L’ITALIA DEI SANTI

RITAGLI   Nel segno di Antonio   DIARIO
il volto vero di Padova

Statua lignea di Sant'Antonio da Padova.

Oggi il momento centrale della festa del patrono,
che da quest'anno si estende a un mese intero di iniziative.
Mattiazzo: «Venne da immigrato,
ma si lasciò coinvolgere nelle vicende liete e tristi della città».

Da Padova, Sara Melchiori
("Avvenire", 13/6/’07)

Tutte le campane di Padova suonavano insieme, ieri sera, ad accompagnare il «transito» di sant'Antonio. Si è aperta così la festa del patrono della città, che si celebra oggi e richiama ogni anno migliaia di pellegrini da tutto il mondo per onorare la tomba di questo dottore della Chiesa, emblema della carità. La sacra rappresentazione, che rievoca le ultime ore di vita del taumaturgo, trasportato su un carro di buoi da Camposampiero all'attuale santuario di Sant'Antonino all'Arcella dove morì, è stata accompagnata quest'anno da un inedito concerto di tutte le campane della città, in memoria di un'antica narrazione che si trova nella prima biografia di Antonio, l'"Assidua". Si dice infatti che al momento della sua morte le campane di Lisbona, città natale del santo, si misero miracolosamente a suonare. Ma il «concerto» di ieri sera ha voluto rappresentare anche un invito ai padovani a raccogliersi in preghiera. Una novità tra le tante che costellano il «giugno antoniano», l'iniziativa lanciata per la prima volta da Basilica del Santo, Veneranda Arca, Pastorale cittadina, Comune e Provincia di Padova, Turismo Padova Terme Euganee. «Con il Giugno antoniano, avviato con il pellegrinaggio notturno dei giovani lungo il cammino di sant'Antonio - spiega Gianni Berno, presidente della "Veneranda Arca del Santo", deputata a conservare e migliorare il patrimonio artistico e culturale del complesso antoniano - si intende valorizzare la figura di Antonio e della Basilica pienamente inserita nella città e nella Chiesa locale. Il "giugno" è una testimonianza della comune volontà di riportare al centro dell'esperienza di Padova sant'Antonio. Il Santo propone un messaggio positivo, valoriale e di unità per Padova, troppo spesso bistrattata dai "mass media"». Ed è lo stesso vescovo di Padova, Antonio Mattiazzo, che nel tradizionale messaggio alla città per la festa del patrono, invita la popolazione, sull'esempio portato dal taumaturgo, a un rinnovato senso di responsabilità nei confronti di una città che vanta un ampio patrimonio e riconoscimento internazionale dal punto di vista artistico, culturale, e la cui fede ha prodotto grandi opere di carità (la "Caritas" antoniana e diocesana, il "Pane di sant'Antonio", le "Cucine popolari"…) e animato lo spirito missionario di numerosi preti, religiosi e laici. «Sant'Antonio - ricorda l'arcivescovo - venne a Padova da immigrato, ma divenne cittadino coinvolto responsabilmente nelle vicende liete e tristi della nostra città (…). Egli annunciò con parola vibrante e testimoniò con la sua vita Gesù Cristo e il suo vangelo di verità, di carità e di pace. Animato da senso della giustizia e della carità, si prodigò per sanare le ferite dei cuori, per chiamare alla conversione, per far fiorire le virtù della giustizia, della carità, della solidarietà. Non ebbe paura di affrontare chi deteneva il potere usandolo male. Egli resta per questo un modello e un intercessore per noi e per la nostra società».
Messaggio che ritorna anche nelle parole di padre Enzo Poiana, rettore della Basilica: «Antonio è un santo "immigrato". Non indigeno, ma venuto da molto lontano. Come i tanti fratelli e sorelle stranieri che rendono vivace e multiculturale, con la loro presenza e la loro devozione, la basilica padovana. La basilica è un continuo richiamo alla città di Padova a non chiudersi in angusti confini mentali, anzi a diventare sempre più aperta, internazionale, mondiale: esempio di accoglienza verso i pellegrini che la affollano tutto l'anno e modello di ritrovata fierezza per quel santo frate che da quasi 800 anni è il suo "logo", il suo più conosciuto e venerato cittadino».
A questo popolo di pellegrini le porte della basilica si aprono stamani all'alba: la prima Messa è alle 6 e a seguire di ora in ora fino alla solenne celebrazione presieduta dal vescovo Mattiazzo e concelebrata dal clero cittadino alle 11. Gli appuntamenti «solenni» seguono nel pomeriggio con i vespri e la «tredicina a Sant'Antonio» con padre Enzo Poiana. Alle 17 la celebrazione sarà presieduta dal neoeletto ministro generale dell'ordine dei frati minori conventuali, padre Marco Tasca, originario della provincia di Padova. Saranno presenti un centinaio di frati provenienti da oltre 60 paesi, in Italia per il capitolo generale dell'ordine. Al termine della Messa l'attesa processione cittadina con le reliquie del Santo, che quest'anno vedrà due novità: la ripresa dell'antico e più lungo percorso e l'addobbo di tutte le case che si affacciano sul tragitto con drappi che riportano il simbolo antoniano del giglio e la scritta «Padova, città del Santo». A chiudere la giornata il concerto di Antonella Ruggero nel vicino Prato della Valle.