INTERVISTA ESCLUSIVA

RITAGLI   Parla Bartolomeo I: una giornata storica   DOCUMENTI

Il Patriarca ecumenico: «Passi avanti, e ho fatto al Papa una nuova proposta».
«Aspettiamo una risposta ufficiale,
ma Benedetto XVI mi ha già dettoche la vede con favore».
«Un evento importantissimo per il dialogo tra cristiani».
«La visita ha un valore incalcolabile nel processo di riconciliazione,
tanto più che ha avuto luogo in un momento difficile e nelle circostanze più delicate»

Dal nostro inviato a Istanbul, Salvatore Mazza
("Avvenire", 1/12/’06)

Una giornata «storica». Per «il Patriarcato», per «il cammino ecumenico che le nostro Chiese stanno compiendo», e «per il dialogo interrelegioso e tra le diverse culture». Il sorriso che stamattina ha disteso il volto di Bartolomeo I durante tutto il lunghissimo incontro con Benedetto XVI, è ancora lì. Sono trascorse poche ore dalla visita di Papa Ratzinger, e domattina gli «renderà la visita» partecipando alla messa che il Pontefice celebrerà nella cattedrale cattolica dello Spirito Santo; ma il Patriarca ecumenico di Costantinopoli risponde volentieri quando gli chiediamo il senso di questa visita. Che, insiste, «è importantissima per il progresso ecumenico». E confida: «Ho fatto una nuova proposta al Papa, aspettiamo una risposta ufficiale, ma mi ha già detto che la vede con favore».

Che cosa ci può dire di questa giornata?

Per prima cosa devo affermare che sono veramente molto grato a Sua Santità per questa visita che ci ha voluto fare, nel giorno della festa di Sant'Andrea. È un passo in avanti veramente molto significativo nelle nostre relazioni, e compiuto nel quadro di un viaggio che ha dato, nel suo complesso, un contributo che credo davvero importante al dialogo interreligioso.

Lei e il Papa, tra ieri pomeriggio e oggi, vi siete trovati in diversi momenti a tu per tu, lontani da telecamere e giornalisti. Cosa vi siete detti?

Sua Santità ha dimostrato la sua benevolenza verso il Patriarcato e verso i suoi problemi, davvero gli siamo molto grati per questo. È stata un'occasione per conoscersi ancora meglio, anche con i cardinali al suo seguito, con i quali mi sembra abbiamo fatto una buona amicizia, e anche questa mi sembra una cosa molto importante. Davvero si può dire che quella che abbiamo vissuto è una giornata storica, sotto molti aspetti. Storica per il dialogo ecumenico e, come abbiamo visto questo pomeriggio seguendo quello che ha fatto il Papa, storica per il confronto tra le culture e tra le culture e le religioni. E, ovviamente e per tutto questo, storica anche per il nostro Paese.

I discorsi di stamattina e la dichiarazione comune che avete sottoscritto sono suonati «alti» e, sicuramente, impegnativi. Avete parlato anche del futuro, sul versante delle iniziative?

A questo riguardo posso dire che ho parlato con Sua Santità di qualcosa, qualcosa che potremmo fare. Gli ho fatto una proposta che ora tuttavia non posso anticipare, in quanto aspettiamo una risposta ufficiale in tal senso; però posso dire che Sua Santità s'è dimostrato molto interessato e l'ha accolta con favore. Speriamo che si possa realizzare, perché si muove proprio nella prospettiva di quel progresso ecumenico che, come abbiamo affermato e anche scritto nella Dichiarazione congiunta, siamo entrambi determinati a perseguire.

Perché questa determinazione?

L'unità è una preziosa responsabilità, ma al tempo stesso una responsabilità difficile da assumere se non è condivisa tra i fratelli. La storia dell'ultimo millennio è un doloroso «memento» di questa realtà. Siamo profondamente convinti che la visita di Benedetto XVI abbia un valore incalcolabile in questo processo di riconciliazione, tanto più che ha avuto luogo in un momento così difficile e nelle circostanze più delicate. Senza dubbio, con l'aiuto di Dio, essa ci offrirà l'occasione per compiere un passo in avanti benefico nel processo di riconciliazione tra le nostre Chiese. E forse, sempre con l'aiuto di Dio, ci offrirà l'opportunità di oltrepassare alcune delle barriere di incomprensione tra i credenti di differenti religioni, in particolare tra cristiani e musulmani.

Lei prima ha accennato all'importanza di tutto ciò anche per la Turchia. Perché?

Stando al crocevia tra l'Europa e l'Asia, questa città e questa Chiesa occupano una posizione davvero unica per favorire un tale confronto tra le civiltà moderne. Istanbul, in qualche modo, è il luogo perfetto per costituire un centro permanente di dialogo tra le diverse fedi e culture.