Intervista allo studioso di germanistica Wolfgang Frühwald

RITAGLI   Scienza, dalla teologia le ragioni della vita   DOCUMENTI

«Oggi la tecnica è in grado di manipolare le origini stesse dell'esistenza.
A Benedetto XVI chiediamo una bussola etica».
L'appello del presidente della Fondazione von Humboldt.

Dal nostro inviato ad Augsburg, Pierangelo Giovanetti
("Avvenire", 12/9/’06)

«Mai come oggi l'uomo avverte il rischio della propria distruzione, se ottenere risultati a tutti i costi diventa il criterio assoluto della scienza, in nome della sua cosiddetta libertà. Quando la ricerca giunge a violare la vita - com'è oggi con la clonazione, l'utilizzo degli embrioni per le sperimentazioni, le manipolazioni genetiche - allora il rischio dell'imbarbarimento dell'umanità è sotto i nostri occhi. Qui la teologia ci viene in soccorso; qui lo scienziato capisce che non possono bastargli le conoscenze tecniche, ma ha bisogno di uno sguardo più profondo. Perciò oggi il Papa sarà accolto con grande attenzione all'Università di Ratisbona».
Il professor
Wolfgang Frühwald, a lungo a capo della Comunità di ricerca tedesca e ora presidente della Fondazione von Humboldt di Bonn per la promozione della ricerca internazionale, è convinto che non vi sia, per il futuro, alternativa all'interscambio continuo fra etica e scienza. «I valori etici saranno sempre più decisivi per garantire alla scienza di non finire fuori strada - dice - . La comunità scientifica in gran parte è pronta ad accogliere questa svolta, e lo conferma l'interesse con cui gli scienziati e gli intellettuali tedeschi guardano all'appuntamento di oggi, a questo dialogo tra fede e sapere che Papa Ratzinger ha sempre posto in primo piano». Studioso di germanistica, per anni docente negli atenei tedeschi, noto a livello internazionale per i suoi studi su Brentano e Stifter, Frühwald ha sempre sostenuto la necessità di un maggiore scambio interdisciplinare fra le materie scientifiche e soprattutto un dialogo profondo fra etica e scienza.

Professore, oggi pomeriggio il Papa sarà all'ateneo di Ratisbona per parlare ai docenti e agli studenti sul ruolo della teologia nell'università contemporanea. Come vede il mondo scientifico tedesco questo avvenimento?

«C'è grande attesa e interesse. È il segno di come l'università e il mondo della scienza avvertano il bisogno di confrontarsi con valori altri, di aprire il sapere ad una visione complessiva dell'uomo e non solo settoriale. C'è apprezzamento per quello che dice il Papa, visto come un'autorità morale alta. Del resto già il professor Joseph Ratzinger ci aveva abituati a questi dialoghi; non si è mai sottratto al confronto indicando sempre la modernità e attualità della teologia come bussola per la scienza».

Teologia «bussola» della scienza: che significa?

«La ricerca scientifica è diventata un processo sempre più rapido, più veloce delle capacità morali dell'uomo di comprendere quanto sta avvenendo. Ciò apre a rischi devastanti per la stessa sopravvivenza dell'umanità. Perché se io non mi accorgo che con la mia ricerca intacco le origini dell'uomo, ne minaccio la vita all'origine o alla sua fine, ne domino lo sviluppo e ne consegno le chiavi all'industria medica e farmaceutica, imbocco un tunnel senza ritorno. La teologia mi serve a questo: a capire chi è l'uomo, che progetto vi è su di esso, da dove viene, dove va, dove stanno i confini inviolabili della dignità umana, mai oltrepassabili, pena l'autodistruzione dell'uomo stesso. Capite che diventa fondamentale per la scienza poter dialogare quotidianamente con questo sapere. Perciò ritengo sia cruciale l'insegnamento teologico nelle scuole e negli atenei. Altrimenti è la stessa università a scadere: viene meno al suo compito di formare l'uomo in pienezza, e non solo in una sua parte o dimensione».

La teologia è spesso considerata un sapere pre-scientifico, non confortato dal metodo logico-matematico e della sperimentabilità delle sue affermazioni, dunque poco «accademica».

«Questo è l'errore clamoroso che ha portato la scienza a non considerare alcun altro sapere che se stessa: ma così è diventata un treno che corre a velocità supersonica senza sapere dove sta andando, senza un guidatore che indichi dove rallentare, senza capire che ha il dovere di fermarsi e interrogare i passeggeri per sapere dove vogliono andare. È un treno che risponde solo ai suoi obiettivi e a quelli dei grandi finanziatori. È tempo quindi di togliere la teologia dal frigorifero dov'è stata consegnata, e di far arrivare il suo messaggio agli uomini d'oggi. Allora anche la scienza comprenderà i suoi limiti».

C'è chi vede in questo una minaccia alla libertà della scienza...

«La libertà della scienza non è un assoluto ma si ferma dove la dignità dell'uomo è minacciata: altrimenti sarebbe la scienza il nuovo dio, più importante dell'uomo, a cui sacrificare l'uomo stesso e il suo futuro».