DAL BRASILE

RITAGLI    QUALCUNO DICE CHE NON È MISSIONE    MISSIONE AMICIZIA

Sr. Rosanna Marchetti
("Missionarie dell’Immacolata", Agosto-Settembre 2007)

La vita e la missione in Amazzonia sono state il centro della "Campagna della fraternità" di quest'anno. Guardiamo all'Amazzonia come alla terra dove sono presenti il 20% d'acqua dolce del pianeta, il 34% delle riserve forestali del mondo e il 30% di tutte le specie di fauna e flora della terra. Guardiamola come la terra dove sono presenti 23 milioni di brasiliani di etnie e culture diverse, e tra loro 163 popoli indigeni, centinaia di migliaia di persone che abitano lungo i fiumi, migranti, coloni, persone che vengono da ogni parte del Brasile e le cui necessità fondamentali, diritti, usi e costumi, sono spesso ignorati. È un popolo apparentemente unito da un'unica lingua; un mosaico che ha un'unica cornice, il portoghese, ma migliaia di altre lingue e tradizioni.

L'Amazzonia è vista più come fonte di ricchezza che come terra che deve essere preservata nelle sue tradizioni più belle e sacre, fatte di rituali, sogni e misteri che toccano il cuore di chi si approssima con la passione di un ricercatore e la delicatezza di un profeta che arriva in una terra sacra, amata da Dio.

La "Campagna della fraternità" ha voluto mostrare che sono minacciati non solo l'ecosistema dalla voracità di un mondo che ha sete di una ricchezza che non gli appartiene, ma anche l'uomo e la donna che abitano queste terre, che devono essere considerate persone con le loro necessità, i loro diritti molte volte violati, dimenticati o sottovalutati. Si pensa di sapere tutto di loro, ma non ci si preoccupa di ascoltare!

Due sono i problemi che stanno a cuore alla Chiesa brasiliana: la popolazione povera e senza protezione e la mancanza di una presa di coscienza della gravissima necessità di preservare la natura.

Esistono molte informazioni sbagliate e molti preconcetti riguardo a ciò che succede oggi in questa parte del pianeta e dobbiamo darci da fare, perché si abbia una visione corretta della realtà.

Gli abitanti dell'Amazzonia sono afflitti da problemi vecchi e nuovi. Ecco gli antichi problemi: latifondismo, grandi distanze che rendono difficile gli spostamenti e la comunicazione tra le persone, mancanza di rispetto per lo stile di vita delle popolazioni locali che ha portato ad una progressiva perdita delle caratteristiche culturali locali. Ora guardiamo i problemi attuali: la globalizzazione che porta con sé l'illusione del denaro come fonte di potere e di felicità, la diffusione di prodotti agricoli come la soia e l'erba per i bovini a fini solo commerciali, l'intrusione di imprese che commerciano il legno senza criterio, le installazioni idroelettriche indiscriminate e lo sfruttamento di minerali.

Sono fattori di grande incidenza sulla realtà locale perché, per arricchirsi ed avere soldi, si distruggono foreste, si uccidono animali, si allontanano persone dalle loro terre di origine. Il processo accelerato dell'urbanizzazione in Amazzonia ha costretto le città a combattere con un indice crescente di violenza che tra poco non sarà più controllabile. Le cartine della città di Manaus, per esempio, devono essere rifatte quasi tutti gli anni, perché la città cresce ogni giorno di più e i rioni aumentano senza pianificazione.

Bisogna cambiare mentalità: il mondo deve guardare l'Amazzonia con altri occhi e riconoscerla depredata dalle multinazionali e da imprese straniere che hanno come unico obiettivo il loro interesse. Il grido dell'Amazzonia è stato accolto dai vescovi della "Conferenza Episcopale Brasiliana", ma questo ancora non è sufficiente.

Quando guardiamo all'Amazzonia, forse pensiamo anche che i missionari non sono necessari, perché l'80% della popolazione è battezzata. Ma pensiamo alla perdita dei valori e alla progressiva decadenza morale, agli enormi problemi sociali, all'invasione delle Chiese "neo-pentecostali", alla mancanza di formazione, alla carenza di risorse umane e finanziarie, attualmente insufficienti per visitare con frequenza i molti villaggi lungo i fiumi e le molte periferie nelle grandi città e per rendere vivo e presente Cristo nella Parola e nell'Eucaristia. È un grido che i missionari ancora oggi devono ascoltare e che fa di questa terra una sfida missionaria a cui la Chiesa locale ancora non sa e non può rispondere da sola. La sete di Dio e della presenza della Chiesa è tanta, ma gli operai sono pochi. Non limitiamoci a guardare all'Amazzonia: aiutiamola a vivere!