Uomo per gli altri perché uomo di Dio

RITAGLI    L’amore di Francesco    DOCUMENTI
non si può spezzare

La sua figura, spesso ammirata anche dai non credenti,
non di rado viene travisata.

Giacomo Samek Lodovici
("Avvenire", 4/10/’07)

Oggi, 4 ottobre, la Chiesa festeggia Francesco d’Assisi: uno dei più grandi santi di tutti i tempi e patrono d’Italia. Lo fa in ogni dove, ma in particolare nella sua città, dove – come dice Dante – «nacque al mondo un sole», un astro spirituale "fulgentissimo". La sua figura, sempre attuale, è spesso ammirata anche dai non credenti, ma non di rado viene "travisata", anche dagli stessi credenti. Lo si trasforma in una mera "icona ecologista", oppure si arriva a sostenere che la Chiesa dovrebbe tralasciare di trasmettere la fede e i grandi valori morali, per dedicarsi – come avrebbe fatto il Santo di Assisi – soltanto ai poveri e ai bisognosi.
Il 17 giugno scorso, durante la sua visita nella città umbra,
Benedetto XVI ha però fatto il punto sulla corretta interpretazione della figura e del messaggio francescano. Il Papa, anche per i suoi studi su San Bonaventura, è un profondo conoscitore di San Francesco. E ci ha ricordato che i cristiani rischiano, non poche volte, di accettare «un Cristo diminuito, ammirato nella sua umanità straordinaria, ma respinto nel mistero profondo della sua divinità» e, analogamente, «lo stesso Francesco subisce una sorta di mutilazione, quando lo si tira in gioco come testimone di valori pur importanti, apprezzati dall’odierna cultura, ma dimenticando che la scelta profonda, potremmo dire il cuore della sua vita, è la scelta di Cristo». Non si tratta, ovviamente, di sminuire valori come quelli della solidarietà o della "sensibilità ecologica", ma di collocarli al posto che compete a ciascuno (nel giusto «ordine dell’amore», direbbe Sant’Agostino). E il primo posto spetta all’amore per Dio, che è il "fulcro" di ogni altra azione. Precisamente, prima viene Dio, poi il prossimo, poi la natura. Con le parole di Benedetto XVI: «In Francesco tutto parte da Dio e ritorna a Dio. Le sue lodi di Dio altissimo rivelano un animo costantemente rapito nel dialogo con la Trinità. Il suo rapporto con Cristo trova nell’Eucaristia il luogo più significativo. Lo stesso amore del prossimo si sviluppa a partire dall’esperienza e dall’amore di Dio». Ancora: «Francesco è un uomo per gli altri, perché è fino in fondo un uomo di Dio». Il Papa ha perciò ricordato – ai chierici e ai religiosi, ma il discorso vale per tutti i cristiani – che la solidarietà deve sempre "nutrirsi" di preghiera, «senza cui tutti gli impegni pastorali, la vita fraterna, lo stesso impegno per i poveri, rischierebbero di naufragare a causa della nostra fragilità e delle nostre stanchezze».
E, se Dio è il centro e il "Bene" più grande, la carità si esplica innanzitutto annunziando – secondo le modalità opportune in ogni circostanza, certamente con affetto – Gesù Cristo agli altri, perfino predicando ai musulmani, come fece lo stesso Francesco. In effetti, al Capitolo 16 della sua "Regola" non bollata, si può leggere questo precetto per i frati che si trovano tra i non credenti: «Quando vedessero che piace al Signore, annuncino la parola di Dio, affinché quelli credano in Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, creatore di ogni cosa, Figlio redentore e salvatore; e siano battezzati e diventino cristiani, poiché chi non rinasce dall’acqua e dallo Spirito Santo non può entrare nel regno dei cieli».
Anche l’amore di Francesco per la natura, ci ha spiegato il Papa, rispetta questo medesimo ordine e non ama la natura per se stessa, bensì costituisce una «contemplazione del Creatore nella bellezza della creature». Perciò, «voler separare, nel suo messaggio, la dimensione "orizzontale" da quella "verticale", significa rendere Francesco irriconoscibile».