L'APPELLO DEL PONTEFICE

RITAGLI   «Domenica si preghi per il Medio Oriente»   DOCUMENTI

Benedetto XVI: tacciano le armi, si apra un corridoio umanitario
e partano i negoziati.
Il Santo Padre invita i Pastori ed i fedeli di tutte le Chiese e i credenti del mondo
ad implorare da Dio il dono prezioso della pace.
E rivolge un appello alle organizzazioni caritative,
perché aiutino tutte le popolazioni colpite da questo spietato conflitto.

Dal nostro inviato a Introd, Salvatore Mazza
("Avvenire", 21/7/’06)

Una giornata di «preghiera e penitenza», di fronte «all'aggravarsi della situazione in Medio Oriente». Per arrivare a «un immediato cessate il fuoco», all'apertura «di corridoi umanitari» per soccorrere tutte le popolazioni, e per l'avvio di negoziati «ragionevoli e responsabili, per porre fine ad oggettive situazioni di ingiustizia esistenti in quella regione». Negoziati che affermino il diritto del Libano «a vedere rispettata la sua integrità e sovranità», di Israele «a vivere in pace» e dei palestinesi ad avere «una loro Patria libera e sovrana».
L'iniziativa lanciata da
Benedetto XVI arriva dopo due settimane in cui, in occasioni diverse e con toni di crescente preoccupazione, il Papa aveva dimostrato, anche durante il breve periodo di riposo che sta trascorrendo a Les Combes, di seguire molto da vicino il dramma che si sta consumando in Medio Oriente.
E il fissare la "Giornata di preghiera e penitenza" già per domenica prossima dà, in qualche modo ulteriore, tutto il senso dell' "urgenza" avvertito dal
Pontefice.
Un'iniziativa, va detto subito, che sintetizza e "organizza", se così si può dire, quanto nei giorni scorsi
Papa Ratzinger aveva in diverse occasione avuto modo di affermare, in occasioni ufficiali, come l'
Angelus di domenica scorsa, e nelle due dichiarazioni estemporanee rilasciate qui in Val d'Aosta ai giornalisti che lo avevano incontrato al rientro dalle sue passeggiate: ovvero la necessità che la preghiera sostenga continuamente ogni passo a favore della soluzione di un conflitto crescente in intensità e in potenziale pericolosità.

«Di fronte all'aggravarsi della situazione in Medio Oriente - si legge così nel comunicato diffuso ieri - la Sala Stampa della Santa Sede è stata incaricata di comunicare quanto segue: Il Santo Padre segue con grande preoccupazione le sorti di tutte le popolazioni interessate ed indice per domenica prossima, 23 luglio, una speciale giornata di preghiera e di penitenza, invitando i Pastori ed i fedeli di tutte le Chiese particolari come tutti i credenti del mondo ad implorare da Dio il dono prezioso della pace. In particolare - prosegue il comunicato - il Sommo Pontefice auspica che la preghiera si elevi al Signore, perché cessi immediatamente il fuoco tra le parti, si instaurino subito corridoi umanitari per poter portare aiuto alle popolazioni sofferenti e si inizino poi negoziati ragionevoli e responsabili, per porre fine ad oggettive situazioni di ingiustizia esistenti in quella regione, come già indicato da Papa Benedetto XVI nell'Angelus di domenica scorsa, 16 corrente mese. In realtà - recita la nota vaticana al terzo punto - i Libanesi hanno diritto di vedere rispettata l'integrità e la sovranità del loro Paese, gli Israeliani hanno diritto a vivere in pace nel loro Stato ed i Palestinesi hanno diritto ad avere una loro Patria libera e sovrana».
Infine «in questo doloroso momento» il Papa «rivolge pure un appello alle organizzazioni caritative, perché aiutino tutte le popolazioni colpite da questo spietato conflitto».

Per accompagnare questa iniziativa Cor Unum, il Dicastero pontificio che gestisce "la carità del Papa", ha già stanziato 100 mila euro per aiutare gli sfollati libanesi. In particolare, tale somma servirà per finanziare l'acquisto e la distribuzione di beni di prima necessità secondo il piano operativo messo a punto congiuntamente da Caritas libanese, Custodia di Terra Santa e Avsi, l'Ong cattolica che dal 1996 è attiva sul territorio libanese con diversi progetti.
Raggiunto telefonicamente dall'agenzia missionaria Misna, l'arcivescovo maronita di Beirut monsignor Paul Youssef Matar ha voluto ringraziare
Papa Ratzinger «per la sua sollecitudine e per l'attenzione ai problemi di tutta la regione: contiamo sulle sue preghiere affinché il Consiglio di sicurezza dell'Onu dichiari un "cessate-il-fuoco" immediato. Questo è un conflitto tra Israele e un movimento che si chiama Hezbollah, non deve pagare un popolo innocente».