La storia
RITAGLI  
Hong Kong: destinazione Africa   CINA

Da tre anni opera in Tanzania il primo «fidei donum»
proveniente da Hong Kong.
Ma ancor prima per la missione sono partiti i laici.

Gabriele Ripamonti
("Mondo e Missione", Marzo 2006)

Crocevia dei popoli dell’Estremo Oriente, Hong Kong ha iniziato da poco ad essere anche terra di una Chiesa che invia missionari ad gentes. Da tre anni, infatti, è presente in Tanzania padre Paul Kam Po-Wai, il primo sacerdote diocesano fidei donum proveniente dall’ex colonia. Al momento dell’invio di padre Paul Kam, il vescovo di Hong Kong monsignor Joseph Zen aveva usato parole significative per motivare la sua scelta di inviare un sacerdote in missione nonostante la carenza di clero e di religiosi nell’ex colonia britannica: «La diocesi è pronta a sacrificare qualcosa di sé per aiutare chi è in difficoltà». Gli aveva fatto eco il missionario partente: «Hong Kong ha ricevuto molti missionari: è tempo che ne offra qualcuno».

Il sacerdote - allora trentottenne, fino a quel momento viceparroco nella chiesa cittadina di san Giovanni Battista a Kwun Tong - fa risalire la scelta di partire ad un’intensa esperienza vissuta tempo prima in una missione in Tanzania. Una passione per l’ad gentes confermata da precedenti soggiorni in Nepal e in India.
Di qui la decisione di padre Kam di dedicarsi completamente alla missione, con la necessaria preparazione: l’apprendimento della lingua locale alla scuola di un padre di Maryknoll di stanza ad Hong Kong. Sono missionari di Maryknoll anche i compagni di padre Paul Kam in Africa: il sacerdote si è inserito infatti in una missione guidata dai padri americani.

Padre Po-Wai non è una mosca bianca nel panorama ecclesiale di Hong Kong in tema di partenze per «l’altrove» della Chiesa. Proprio grazie alla passione di una donna laica nacque nel 1987 la Hong Kong Lay Missionary Association, l’Associazione di laici missionari, che da nove anni a questa parte ha già inviato otto laici in Paesi di missione quali Cambogia, Isole Mauritius, Kenya e Zimbabwe.

In questa attività, pioniere furono nel 1985 due donne, Jessica Ho e Elisabeth Woo, che si recarono in Tanzania all’interno di una programma missionario rivolto a laici approntato dall’istituto americano dei Maryknoll. Di ritorno, fu la stessa Jessica ad attivarsi per far crescere l’interesse e la coscienza a rispondere alla chiamata missionaria tra i fedeli di Hong Kong. Grazie all’appoggio dell’allora vescovo John B. Wu, nel 1988 la diocesi approvò l’Associazione come ente di carità, il cui spirito si riassume nel motto scelto: «Some give by going ... Some go by giving» («qualcuno dà con l’andare … altri vanno donando»). Dove «andare» sta naturalmente per «in missione» e quel «dare» suggerisce l’aiuto economico con cui i cattolici di Hong Kong sono sollecitati a partecipare all’avventura missionaria. Particolare importante: Caritas Hong Kong ogni anno distribuisce a Paesi in via di sviluppo (tra cui, ad esempio, la Corea del Nord) cifre ragguardevoli. Uno straordinario esempio di generosità della popolazione di Hong Kong lo si è avuto all’indomani dello Tsunami, quando in pochi giorni sono stati raccolti ingenti fondi destinati alle popolazioni dei Paesi colpiti.

«L’ultima nostra volontaria inviata, nel 2000, è Stephanie Chan, che lavora come insegnante e assistente pastorale in una scuola per orfani dell’Aids in Kenya», racconta la signora Woo, ancora oggi coordinatrice dell’Associazione. A scorrere le esperienze degli altri volontari di Hong Kong in giro per il globo, si scopre curiosamente che si tratta quasi sempre di donne: la prima a partire fu Cecilia Ho, presente in Zimbabwe dal 1990 al 1993; a seguire è stata la volta di Michelle Cheung e Rose Wan, che hanno prestato il loro servizio nelle Mauritius. In contemporanea, dal 1994 e per tre anni, Imelda Lam e Eunice Lo Ken operarono in una scuola nei pressi del lago Victoria, in Kenya. Tra le ultime inviate c’è Wendy Lui, partita per la Cambogia nel 2004 dove lavora in un campo profughi gestito dal Jesuit Refugee Service.