VIAGGIO ECUMENICO

RITAGLI   SI SCRIVERÀ UNA PAGINA NUOVA DI STORIA   DOCUMENTI

Andrea Riccardi
("Avvenire", 28/11/’06)

Il viaggio di Benedetto XVI in Turchia ha già ricevuto molta attenzione da parte dai mass media. Ma forse ci si è concentrati solo su di un aspetto. Ci si è prevalentemente chiesti - in pratica - quali sarebbero state le accoglienze del governo turco, o della maggioranza musulmana, o dei turchi in generale. Lo si è cioè considerato principalmente un problema di relazioni con la Turchia o di rapporto con l'islam.
Ma il cuore del viaggio non è questo. La Santa Sede ha rapporti diplomatici con la Turchia dall'elezione di Giovanni XXIII, una figura amata dai turchi. Inoltre il Vaticano non ha mai minimamente considerato la Turchia responsabile dell'attentato a Giovanni Paolo II per la nazionalità del suo attentatore. Con l'islam turco, la Chiesa cattolica ha avuto vari incontri significativi. Le tensioni invece sono ridotte agli ultimi mesi. Ma la cordialità è destinata a prevalere, come si vede anche dalla decisione del premier Erdogan di salutare il Papa in arrivo ad Ankara. Benedetto XVI (come fece il suo immediato predecessore, ma non Paolo VI) intende rendere omaggio alla Repubblica turca con la sosta ad Ankara e la visita al mausoleo di Kemal Ataturk, fondatore dello Stato moderno dei turchi.
C'è tuttavia un aspetto essenziale del viaggio a cui - come si diceva - si è prestata minore attenzione: il suo significato ecumenico, soprattutto nel rapporto con la prima sede dell'ortodossia. La piccola comunità greca di Istanbul è erede di una lunga storia di fede che viene dall'Oriente cristiano ed è passata attraverso il mondo ottomano. Il suo patriarca, Bartolomeo I, "primus inter pares" tra i primati ortodossi, è il riferimento di una parte della diaspora ortodossa. Il Fanar, il quartiere dove ha sede il patriarcato ecumenico, è quasi la porta d'ingresso nel mondo dell'ortodossia. È la prima porta di questo universo a cui il Papa si reca da amico e pellegrino. Egli vuole varcarla, compiendo un pellegrinaggio e un gesto d'omaggio. Lo hanno fatto i suoi predecessori: Paolo VI, che aveva già incontrato il patriarca Atenagora a Gerusalemme nel 1964, e Giovanni Paolo II, che rese visita al patriarca Dimitrios all'inizio del suo pontificato. Angelo Giuseppe Roncalli, delegato apostolico sul Bosforo, aveva varcato la porta del Fanar già negli anni Trenta.
Benedetto XVI, con questo viaggio, dice la sua volontà di camminare verso le Chiese ortodosse, a partire da Bartolomeo. Riprende il cammino che, nel 2005, aveva avuto una tappa dolorosa e significativa ai funerali di Giovanni Paolo II, che videro attorno alla bara del Papa, tra gli altri, i patriarchi di Costantinopoli, di Antiochia, l'arcivescovo di Atene, e quello di Canterbury. Fu un evento inedito nella storia. Papa Ratzinger ha raccolto questa eredità ecumenica e vuole farla fruttificare, mentre il mondo ortodosso guarda con molta stima il suo magistero così evangelico e radicato nella tradizione.
Dall'incontro e dalla preghiera comune scaturisce una nuova forza nel percorrere la via dell'unità e nel richiamare all'unità e alla pace un mondo troppo lacerato, tanto conflittuale, e smarrito in una globalizzazione senza umanesimo. C'è bisogno di incontrarsi, di visitarsi, di pregare insieme. Umile nonostante le difficoltà, Benedetto XVI compie un viaggio lungo, tra Ankara e Efeso, con coraggio, per recarsi nella modesta sede del patriarcato ecumenico, per compiere un servizio grande, quello dell'unità.
Al Fanar aleggia la memoria di Athenagoras, profeta della comunione cristiana. A chi chiedeva notizie al patriarca sui passi da percorrere dopo l'incontro con Paolo VI a Gerusalemme nel 1964, questi rispondeva: "Se sapremo restare grandi, l'unità si farà". A Istanbul si scrive una nuova pagina di questa grandezza.