"ECONOMIA MONDIALE"

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la rivincita del "Sud del Mondo"

L’attuale "crisi" potrebbe rivoluzionare il "sistema economico" e ridurre gli "squilibri".

Loretta Napoleoni*
("Mondo e Missione", Dicembre 2008)

Stati Uniti ed Europa generano il 54 per cento della "produzione mondiale": se aggiungiamo il Giappone si arriva al 62 per cento. Questi Paesi stanno entrando nella peggiore "recessione" degli ultimi settant’anni. Quali le implicazioni per il "Sud del Mondo"? Può la prima "crisi" del "capitalismo globalizzato" dare alle "economie emergenti" l’opportunità di «superare» le nazioni ricche?
Negli ultimi vent’anni, il contributo dei "Paesi in via di sviluppo" al "Pil" mondiale è passato dal 25 al 50 per cento. Anche il consumo interno è aumentato in
Brasile, Russia, India e Cina ("Paesi Bric"); questo ormai cresce a un ritmo tre volte maggiore rispetto a quello delle nazioni industrializzate. Ma i segni dello sviluppo e della "modernizzazione" non finiscono qui: secondo la banca inglese "Hsbc", nel 2007 la spesa reale di capitale dei "Paesi Bric" è salita del 17 per cento, mentre quella dei Paesi ricchi è cresciuta dell’1,2. Questo grosso "squilibrio" dipende dalla natura "post-industriale" delle nazioni occidentali; e, infatti, negli ultimi quindici anni la crescita scaturisce dalla "domanda di consumo". Tutti concordano che i "Paesi in via di sviluppo" si trovano a una svolta importante del processo d’industrializzazione, come dimostra il "tasso di crescita" del "Pil": sostenuto sì dall’aumento della domanda interna, ma anche da quella di capitale d’investimento. L’elemento trainante è, dunque, la spinta a "modernizzare"; si pensi solo che il settore interno ha generato il 95 per cento della crescita economica cinese, pari all’11,2 per cento.
Un altro elemento nuovo è il commercio tra nazioni povere al punto che gli scambi tra le "economie emergenti" hanno quasi superato quelli con i Paesi ricchi. Alcuni dati lo confermano. Nel 2007 le "esportazioni" cinesi negli Stati Uniti sono cresciute appena del 5 per cento, mentre quelle dirette in Brasile, India e Russia sono salite del 60 per cento. Ormai questi Paesi assorbono più della metà delle "esportazioni" cinesi. Anche i rapporti commerciali tra
Asia e Medio Oriente sono in ascesa; nel 2007 la domanda di prodotti cinesi nei "Paesi del Golfo" è salita del 45 per cento rispetto al 2006.
Anche il "Fondo Monetario Internazionale" ("Fmi") sembra ottimista, al punto da dichiarare che l’impatto della "crisi" sarà minore nei "Paesi in via di sviluppo" che in quelli ricchi. E le previsioni, almeno per il 2009, gli danno ragione. I Paesi industrializzati dovranno fare i conti con una crescita vicina allo "zero", mentre le "economie emergenti" godranno di un "tasso di crescita" del "Pil" che si aggira intorno al 6 per cento. Perfino l’
Africa registrerà un "prodotto interno lordo" del 6 per cento.
La "recessione" in Occidente avrà un impatto minore di quanto si crede, perché la dipendenza del "Sud del Mondo" dai Paesi industrializzati oggi è minore che in passato. Nel 2007, i "Paesi Bric" hanno prodotto i due quinti del "Pil" mondiale, una percentuale destinata ad aumentare se le previsioni del "Fmi" sono esatte. Le "esportazioni" in America rappresentano solo l’8 per cento del "Pil" cinese, il 4 per cento di quello indiano, il 3 per cento di quello brasiliano ed appena l’1 per cento di quello russo. Il "mercato interno" e il commercio con i "Paesi in via di sviluppo" è dunque il "motore" della crescita.
Ma la "recessione" c’è, è "globale" e potrebbe cambiare le carte in tavola. In ultima analisi il futuro del "Sud del Mondo" è nelle mani della "leadership" politica; se sarà illuminata e perseguirà politiche "neo-keynesiane" per contrastare la "recessione", allora le probabilità che questa non intacchi lo sviluppo saranno molto più elevate. Il Governo cinese interviene sui mercati riducendo il "tasso d’interesse", taglia le tasse e sostiene la spesa pubblica per le "infrastrutture". La disponibilità di denaro non manca: le "riserve monetarie" della Russia sono pari al 13 per cento di quelle mondiali; Cina e Brasile sono anch’essi ben posizionati in termini di "riserve monetarie".
La "crisi del credito" può dunque rivoluzionare non solo il sistema economico dei Paesi ricchi ma risolvere lo "squilibrio" che da sempre caratterizza il "Nord" ed il "Sud" del Mondo. Per farlo, la "spesa pubblica" dei "Paesi in via di sviluppo" deve compensare la "caduta" della "domanda" di quelli ricchi.

* Economista, da Londra