MISSIONE SPERANZA

PENSANDO MISSIONE

RITAGLI    PROPRIO IO?    MISSIONE AMICIZIA

In cammino con Gesù, fonte di vita per tutti...

Sr. Daniela Migotto
("Missionarie dell’Immacolata", Dicembre 2007)

«Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui.
Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare
e perché avessero il potere di scacciare i demoni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro;
poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo,
ai quali diede il nome di Boanèrghes,
cioè figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo,
Tommaso, Giacomo di Alfeo,
Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì».

( Mc 3,13-19 )

Immaginiamo per un attimo la scena assai nota della chiamata dei discepoli nel terzo Capitolo del "Vangelo di Marco". Immaginiamo Gesù mentre pronuncia solennemente i nomi dei discepoli, con profondità, direi, perchè li vuole, li desidera e ora glielo sta svelando...

Proviamo a pensare alla reazione dei discepoli nel sentire il proprio nome. Qualcuno avrà gonfiato il petto un po' orgoglioso, "bofonchiando" che insomma tutto sommato se lo sarebbe aspettato, inconsapevole delle scoperte ancora da fare sul vero significato della sequela a Gesù. Altri, impauriti, si saranno invece chiesti se questo Gesù fosse davvero al corrente del loro passato. Mai nessuno, infatti, avrebbe consegnato loro una fiducia così grande. E forse qualcuno avrà addirittura pensato che sarebbe stato meglio allora nascondere qualche ricordo ingombrante: se avesse saputo, il Maestro li avrebbe certo allontanati. Altri ancora, invece, prima di fare un passo verso di Lui si saranno guardati attorno per vedere se non fosse uno sbaglio, se il nome sentito non fosse di qualcun altro… eppure il suono sembrava proprio quello, quante volte si sono sentiti chiamare così, sarà mai possibile non riconoscere il proprio nome?

E nel profondo nasce il dubbio sulla verità di una chiamata che li fa sentire inadeguati, che li rivela piccoli, insicuri.

Come poter essere missionari con un punto di partenza così? E perché Gesù mi chiama se il mio punto di partenza è questo? Se proprio vuole che lo segua, se proprio vuole mandarmi in suo nome, e di questo non so ancora darmi una spiegazione, prima dovrebbe sistemarmi un po', mettermi in grado di funzionare bene, fare di me una missionaria di "professione", così come immagino si dovrebbe essere... e poi se ne potrà riparlare.

Eppure dicendo così stiamo ponendo condizioni a una scelta che prima di tutto non è nostra.

In un altro versetto del Vangelo, questa volta di Matteo, Gesù con forza rivendica la sua libertà di amare: "Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?". Gesù nella sua libertà amante non ci chiede il permesso di scegliere, ma ci lascia la risposta che prima di tutto è libertà di lasciarsi amare.

Allora forse il vero problema non è tanto la limitatezza della propria persona, ma piuttosto la difficoltà ad accettare un punto di partenza ai nostri occhi poco ragionevole, privo di merito e quindi troppo poco gestibile. Il difficile è partire oggi così come siamo, consapevoli di non poter garantire nulla e giustamente insicuri di ciò che sarà.

Riconoscersi missionari diventa allora un atto di profonda fiducia: Lui conosce il nostro oggi, il nostro punto di partenza, uomini o donne incapaci e fragili, ma ci vuole non rassegnati a noi stessi e ai nostri limiti, ma stupiti di una chiamata che ci mette in cammino e che diventa il luogo privilegiato della nostra salvezza, la meraviglia dei miracoli che senza quel punto di partenza, a volte così combattuto e sofferto, non avremmo mai potuto vedere... e dove l'annuncio si fa condivisione di misericordia.

In fondo: "A Lui è piaciuto così"!