Il mistero del Sabato Santo

RITAGLI   Del silenzio di Dio risuona oggi la creazione   DIARIO

Ermes M. Ronchi
("Avvenire", 7/3/’07)

Il grande sabato: giorno delle donne, che raccolte nei loro veli, in segreto preparano aromi. Giorno della madre, addolorata, forte, fedele, vergine del silenzio e di misteriosa pace. Giorno della fede contro ogni evidenza, in cui si spera contro ogni speranza. "No, credere a Pasqua/ non è giusta fede:/ troppo bello sei/ a Pasqua./ Fede vera è/ al grande venerdì/ quando Tu/ non c'eri lassù/ e non un'eco/ risponde all'alto grido" (D. M. Turoldo).
Del silenzio di Dio risuona oggi la creazione. Nel silenzio del sepolcro tace la voce di Dio diventata volto in Cristo, tace il volto sotto il sudario, il volto diventato terra dell'Eden, polvere avanti di ricevere il soffio di vita, volto da cui è tratto ogni volto, ogni Adamo anonimo e innumerevole. Cristo è più Adamo di Adamo. Il volto bello del Tabor (Luca 9,33 ), il volto duro (Luca 9,51), incamminato verso Gerusalemme, ora è incamminato verso gli inferi. Le icone orientali mostrano Gesù che scende nello "sheol", ne abbatte le porte, raggiunge Adamo, lo solleva, lo prende per il polso (dove si misura la vita) e lo trascina con sé. E dietro Adamo si avvia l'immensa carovana, l'immenso pellegrinaggio dell'umanità verso la vita. Cristo è più Adamo di Adamo: discende là dove ogni uomo attende e mostra che alla radice di tutte le cose non c'è la morte, ma la vita.
E fuori del sepolcro è primavera. Gli inferi indicano anche le profondità dell'uomo, il nucleo essenziale, misterioso e originario in ogni creatura. Terra profonda delle mie radici è Cristo, e so di poterlo incontrare in tutto ciò che di più umano io vivo, là dove sono me stesso, dove l'uomo è uomo, Cristo è presente. Allora tutto ciò che l'uomo compie con tutto il cuore, con tutto se stesso, in libertà e perfino in dolce follia, lo avvicinerà all'assoluto di Dio. Perché Dio è assente soltanto là dove è assente il cuore. «E il divino traspare proprio dal fondo dell'essere» (Teilhard de Chardin). Gli inferi indicano anche il fondo oscuro della materia. Lì Cristo è disceso per darle energia e spinta ascensionale verso più luminosa vita. Cristo, seminato nei solchi del mondo, diramato dentro le arterie del cosmo, inonda di vita perfino le vie della morte.
Se io comincio a pensare che nelle profondità della materia e della mia carne, che nelle parti oscure del mio essere, nelle mie zone di durezza e di dissonanza, è disceso Cristo per illuminarmi, per trasfigurarmi, per risuscitare l'immagine divina in me, allora anch'io posso dire di essere nella Pasqua «luce da luce». In me e in ciascuno di voi, nel santo e nel peccatore, nel ricco e nell'ultimo immigrato, nella vittima e perfino nel carnefice, nel torturato e nel torturatore, c'è il Cristo risorgente. Cristo non solo è risorto una volta per tutte, ma è il Risorgente per l'eternità, colui che dal fondo del mio essere, dal fondo di ogni uomo, dal fondo della storia, è energia che ascende, vita che germina, masso che rotola dall'imboccatura del cuore. E ne usciamo pronti alla primavera di vita nuova, trascinati in alto dal Cristo risorgente. Gli inferi indicano anche i sotterranei del futuro, dove la vita è fatta di germogli, che solo domani o dopodomani daranno frutti maturi, e io chiamato a custodire germogli, là dove il fiume comincia con la prima goccia d'acqua, la primavera con il primo fiore, l'amore con il primo sguardo, chiamato a vegliare il futuro oltre ogni segnale di morte.
Oggi è il giorno della profezia in cui - come i profeti, come Abramo, come Mosè, come Maria - si ama la Parola di Dio più ancora della sua realizzazione, in cui la nuda Parola respira, più vera ancora della sua realizzazione.