Oltre la logica della guerra
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Andrea Riccardi
("Avvenire", 14/12/’05)

Il mondo contemporaneo rischia di abituarsi alla violenza: alle guerre, al terrorismo, ad armi sempre più temibili. Ma la Chiesa non si rassegna. Questo il forte messaggio di speranza che Benedetto XVI ha affidato al suo appello per la Giornata mondiale della pace. È il primo del suo pontificato. In nuce lo si ritrova fin dal nome che egli ha scelto e che "sta ad indicare il mio convinto impegno - dice - in favore della pace". Egli pensa a San Benedetto e a Benedetto XV. Quest'ultimo, mentre infuriava la guerra nel 1917, non rinunciò a chiedere la fine dell' "inutile strage". Neppure Benedetto XVI lascia ora che ci si assuefaccia alla logica della guerra.
Perché la Chiesa non accetta che ogni generazione paghi il proprio tributo di sangue? E non è questo un utopismo che poco tiene conto della storia? Il Papa, con la Gaudium et spes, afferma: c'è una verità della pace, una verità intrinseca e invincibile che è il contenuto autentico della pace. Noi crediamo che la pace abbia il nome e il volto di Gesù: "egli infatti è la nostra pace…" (Ef 2,14). E aggiunge: "È lui a svelare la piena verità dell'uomo e della storia". Animati da questa fede, si comprende come la pace sia un anelito profondo di ogni uomo. Per questo la preghiera per la pace è la prima opera dei cristiani al fine di essere liberati tutti dal demone della guerra. Quando ci si apre alla fede, si diventa testimoni di pace nel senso profondo che questa parola ha nel vocabolario biblico. Diceva San Serafino di Sarov: "Acquista la spirito di pace e migliaia attorno a te si salveranno".
Così, anche nei momenti più bellicosi, il cristiano scorge i legami che uniscono oltre le differenze e i conflitti: "Tutti gli uomini appartengono ad un'unica e medesima famiglia. L'esaltazione esasperata delle proprie differenze contrasta con questa ve rità di fondo", avverte Benedetto XVI, che coglie l'occasione di questo suo primo messaggio per ribadire che la Santa Sede continuerà ad operare per la pace, con attenzione per la comunità internazionale e le sue organizzazioni, tra cui l'Onu (verso cui manifesta fiducia e per la quale chiede un vero rinnovamento). Anzi egli domanda più coraggio, un coraggio più creativo, alla comunità internazionale per affermare il diritto alla pace di ogni uomo e di ogni popolo.
La via della pace non è "un ingenuo ottimismo". È un lavoro faticoso di chi mette insieme soggetti diversi con la grammatica del dialogo. Questo difficile lavoro si deve fondare su una roccia che non si sgretola, perché la pace è minacciata. La minacciano tante guerre. La minacciano i fanatismi religiosi. Il fondamentalismo religioso (che sfigura il volto buono di Dio) e il nichilismo (che lo nega), pur essendo fenomeni tanto diversi, partono - nota il Papa - da un comune disprezzo di Dio e dell'uomo. Diventano così di rilievo le parole sul terrorismo di cui sottolinea le cause non solo politiche e sociali, ma culturali e ideologiche. C'è poi il fantasma della minaccia atomica più forte e diramata di ieri. Ma il Papa non si rassegna a un mondo condannato al terrore atomico: "in una guerra nucleare non vi sarebbero… dei vincitori, ma solo dei vinti". E invita chi possiede o sta per avere le armi atomiche (occultamente o palesemente) a scegliere per il progressivo disarmo. Così si potrà anche investire sullo sviluppo, a cui hanno diritto i poveri della Terra.
Ricevendo questo messaggio si ha la sensazione consolante che l'umanità trovi in Benedetto XVI un fermo difensore della pace, perché ancorato alla fede. Anzi il Papa chiama i cattolici a un forte impegno: essere "testimoni convincenti del Dio che è inseparabilmente verità e amore, mettendosi al servizio della pace, in un'ampia collaborazione ecumenica e con le altre religioni, come pure con gli uomini di buona volontà". Così la fede, la preghiera e l'amore dei credenti saranno sempre più una robusta risorsa in un mondo che rischia di perdere la speranza di una larga e profonda pace.