RIFLESSIONE

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L'incontro dei tre Magi col Bambino di Nazaret!

Elio Guerriero
("Avvenire", 12/1/’08)

Giovanni di Hildesheim è uno scrittore tedesco del XIV secolo. Priore della Comunità Carmelitana di Kassel, è noto soprattutto come autore dell’opera «Le Gesta dei tre beatissimi Re», che raccolse l’ampio patrimonio delle conoscenze sui Re Magi, le attualizzò e le pose a fondamento della devozione e dell’iconografia cristiana. Lo scrittore tedesco non disponeva di particolari informazioni né mirava a trasmetterle. Sul modello dell’evangelista Matteo, egli elaborò una vera filosofia della storia incentrata su Betlemme e sull’incarnazione del Figlio di Dio. Con i Magi erano in viaggio, diretti alla cittadina della Giudea, la storia e le regioni del mondo. Similmente, con il ritorno a casa dei Magi, ha origine un altro percorso che dall’incontro con il Bambino trae energia e forza di irradiazione. La tradizione iconografica ha proseguito in questa linea elevando i tre Re a rappresentanti di tre diversi continenti: Melchiorre, il più anziano, è il rappresentante dell’Asia. Baldassarre è un uomo scuro di pelle perché rappresenta il continente africano: Gaspare, il più giovane, porta il saluto dell’Europa.
Seguendo questo orientamento qui possiamo provare a dar voce all’annuncio dei Magi al loro ritorno nelle aree di appartenenza appena indicate.
Agli uomini del subcontinente indiano, ai seguaci della "Bhagavad Gita" e degli insegnamenti del Buddha, Melchiorre parla del Dio della tradizione "ebraico-cristiana", un Dio unico "trascendente" che è Padre, Figlio e Spirito Santo.
Al tempo opportuno egli si è fatto bambino e dona ad ogni fedele la possibilità di toccarlo e incontrarlo. Come i Magi anche gli induisti non hanno bisogno di temere i seguaci del Bambino di Nazaret che anche all’India, così amante della pace, recano parole di amore e di serenità.
Al rientro in Africa, il continente travagliato da guerre etniche e dalla corruzione, Baldassarre parla del "Vangelo" che ha dato origine alla "regola" di San Benedetto e alle forme della democrazia in Occidente. L’Europa non gode buona fama nel "continente nero" dove ha esportato "colonialismo" e "marxismo". Il Bambino di Nazaret, tuttavia, ha proclamato beati gli operatori di pace e prima degli stati e delle organizzazioni ha invitato a cambiare i cuori perché solo chi è in pace con Dio può operare efficacemente per la «pace sulla terra».
Dall’incontro con il Bambino di Nazaret Gaspare ritorna ai suoi "conterranei" europei con l’invito a superare l’opposizione ormai sterile tra "laicità" e religione. Come concordavano il Capo dello Stato nel suo messaggio di fine anno e
il Papa nel suo discorso natalizio, il nostro come altri paesi dell’Occidente vive una vera e propria emergenza educativa. Nel nome del Bambino di Nazaret bisogna apprendere ancora a fidarsi reciprocamente per costruire una società meno litigiosa ed esposta al declino.
Al ritorno a casa i Magi sono guidati dalla "stella della speranza", che quest’anno brilla con una intensità maggiore per la recente
Enciclica di Benedetto XVI. Ha scritto il Papa: «Il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta possiamo essere sicuri».
Ancora una volta i Magi testimoniano che la nostra speranza è viva e degna di fede.