbiamo anche ricordare il bene compiuto con l'aiuto della grazia divina che, pur depositata in vasi di creta, ha portato frutti spesso eccellenti».