SETTIMANA SOCIALE DEI CATTOLICI ITALIANI

RITAGLI    Come lievito nella città    DOCUMENTI
per amore di un popolo

La "45ª Settimana" ha preso il via ieri.
Un «laboratorio» ecclesiale e civile, in cui batte forte il cuore del Paese.

Dal nostro inviato a Pistoia, Francesco Ognibene
("Avvenire", 19/10/’07)

C’è qualcosa di impalpabile ma sostanzioso in questo avvio di "Settimana sociale" e che presto tutti finiscono con il percepire, trovandocisi esattamente dentro. Difficile dargli un nome preciso. Ma se il pomeriggio che ha aperto ieri l’appuntamento di Pistoia ha lasciato nei mille delegati una sensazione di compiutezza, di un buon lavoro già iniziato bene, è forse per quell’armonia che avvolge tutti.
L’armonia si coglie, e presto conquista, nella piazza del Duomo sulla quale si affacciano il Battistero tirato a nuovo e il palazzo del Comune, oltre alla cattedrale di San Zeno che per forme ed eleganza pare più proporsi che imporre solennemente una presenza. Nell’età comunale era così, in modo a tal punto indiscusso che tra palazzo comunale e chiesa madre correva un aereo passaggio coperto. Un ponte, altro che rivalità. Sintonia senza competizione tra lo spirito e il tempo, la piazza e il sacro.
Dentro la cattedrale lo stile è lo stesso, e i partecipanti alla Settimana in terra toscana colgono il messaggio semplicemente girando lo sguardo tra navate e archi, altorilievi e dipinti, mentre scorrono le relazioni di questa giornata inaugurale che dissodano il tema del "bene comune" al centro dell’appuntamento centenario. Per un’edizione che nasce guardandosi le spalle, a quel 1907 di grande fermento in casa cattolica e di furioso anticlericalismo – ne è prova la bella mostra allestita proprio nel delicato Battistero – non c’è nulla di "museale": la storia non si rispolvera ma vive dentro questo nuovo incontro di cattolici italiani sulla società che gli è familiare. Rievocare il clima aspro di cent’anni fa, nulla ha di polemico: nei discorsi ufficiali non c’è un solo aggettivo sgarbato, una parola che non sia per affermare, uno sguardo meno che positivo sul lavoro che attende i credenti, cittadini tra gli altri, con tutto il realismo che il momento impone.
La realtà conferma le sensazioni «ambientali». La presenza dei cattolici dentro il Paese mai come oggi è per costruire, cooperare, proteggere le campate su cui l’Italia intera cammina. È un servizio alla libertà di tutti, inclusi gli arrabbiati in servizio permanente. Chi arriva con questi intenti per una Settimana di progetti guardando il proprio Paese negli occhi non può che sentirsi dentro l’armonia di cui ogni pietra parla nel cuore antico di Pistoia, nella piccola grande piazza d’Italia che tutte oggi contiene e richiama. La piazza e il tempio: da come si muovono i delegati, sembra che non ci sia un fuori e un dentro, che passare dallo spazio civile a quello sacro e viceversa venga naturale, pur senza confondere l’uno con l’altro, a casa propria come si è in entrambi. Nel Duomo c’è una bella aria di famiglia che si è ritrovata, e non è solo per i tanti che da un capo all’altro d’Italia ben conoscendosi per tante frequentazioni si incontrano a metà strada. Sono insieme architetti e capomastri, operai e abitanti di un edificio che appartiene a tutti, e che sentono a tal punto prezioso da avvertire l’esigenza di vedersi per verificare intuizioni, esperienze, sogni.
Sembra naturale che gente così venga, proprio qui, a parlare di «bene comune», che è anzitutto un bene riconosciuto come tale e messo in piedi di comune accordo per farne partecipe l’intera comunità. Serve trovarsi, allestire per qualche giorno quello che ieri è stato definito un «laboratorio ecclesiale e civile», non per far chiacchiere ma forse proprio per riconoscersi dentro questa armonia di fede e di opere.
Sebbene ingialliti, i documenti parlano chiaro: cent’anni fa si ritrovavano in questa stessa cornice i cattolici del «detto e fatto». A scorrere le loro realizzazioni, c’è da restare sbalorditi: l’idea discussa e condivisa diventava subito realizzazione efficace, servizio per gli umili, presenza incisiva, spesso scomoda. Sembravano consumati dalla fretta di mettere in atto quel che una fede rovente gli faceva scorgere. Cosa urgeva dentro di loro?
L’amore all’Italia, certo, sebbene allora non granché ricambiato. Ma prima ancora l’amore alla gente, conosciuta per nome sin nell’ultimo angolo di terra ignota a ogni mappa. Questo stesso amore ha realizzato casse di credito, sindacati, giornali, associazioni, cooperative, imprese, circoli... Da un simile vulcano sono uscite vocazioni d’ogni tipo, costruttori di un Paese che deve ai cattolici ciò che è adesso e che gli consente di reggere l’urto del tempo. I mille di questa Settimana sociale non sono venuti a Pistoia per presentare il conto, però. Anzi. Ieri hanno cominciato a dirsi che adesso è il tempo per riprendere a far lievito.