ACCANTO ALLA CINA

RITAGLI   Hong Kong: missione presente   SPAZIO CINA

Dieci anni fa Hong Kong tornava alla Cina:
che cosa è cambiato in questo decennio
per la Chiesa cattolica e i missionari che la animano?

Assemblea parrocchiale in una Chiesa di Hong Kong...

P. Giancarlo Politi
("Missionari del Pime", Febbraio 2007)

L’avventura era cominciata 149 anni fa, nell’aprile 1858, quando padre Paolo Reina giunse su quello "scoglio arido e inospitale" che si rivelò invece, un secolo più tardi, essere ben altro. Gli inglesi ne avevano preso possesso con la forza sedici anni prima, e per mantenerne il controllo si rendeva necessaria una presenza militare, nella quale v’era un sostanzioso numero di cattolici irlandesi. La loro cura pastorale richiedeva l’assistenza di almeno un sacerdote. Da quegli inizi modesti, s’allargò gradualmente il campo d’azione e prese lentamente forma una comunità cristiana locale.
Tre anni dopo il loro arrivo, il gruppetto dei missionari di Milano vedeva già allargarsi i confini della prefettura apostolica, fino a includere ampie aree al di là dei confini con l’attigua Cina continentale.
L’espandersi del territorio ecclesiastico, registrava un aumento nel numero dei battezzati, che a sua volta esigeva un corrispondente aumento del numero dei missionari, delle istituzioni e delle chiese.
Nel 1874, l’appena istituito vicariato apostolico ebbe il suo primo vescovo nella persona di monsignor Timoleone Raimondi, che seppe a tutti gli effetti consolidare (se non fondare) la missione di Hong Kong. A lui succederanno altri cinque vescovi italiani, finché, nel 1969, il governo diocesano passò al clero cinese. Il cardinale Joseph Zen, attuale vescovo, è il quarto prelato cinese nella sede di Hong Kong.
La vicinanza del colosso cinese ha sempre esposto il piccolo territorio agli alti e bassi delle vicende d’oltreconfine. Più volte nella sua breve storia il territorio ha seriamente temuto per la propria sopravvivenza come entità indipendente. Più gravida di conseguenze si rivelò la grande crisi degli anni Quaranta, quando la guerra civile che aveva insanguinato a lungo la nazione ebbe come risultato lo stabilirsi di una "dittatura del proletariato" sotto il controllo del Partito comunista cinese.
Le violenze non finirono, anzi, s’intensificarono; la fame uccise la popolazione a milioni; la lotta per il potere provocò miserie infinite. Di conseguenza, Hong Kong si vide invasa da una fiumana, in alcuni momenti inarrestabile, di rifugiati, alla ricerca di migliori condizioni di vita.
Anche la Chiesa cattolica - ormai decurtata dei territori oltreconfine - si mise a disposizione per alleviare le sofferenze causate dall’emergenza umanitaria. Oltre ad assicurare una cura pastorale adeguata ai propri fedeli, la diocesi fece ogni sforzo possibile per offrire sostanziali aiuti nei campi sociale ed educativo. Prese così forma una massiccia rete di istituzioni caritative e di scuole, inaugurando nel contempo una feconda cooperazione con i diversi rami del governo coloniale. Feconda di frutti, quella cooperazione non mancò d’essere criticata, talvolta aspramente.
Il primo luglio 1997, il territorio tornò sotto la sovranità della madrepatria, pur restando per altri cinquant’anni un lembo di terra ad amministrazione speciale all’interno della grande Cina.
La diocesi intanto è ben lontana dagli sparuti suoi inizi. Un cospicuo numero di preti locali (una settantina), coadiuvato da un altrettanto cospicuo numero di sacerdoti non cinesi, si fa carico dei molti servizi che la comunità cattolica gestisce per assicurare il proprio funzionamento e rispondere alle esigenze poste dalla società. Gode di una grande grazia: un laicato presente ad ogni livello, fortemente consapevole delle proprie responsabilità.