OGGI LA FESTA DEI CONSACRATI

RITAGLI   Non gli serve la nostra forza…   DOCUMENTI
Il Signore chiede il cuore!

Roberto Nardin
("Avvenire", 2/2/’06)

È quanto mai opportuna una sosta contemplativa da parte della Chiesa che, in cammino incontro al suo Signore che viene, si soffermi con uno sguardo carico di stupore e di gratitudine per tutti i doni che le sono stati offerti.
Il senso profondo dell'odierna Giornata mondiale per la vita consacrata, trova nelle parole del messaggio dei vescovi italiani una pertinente attualizzazione, nell'invito alla speranza che l'orizzonte della vita consacrata apre.
Una Chiesa in cammino, come viene descritta sin dai primi passi del documento, necessita infatti di soste vitali in cui ri-approfondire il senso del pellegrinaggio e ri-focalizzare la mèta da raggiungere.
Il primo elemento fondamentale è dato dalla "presenza di una riserva di fede e di preghiera" quali sono le comunità dei consacrati/e. È questa presenza che esprime il legame profondo tra il consacrato e il Signore e che rivela l'orientamento fondamentale della stessa vita di consacrazione. Il primo passo di colui/colei che vuole seguire il Signore è sempre una risposta a un amore che viene offerto e comunicato a una persona nella sua concretezza esistenziale. Si tratta di un amore offerto come dono gratuito di un Amore più grande. Per questo, come ci ha ricordato il Santo Padre, «l'amore può essere "comandato" perché prima è donato» (Deus caritas est, 14).
L'accoglienza, la custodia e la crescita di questo dono, che è l'Amore gratuito e infinito di Dio, determina il senso e lo sviluppo della vita del singolo/a consacrato/a e dei vari e molteplici Istituti.
Il Signore "non ha bisogno della nostra forza" ma del cuore dell'uomo e della donna per poter comunicare il suo Dono, la sua stessa vita, senza la quale non abbiamo la nostra vita. Solo un'esistenza costantemente orientata verso il Signore diventa sensibile per le attese dell'uomo e della donna di oggi, immersi spesso in un vortice di luci abbaglianti e artificiali in mezzo alle quali non sono più in grado di riconoscere la vera Luce che dà senso alla vita.
La consacrazione, allora, non potrà essere intesa come fuga in un mondo ideale, ma dovrà essere vissuta come inizio e realizzazione del regno di Dio che viene nella storia, senza mai ridursi ad essa.
È questa la "stupenda provocazione" di cui i consacrati e le consacrate oggi devono essere testimoni: il Signore ama la sua creatura ed è presente nelle pieghe della storia, ed è nella storia che intende incontrare l'uomo e la donna di oggi.
I consacrati e le consacrate dovrebbero illuminare l'orizzonte di questo incontro attraverso quelle che potremo chiamare le tre "c": conversatio, communio e caritas.
La conversatio come costante conversione, orientamento verso Dio quale dimensione fondamentale della vita. La communio nella sua originante realtà teologica "dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro" di comunione con il Signore e come reale amicizia e solidarietà con i fratelli. Ma soprattutto nella caritas quale realizzazione del regno di Dio nella storia degli uomini, perché Dio è caritas e gli uomini e le donne di oggi ci riconosceranno come suoi discepoli se avremo la caritas, solo così la vita consacrata sarà davvero "memoria viva" della presenza del suo Signore quale germe di una nuova umanità (2Cor 5,17; Gal 6,15).