Da parte della Santa Sede
RITAGLI
  
Un dolce assedio a Pechino   SPAZIO CINA

Andrea Lavazza
("Avvenire", 26/3/’06)

È un raffinato pressing diplomatico, giocato sulla disponibilità totale al dialogo, gesti espliciti e calcolate rinunce che, soprattutto in Oriente, valgono quanto un passo concreto, quello che la Santa Sede sta compiendo nei confronti della Cina. A chiusura di un Concistoro in cui l'Asia ha avuto un peso rilevante (il 20% delle nomine cardinalizie a un continente che ospita meno del 10% dei cattolici mondiali), due interviste di monsignor Giovanni Lajolo, segretario per i rapporti con gli Stati, hanno portato allo scoperto una trama di «contatti informali» i quali fanno sperare che «i tempi siano maturi» per allacciare piene relazioni tra Vaticano e Pechino.
Il "ministro degli Esteri" del Papa ha detto di confidare in «un'apertura di spirito delle supreme autorità della Repubblica popolare, che non possono ignorare le aspettative del loro popolo, così come i segni dei tempi». L'ultimo di essi è, ovviamente, la porpora attribuita da
Benedetto XVI al vescovo di Hong Kong, Joseph Zen Ze-kiun, «prova dello speciale affetto che il Pontefice nutre per la Cina». Una scelta, che oltre alla sua primaria valenza pastorale, reca l'implicita volontà di mandare un messaggio di simpatia e di buona volontà ai vertici del Partito comunista.
Non è infatti un mistero che vi fossero le condizioni per una chiamata al Sacro Collegio magari dell'arcivescovo di Taipei o di qualche presule della Cina continentale. Ma l'attenzione a non acuire le tensioni in merito alle presunte «precondizioni» poste da Pechino (rottura delle relazioni con Taiwan e non ingerenza negli affari interni) hanno probabilmente consigliato di optare, in questo momento, per il pastore di una ex colonia annessa al gigante asiatico: Macao o, appunto, Hong Kong.
Le notizie che arrivano dalla Cina sono contrastanti. Il regime continua la sua opera di repressione del clero - sono almeno una ventina i religiosi impediti in vario modo di esercitare il proprio ministero - , nel tentativo di assorbire la Chiesa sotterranea fedele a Roma nella Chiesa ufficiale e nell'Associazione patriottica, emanazione diretta dello Stato. D'altra parte, nella società le fedi manifestano forte vitalità: un recente rapporto ha indicato che un membro del Partito su tre (20 milioni di persone) partecipa ai riti di qualche culto, con una maggioranza di cristiani. I cattolici non raggiungono l'1% della popolazione ma sono una minoranza attiva e responsabilmente impegnata nella vita civile.
Si spiegherebbe allora l'osservazione di «segnali contraddittori», il fatto che, come ha detto l'arcivescovo Lajolo a una tv di Hong Kong, «mentre le più alte autorità mostrano volontà di regolarizzare le relazioni, a livelli intermedi vi sono molti che "marciano contro"». Atti di "chiusura" sono stati l'assenza di una delegazione ai funerali di Giovanni Paolo II e il visto negato ai quattro vescovi convocati al Sinodo di ottobre. In direzione opposta è andato l'invito rivolto alle missionarie della carità di Madre Teresa perché aprano una casa nella capitale.
A livello politico, la Santa Sede aveva già manifestato l'intenzione, una volta riallacciati i rapporti, di spostare la nunziatura da Taiwan a Pechino, lasciando a Taipei una delegazione apostolica. E sullo spinoso tema delle nomine episcopali non si esclude la possibilità di trovare un'intesa che unisca la piena libertà di scelta per il Vaticano con qualche concessione formale al regime, come avvenuto in Vietnam.
L'unica, vera precondizione resta il progressivo ristabilimento della libertà religiosa, sulla quale la Santa Sede non può transigere, ma ciò non impedisce che, rispettosamente, costruttivamente, si prema sulla Cina affinché crolli l'ultimo, anacronistico Muro del XXI secolo.